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  • L’Italia paga 5,4 milioni di euro al giorno per Kyoto

    5,4 milioni di euro al giorno. È il debito che l'Italia sta accumulando per lo sforamento delle emissioni di CO2 rispetto all'obiettivo previsto dal Protocollo di Kyoto. Dal 1° gennaio 2008 il debito è di 63 € ogni secondo e al 6 febbraio il debito ha superato i 199 milioni di euro che diventeranno quasi 2 miliardi di euro a fine 2008, tenuto conto che per ogni tonnellata di CO2 è stato stimato un prezzo di 20 €.

  • Troppe Emissioni per le aziend eitaliane nel 2006

    Nel 2006 le aziende italiane hanno prodotto più emissioni di Co2 rispetto a quanto previsto dal Piano Nazionale di Allocazione. Lo afferma una ricerca condotta da Eco-Way su dati Carbon Market Data. Gli 886 impianti che hanno compilato il registro del Ministero hanno infatti prodotto quasi 218 milioni di tonnellate, contro i circa 194 milioni previsti dal Piano, pari all’11,65% di “sforamento”.

  • Speciale Finanziaria 2008 – Scomparsi i fondi per Kyoto

    Sarà una “semplice” distrazione o una volontà precisa quella con cui si cancellano i fondi per l’Italian carbon fund? Nel testo della Finanziaria del 2008 è infatti sparito lo stanziamento di 200 milioni a favore dell’Italian carbon fund aperto dal ministero dell’Ambiente alla Banca mondiale. Il fondo avrebbe dovuto finanziare nel mondo i progetti italiani per ridurre le emissioni di anidride carbonica, e consentire poi alle aziende italiane di acquistare crediti di emissione al prezzo convenzionato di 6-8 dollari per ogni tonnellata di anidride carbonica emessa.

  • CO2, fase 2 con prezzi oltre i 20 dollari/ton

    Fase 1 del mercato emission trading con un certo appeal, fase 2 con prezzi in deciso rialzo. All’indomani della decisione della Ue sul Pna italiano, la consueta nota settimanale a cura di Fortis segnala in particolare l’incremento dei prezzi per il dopo 2008, a livello dei 20 dollari/ton e anche oltre. Lo switch carbone-gas si posiziona a circa 15 dollari. Utility molto interessate mentre il settore industriale non è ancora intervenuto sul mercato.

  • DAL 2 APRILE LA “BORSA DELLE EMISSIONI” ITALIANA

    14-03-2007 [(GME)] – Anche l’Italia ha la sua “Borsa delle emissioni”, dando attuazione a quanto disposto dalla Direttiva Europea 2003/87/CE, che istituisce un sistema comunitario per lo scambio di quote di emissione di CO2 (EU ETS) attraverso la costituzione di mercati nazionali per l’acquisto e la vendita dei diritti di emissione che servano ad assecondare il piano di riduzione delle emissioni inquinanti.

  • LONDRA VUOLE RIDURRE LE EMISSIONI DEL 60%

    Il sindaco di Londra, Ken Livingstone, ha annunciato un piano dettagliato per ridurre le emissioni di anidridecarbonica della città del 60% rispetto ai valori del 1990 entro 20 anni e fare ella capitale britannica la città capofila nella battaglia contro i cambiamenti climatici. Il piano è descritto nel rapporto “Action Today to Protect Tomorrow - The Mayor’s Climate Change Action Plan”, con il quale Livingstone ritiene, ad esempio, che entro il 2025 un quarto dell’energia elettrica offerta debba essere prodotta da impianti di cogenerazione distribuita e non proveniente dalla rete nazionale, che il comune aiuterà le famiglie a risparmiare e ad assumere comportamenti corretti dal punto di vista ambientale con l’ausilio di veri e propri esperti (“guru verdi”), che verranno erogati incentivi (fino al 50%) a chi isolerà le proprie abitazioni.

  • ETS-DA LONDRA CARTA DI CREDITO PER EMISSIONI CO2

    08-01-2007 [(E-gazette)] – Quote di emissioni di CO2 anche personali. E’ l'idea del governo inglese che, secondo quanto riferisce la Bbc, starebbe pensando a una 'carbon credit card' che permetterebbe una redistribuzione delle emissioni, la quale entrerebbe a fare parte a tutti gli effetti del piano nazionale di allocazione della CO2.

  • Petrolieri ed elettrici puntano i piedi contro il nuovo piano

    Presa di posizione dura e ferma delle lobby dell'energia contro il nuovo piano di riduzione delle emissioni di CO2 presentato a Bruxelles dal ministero dell'Ambiente. Life motive, sempre quello: la ripartizione delle quote penalizza la competitività del sistema Italia.

  • JI e CDM

    Joint Implementation e Clean Development Mechanism

  • Mercato italiano e mercati europei

    In Italia il GME ha già prediposto una piattaforma per lo scambio delle quote di emissione, come in Francia e germani. Valutiamone l'organizzazione e il funzionamento.