Questo sito contribuisce alla audience di

Petrolieri ed elettrici puntano i piedi contro il nuovo piano

Presa di posizione dura e ferma delle lobby dell'energia contro il nuovo piano di riduzione delle emissioni di CO2 presentato a Bruxelles dal ministero dell'Ambiente. Life motive, sempre quello: la ripartizione delle quote penalizza la competitività del sistema Italia.

Il nuovo piano di allocazione delle quote, relativo al periodo 2008-2012, applica strettamente le indicazioni di Bruxelles, della direttiva Emission trading e degli impegni del nuovo Governo. Risultato: un taglio delle emissioni del 13% rispetto alle emissioni del periodo 2005-2007.

La maggior parte dell’onere dei tagli è stato assegnato al comparto della raffinazione del petrolio e al settore termoelettrico, grandi produttori di emissioni di anidride carbonica, con larghissimi margini di guadagno, come confermano i bilanci di aziende come Eni ed Enel. Il ministero dell’Ambiente, nel redigere il piano, ha quindi tenuto conto di quelle che sarebbero potute essere le conseguenze sulla competitività, evitando di gravare su quei settori della produzione italiana che si rivolgono ai mercati esteri, come le piastrelle, la produzione di cemento oppure la siderurgia.
A questo punto il conflitto tra le parti chiamate in causa è aperto. Da un lato la necessità di rispettare gli impegni presi in sede europea, anche nei confronti degli altri Paesi Ue che hanno adottato i limiti alle emissioni (se l’Italia non mantenesse tali impegni compirebbe una distorsione della concorrenza e le imprese europee potrebbero rivalersi contro l’Italia), dall’altro lato il fatto se l’Italia debba o no rispettare gli impegni presi anche a scapito, a detta delle industrie, di perdere in competitività