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IN ITALIA IL KWH PIU’ CARO DEL MONDO INDUSTRIALIZZATO

“L’Italia si mantiene saldamente al primo posto nella classifica internazionale dei prezzi dell’energia elettrica”. E’ il commento di Emanuele Capra, amministratore delegato di Nus Consulting Italia, all’edizione 2004 dell’indagine comparata sulle tariffe dell’energia elettrica stilato come ogni anno dalla società di consulenza statunitense Nus, secondo cui, sebbene si sia registrata nel 2003 una riduzione del 4,3% rispetto all’anno precedente, con 10,97 centesimi di dollaro per kWh (rilevati il 1° aprile 2003 per forniture di 1.000 kW per un cliente con consumi di 450.000 kWh), il costo dell’energia italiana resta più alto del 18% rispetto alla Germania, seconda in classifica con 9,26 centesimi di dollaro, e del 105% rispetto alla Svezia, ultimo tra i Paesi europei (5,36 centesimi di dollaro per kWh).

“L’Italia si mantiene saldamente al primo posto nella classifica internazionale dei prezzi dell’energia elettrica”. E’ il commento di Emanuele Capra, amministratore delegato di Nus Consulting Italia, all’edizione 2004 dell’indagine comparata sulle tariffe dell’energia elettrica stilato come ogni anno dalla società di consulenza statunitense Nus, secondo cui, sebbene si sia registrata nel 2003 una riduzione del 4,3% rispetto all’anno precedente, con 10,97 centesimi di dollaro per kWh (rilevati il 1° aprile 2003 per forniture di 1.000 kW per un cliente con consumi di 450.000 kWh), il costo dell’energia italiana resta più alto del 18% rispetto alla Germania, seconda in classifica con 9,26 centesimi di dollaro, e del 105% rispetto alla Svezia, ultimo tra i Paesi europei (5,36 centesimi di dollaro per kWh).
L’indagine, presentata il 24 maggio, evidenzia che 9 delle 14 nazioni analizzate confermano aumenti dei prezzi dell’elettricità, nonostante la deregulation sia ormai ovunque avviata. In Europa, sottolinea Nus Consulting, il processo di liberalizzazione dei mercati ha già fatto notevoli progressi, anche se con livelli di attuazione ancora molto diversi. Germania, Svezia e Regno Unito, che avevano iniziato la deregolamentazione nei primi anni ‘90, hanno dimostrato che un mercato più libero può produrre risultati positivi sia per le aziende che per il consumo domestico. Questi stessi Paesi, tuttavia, stanno ora subendo gli effetti completi della liberalizzazione, con il vertiginoso aumento del prezzo dell’energia.
L’indagine descrive in dettaglio la situazione italiana, sottolineando che, nonostante la crescita modesta del sistema produttivo, i consumi di energia elettrica nel 2003 sono cresciuti del 2,9% rispetto all’anno precedente, attestandosi a 320 TWh circa. Il Nus ricorda poi che per il nostro Paese, ancora fortemente dipendente dalle importazioni, il 2003 sarà ricordato come l’anno di maggior criticità per il sistema elettrico (black-out di giugno e settembre). Un dato positivo è però l’avvio della borsa elettrica all’inizio del 2004, la novità più rilevante sul fronte dei prezzi. Un nuovo strumento che dovrebbe contribuire a una riduzione dei costi dell’energia elettrica in un mercato dove il produttore più importante ed ex monopolista (l’Enel) controlla il 50% degli impianti ed è quindi in grado di influenzare fortemente il prezzo.
Un altro evento fondamentale è stato la modifica del sistema tariffario relativo alle fasce orarie, che sta comportando una serie di difficoltà sia per i fornitori che per i consumatori. I periodi di punta, infatti, sono stati traslati dai mesi invernali ai mesi estivi. Giugno e luglio, di conseguenza, saranno caratterizzati da alti prezzi dell’energia elettrica e anche in agosto, in passato molto conveniente, i consumi saranno penalizzati da costi decisamente superiori. Molti utenti hanno lamentato un vero e proprio blitz da parte dell’Autorità per l’Energia, che ha provocato un aggravio del costo finale dell’elettricità per l’anno in corso.
Se in Italia nel 2003 il prezzo medio dell’energia elettrica è risultato in diminuzione grazie alla situazione del mercato petrolifero e al miglior rapporto cambio euro/dollaro, le previsioni del Nus confermano prezzi stabili, in quanto non si prevedono nel breve periodo cambiamenti nel sistema di generazione (nuovi impianti) o nella struttura del mix di combustibili utilizzati in grado di provocare una riduzioni dei costi di generazione.
Tuttavia, ha spiegato Capra, l’aumento dei prezzi a livello internazionale mostra in modo chiaro come i mercati in concorrenza possano essere volatili. I grandi consumatori di elettricità non possono dunque permettersi di ignorare le reali condizioni del sistema e del mercato elettrico italiano. Con tante opportunità di scelta, in termini di fornitori e tariffe, è necessario per gli utenti focalizzare la propria attenzione sull’acquisto di energia, ora più che mai. I consumatori, insomma, dovranno assumere un ruolo più attivo nel valutare l’acquisto di energia, altrimenti correranno il rischio di confrontarsi con prezzi ancora più alti e con forniture meno sicure.
Il nostro Paese, ha aggiunto l’amministratore delegato di Nus Italia, necessita di nuova potenza elettrica, ma i difficili rapporti tra Stato, regioni ed enti locali stanno creando seri problemi sia alla costruzione di nuove centrali sia al cambiamento dei mix di combustibili (carbone, orimulsion) e ai processi di repowering. Queste iniziative, che potrebbero garantire nei prossimi anni una riduzione significativa del costo di produzione dell’energia elettrica, sono essenziali per la competitività delle nostre industrie.
Il 2004, ha concluso Capra, “avanza quindi tra grandi incertezze, anche se il governo sta cercando di attuare una politica energetica credibile ed efficace”.