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Dall’obesità al diabete

Nel soggetto obeso il grasso viscerale rende le cellule resistenti all’insulina ostacolando l’utilizzazione del glucosio da parte dell’organismo e determinando il suo accumulo nel sangue.

Il diabete è caratterizzato dalla carenza di insulina, un ormone indispensabile al metabolismo del glucosio.
L’insulina, prodotta dalle cellule beta delle isole di Langherans, che si trovano nel pancreas, permette alle cellule di utilizzare il glucosio contenuto nel sangue trasformandolo in energia.

Nel soggetto obeso il grasso, soprattutto quello localizzato nell’addome (grasso viscerale), rende le cellule resistenti all’insulina ostacolando l’utilizzazione del glucosio da parte dell’organismo e determinando il suo accumulo nel sangue (iperglicemia) e la sua eliminazione attraverso le urine (glicosuria).

L’insulino-resistenza riveste un ruolo primario nel passaggio dall’obesità al diabete: il grasso scatena la resistenza all’insulina; il pancreas tende a vincere tale resistenza aumentandone la produzione e, quando non è più in grado di fornirne in quantità maggiori, compare l’intolleranza glucidica, ossia l’aumento della glicemia e quindi il diabete.

L’insulino-resistenza è una condizione subdola, non facilmente riconoscibile, ma molto frequente nel soggetto obeso e … risolvibile. Se si interviene in tempo con la dieta e un appropriato esercizio fisico quotidiano, se si cambia stile di vita, i valori di glucosio rientrano nella norma.

L’obesità e il diabete insorgono gradualmente, non all’improvviso… si può quindi intervenire giocando d’anticipo, individuando, cioè, nelle persone a rischio, quelle alterazioni che possono comparire molti anni prima dell’insorgenza del diabete: è sufficiente un semplice esame della glicemia a digiuno una volta all’anno e un test da carico orale di glucosio, cioè una valutazione della glicemia due ore dopo la somministrazione di una determinata quantità di zucchero.

Il diabete nei soggetti obesi si accompagna solitamente, fin dal suo esordio, alla cosiddetta “sindrome metabolica”, caratterizzata da obesità addominale, ipertensione, dislipidemia (aumento dei trigliceridi e del colesterolo LDL, riduzione del colesterolo HDL, il colesterolo buono).

L’importanza dell’alimentazione e dell’attività fisica nella prevenzione del diabete e della sindrome metabolica è confermata da recenti studi su adulti obesi con ridotta tolleranza glucidica: una moderata attività fisica, almeno 30 minuti di cammino a passo svelto per 5 giorni alla settimana, e la modifica dell’alimentazione con riduzione dei grassi e aumento del consumo di frutta e verdura, hanno ridotto di oltre il 50% il rischio di sviluppare il diabete.