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La ricetta APER

Rinnovabili come risposta al crescente costo della bolletta energetica italiana, oltre che più efficienza nei consumi finali di energia elettrica. Rinnovabili come opportunità di sviluppo industriale e rilancio del settore ad alto contenuto tecnologico. Rinnovabili come punto presente nella normativa nazionale e nella pianificazione regionale dell’energia. Il Protocollo di Kyoto visto non come un costo ma come un’opportunità per rivedere il sistema produttivo energetico e gli strumenti di diffusione dell’efficienza energetica.

Il raggiungimento degli obiettivi definiti per l’Italia nella Direttiva Europea 77/2001/CE avvierebbe investimenti privati per circa 10 miliardi di euro, oltre a consentire risparmi di circa 1 miliardo di euro all’anno sulla bolletta energetica del Paese, tutto questo nella convinzione che rinnovabili e sostenibilità possono creare sviluppo d’impresa. Un processo che richiede una politica all’insegna della sostenibilità energetica, una pianificazione basata sulla razionalizzazione dei consumi, sull’efficienza, sull’ottimizzazione delle rinnovabili e un approccio strategico che tenga in considerazione i programmi di crescita economica e sociale del Paese.

No alle nuove ASSIMILATE

La tutela degli interessi di settore si sta manifestando in questi ultimi due anni attraverso l’assunzione di una posizione decisamente contraria alla reintroduzione delle fonti assimilate alle rinnovabili: le risorse economiche destinate alle fonti rinnovabili sono state “drenate” negli ultimi anni verso tecnologie (carbone, scarti di prodotti di raffineria, etc.) che nulla hanno a che fare con le tecnologie pulite sostenute dall’Associazione. Poiché una parte dei costi per il sostegno alle fonti rinnovabili viene sostenuta dalla collettività tramite la Componente A3 della bolletta elettrica, possiamo affermare che gli italiani stanno pagando per incentivare fonti che, a differenza delle fonti rinnovabili, hanno un impatto sull’ambiente decisamente elevato.































Costi totali di ritiro di energia nel 2004 (milioni euro)


Totale remunerazione agli impianti


Totale ricavi da cessione


Totale costi recuperati in tariffa (Componente A3)


energia


certificati verdi


Impianti assimilati


3.511,4


2.145,1


1.366,3


Impianti rinnovabili


1.510,9


515,9


90,3


904,7


Totale CIP6/92


5.022,3


2.661,0


90,3


2.271,0


Fonte: Autorità per l’energia elettrica e il gas – Relazione annuale 2005

Nella tabella si vede come, nel 2004, il costo sostenuto dai contribuenti per le incentivazioni previste dal provvedimento CIP (Comitato Interministeriale Prezzi) n. 6/1992, sia stato di oltre 1.300 milioni di euro a favore di impianti non rinnovabili! E in termini di energia si evince dalla relazione annuale dell’Autorità del 2005 che circa 82% dell’energia incentivata con questo provvedimento sia da fonti assimilate, relegando l’energia da fonti rinnovabili al 18%.

Le barriere e le opportunità

I principali ostacoli allo sviluppo delle fonti rinnovabili in Italia risiedono nel complicato svolgimento delle procedure autorizzative per la costruzione e l’esercizio degli impianti, in un panorama normativo regionale spesso frammentato e disomogeneo; un’ulteriore complicazione deriva dalle procedure di connessione alla rete elettrica di distribuzione o trasmissione: il “carattere monopolistico” proprio della gestione delle reti è tale da rendere il processo di connessione alle reti degli impianti da fonti rinnovabili spesso eccessivamente lento e costoso oltreché burocratizzato. La presenza dell’Associazione presso le principali istituzioni nazionali e territoriali e la scelta di APER quale associazione rappresentativa del settore di APER presso il Comitato di consultazione di TERNA costituiscono sicuramente delle opportunità di presidio del settore per lo svolgimento di azioni di difesa degli interessi della categoria.

La condizione necessaria

La condivisione con gli enti locali e le forze sociali degli obiettivi di un piano energetico a medio termine, basato sui target di Kyoto, è il presupposto fondamentale perché si crei una corretta informazione e un motivato consenso intorno al progetto stesso. La sindrome NIMBY (Not In My BackYard) è infatti figlia dell’assenza di una radicata cultura della sostenibilità e di uno sterile scambio con il tessuto sociale.

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