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Le Energie Rinnovabili di Andrea Bartolazzi

Sono proprio necessarie le guerre per il petrolio? Non possiamo sostituirlo con l’energia rinnovabile? Invece di mettere gasolio nella nostra auto non potremmo mettere biodiesel? Invece di comprare energia dall’Enel non potremmo produrla noi coi pannelli fotovoltaici e venderla all’Enel, come fa Beppe Grillo? A queste domande, si sentono risposte vaghe e a volte contraddittorie. Spesso si parla di costi eccessivi, e immaturità delle energie rinnovabili. Altre volte di incapacità di produrre quanto serve. Si sentono commentatori che si dichiarano a favore dell’energia rinnovabile, ma contrari a quelle troppo voluminose come l’eolico, dimenticando che gli ingombri sono una caratteristica sostanziale e inevitabile di questi macchinari.

Andrea Bartolazzi, consulente della Studio Rinnovabili srl, e membro del consiglio dell’ISES, la più importante associazione tecnico-scientifica in questo campo, nel suo libro “Le Energie Rinnovabili” edito da Hoepli, prova a dare una visione tecnica del problema. Approfondendo la base scientifica dello sfruttamento di queste tecnologie, illustrando quali macchinari si utilizzano e con quali costi e rese economiche.

L’opinione dell’autore infatti è che le rinnovabili abbiano bisogno per affermarsi della comprensione diffusa dei loro aspetti tecnici. E che molti operatori verranno coinvolti nei prossimi anni nel cambio epocale, ma necessario, verso queste tecnologie. A causa della indispensabile dispersione sul territorio degli impianti infatti già oggi le centrali innovabili impiegano molta più manodopera, a parità di costo del prodotto finale, rispetto alle energie tradizionali. Per questo motivo l’autore prevede la scomparsa di molte grandi centrali termoelettriche, e la loro conversione in una quantità più numerosa di piccoli impianti sui nostri tetti o sulle colline ventose.

Con il timore che ritardare questa svolta significhi privare i nostri figli, nipoti e pronipoti di un bene non riproducibile. E autorizzarli a giudicarci come oggi noi giudichiamo i romani medioevali che cercando la calce per le loro case hanno distrutto il marmo dei monumenti antichi.