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Quadro normativo per l'Emission Trading

La Conferenza delle Parti, costituita nell’ambito della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC), nella sua terza riunione plenaria dell’11 dicembre 1997 ha adottato con la Decisione 1/CP.3 il Protocollo di Kyoto che impegna i Paesi industrializzati e con economie in transizione (elencati nell’Allegato I della Convenzione) a ridurre globalmente le emissioni di gas ad effetto serra tra il 2008 e il 2012 del 5% rispetto ai livelli del 1990.

Il Protocollo è stato approvato a nome della Comunità Europea con la Decisione 2002/358/CE del 25 aprile 2002; con tale Decisione la Comunità Europea ha espresso la volontà di adempiere, congiuntamente ai suoi Stati membri, all’impegno internazionale di riduzione delle emissioni assunto con la firma e la ratifica del Protocollo di Kyoto. L’entrata in vigore del Protocollo presupponeva la ratifica da parte di almeno 55 delle Parti della Convenzione le cui emissioni rappresentassero almeno il 55% del totale. Il Protocollo è stato ratificato dall’Italia nel giugno 2002 con la Legge n.120 ed è entrato in vigore il 16 febbraio 2005 dopo la ratifica da parte della Russia avvenuta nel mese di ottobre 2004.
Il Protocollo di Kyoto ha fissato obiettivi di riduzione diversi per ognuna delle Parti della Convenzione; per l’Unione Europea l’impegno di riduzione delle emissioni è pari all’8% (Allegato B del Protocollo). Tale obiettivo comune, in virtù delle previsioni dell’Art. 4 del Protocollo, è stato ripartito tra gli Stati membri attraverso il meccanismo del burden sharing; la Decisione del Consiglio dei Ministri dell’Ambiente dell’UE del 17 giugno 1998 (Burden Sharing agreement), che stabilisce gli obiettivi specifici di ogni Stato, ha fissato per l’Italia l’obbligo di ridurre le emissioni di gas ad effetto serra del 6,5% rispetto ai livelli del 1990. La Decisione 2002/358/CE ha definito, invece, l’ambito temporale di attuazione dell’impegno, stabilendolo tra il 2008 e il 2012.

In tale contesto il Consiglio e il Parlamento Europeo hanno approvato la Direttiva 2003/87/CE (di seguito Direttiva ETS) che ha istituito un sistema comunitario per lo scambio di quote di emissioni di gas denominato Emission Trading System (ETS) al fine di ridurre le emissioni di CO2 “secondo criteri di efficacia dei costi ed efficienza economica” (Art.1). Tale sistema consente di rispondere agli obblighi di riduzione delle emissioni attraverso l’acquisto dei diritti di emissione. L’adozione del Decreto Legge n. 273 del 12 novembre 2004 (Disposizioni urgenti per l’applicazione della direttiva 2003/87/CE in materia di scambio di quote di emissione dei gas ad effetto serra nella Comunità Europea, convertito con la Legge n. 316/04) ha consentito l’applicazione della Direttiva ETS in Italia dal gennaio del 2005. Il 13 aprile 2005 è stata approvata la Legge Comunitaria 2004 (ddl n. 2742-B) che ha recepito la Direttiva ETS delegando il Governo ad adottare, entro 18 mesi dalla data di entrata in vigore della legge, il decreto legislativo recante le norme occorrenti per dare attuazione alla Direttiva (Art.14).

Il sistema di Emission Trading introdotto dalla Direttiva è un sistema di tipo “Cap & Trade” che prevede la fissazione di un limite massimo (cap) alle emissioni realizzate dagli impianti industriali che producono gas ad effetto serra; tale limite è fissato attraverso l’allocazione di un determinato numero di quote di emissioni a ciascun impianto.

Le quote (European Unit Allowance - EUA) attribuiscono il diritto ad immettere una tonnellata di biossido di carbonio equivalente in atmosfera nel corso dell’anno di riferimento della quota stessa, e vengono assegnate agli impianti regolati dalla Direttiva ETS attraverso i Piani Nazionali di Assegnazione (PNA); questi sono soggetti all’approvazione da parte della Commissione Europea. Il PNA Italiano che attribuisce le quote per il periodo 2005 - 2007, trasmesso il 21 luglio 2004, è stato approvato dalla Commissione Europea il 25 maggio 2005 sia pur condizionatamente al recepimento di alcune modifiche richieste dalla Commissione.

Ogni anno i gestori degli impianti regolati dalla Direttiva ETS sono tenuti a restituire un numero di quote corrispondenti alle emissioni reali prodotte. L’eventuale surplus di quote (differenza positiva tra le quote assegnate ad inizio anno e le emissioni effettivamente immesse in atmosfera) potrà essere accantonato o venduto sul mercato, mentre il deficit potrà essere coperto attraverso l’acquisto delle quote. Gli Stati membri dovranno quindi assicurare la libera circolazione delle quote di emissioni all’interno della Comunità Europea consentendo lo sviluppo effettivo del mercato europeo dei diritti di emissione.

La Direttiva “linking” (Direttiva 2004/101/CE), inoltre, ha riconosciuto i meccanismi flessibili del Protocollo di Kyoto - attuazione congiunta (Joint Implementation-JI) e meccanismo per lo sviluppo pulito (Clean Development Mechanism-CDM) - all’interno dell’ETS, stabilendo la validità dei crediti di emissione (ottenuti grazie all’attuazione di tali progetti) per rispondere agli obblighi di riduzione delle emissioni.