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Visioni della vita nell'antico Egitto

Il Canto dell'arpista nella tomba del re Antef II illustra la percezione della transitorietà della vita

Dipinto parietale dalla Tomba di Nakht che mostra una suonatrice d’arpa,Nuovo Regno
www.wikipediacommons.it

Il Canto dell’arpista nella tomba del re Antef II illustra la percezione della transitorietà della vita probabilmente causata dal governo che vigeva durante il periodo denominato Primo periodo intermedio secondo una classificazione che si estende a tutto un periodo storiografico di vari settori di studio:dalla filologia ,alla storia,agli studi sull’età evolutiva in ambito medico,all’archeologia.

In realtà si tratta di periodi in cui ci può essere un’evoluzione su basi imprevedibili.
Nel caso del governo unificato dell’Egitto di circa quattromila anni fa,si trattava di un’evoluzione verso una forma di governo meno piramidale,esito del dinamismo sociale della VI dinastia .
Però erano dei cambiamenti che,pur basandosi su dei modelli predefiniti di traguardi sociali,non davano certezze contro la fragilità umana tramite degli orizzonti prestabiliti come invece la prevedibilità politica dei periodi precedenti.


L’immagine è una fotografia di una prospettiva di un tramonto in fondo a un tunnel d’alberi.Richiama vagamente la forma dell’arpa che suona l’antico cantore dei versi che ci sono giunti sullo sparire della luce della vita.

Così nella versione di Edda Bresciani:

Canto che si trova nella tomba di Antef e che sta davanti all’arpista

E’ il testamento di quel buon sovrano,dal felice destino:

Periscono le generazioni e passano,
altre stanno al loro posto,dal tempo degli antenati:
i re che esistettero un tempo
riposano nelle loro piramidi,
son seppelliti nelle loro tombe
i nobili e i glorificati egualmente.
Quelli che han costruito edifici,
di cui le sedi più non esistono,
cosa è avvenuto di loro?
Ho udito le parole
di Imhotep e di Hergedef,
che moltissimi sono citati nei loro detti:
che sono divenute le loro sedi?
I muri sono caduti
le loro sedi non ci sono più,
come se mai fossero esistite. Però gli archeologi sono tanto fermamente
convinti del contrario che attribuiscono queste funzioni
agli edifici che trovano in prossimità dei luoghi indicati da iscrizioni
come quella di questo papiro.

Nessuno viene di là,
che ci dica la loro condizione,
che riferisca i loro bisogni,
che tranquillizzi il nostro cuore,
finché giungiamo a quel luogo
dove sono andati essi.
Nessuno ritorna indietro per raccontare di che si tratta

Rallegra il tuo cuore:
ti è salutare l’oblio.
Segui il tuo cuore
fintanto che vivi!

Metti mirra sul tuo capo,
vestiti di lino fine,
profumato di vere meraviglie
che fan parte dell’offerta divina.

Aumenta la tua felicità,
che non languisca il tuo cuore.
Segui il tuo cuore e la tua felicità,
compi il tuo destino sulla terra.
Non affannare il tuo cuore,
finché venga per te quel giorno della lamentazione [Nota della Redattrice:funebre] .
Ma non ode la loro lamentazione
colui che ha il cuore stanco : la curatrice della versione tradotta dal geroglifico in italiano aggiunge che l’espressione “cuore stanco” potrebbe essere un appellativo di Osiri,il dio morti ,quindi riferirsi ai defunti.Però,secondo me,potrebbe indicare uno stato d’animo oppresso,che non fa godere della vita.
i loro pianti,
non salvano nessuno dalla tomba.

Pensaci,
passa un giorno felice
e non te ne stancare.

Vedi,non c’è chi porta con sé i propri beni,
vedi,non torna chi se n’è andato. Come volevasi dimostrare.

Da Letteratura e poesia dell’antico Egitto ,Edda Bresciani,1999,Einaudi tascabili . Con adattamenti di Marianna Bonina,indicata come Redattrice.

La poesia è complicata da mettere sulle pagine,è difficile da tradurre,è difficile da citare ed è difficile da commentare.
Ho voluto riportare un brano che era espressione dello stato d’animo di un personaggio che viveva in una corte egizia e provava la tristezza di chiunque nel constatare che non ci sono certezze e che bisogna cogliere l’attimo perché tutto cambia .

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