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Rifkin: tra 30 anni avere idrogeno sarà come avere un computer

Il petrolio non è una fonte di energia inesauribile e, entro venti anni al massimo, assisteremo alla sua fine. È l'ammonizione di Jeremy Rifkin, economista e presidente della "Foundation for the Economic Trends", secondo cui ora è assolutamente necessario puntare sullo sfruttamento delle fonti rinnovabile di energia e pensare all'idrogeno come vettore energetico di un futuro non troppo lontano.

Jeremy Rifkin, intervenendo al sesto meeting internazionale di San Rossore organizzato dalla Regione Toscana e dedicato al tema dell’energia, ha colto l’occasione per diffondere ancora una volta la sua “filosofia energetica”, ormai nota a molti e da molti anni professata. “Pensate ai personal computer - ha detto Rifkin -. Se qualcuno 30 anni fa avesse detto che in ogni casa, in ogni ufficio ci sarebbe stato un computer e ci saremmo tutti messi in collegamento con Internet lo avremmo preso per folle. Lo stesso - ha poi spiegato l’economista - avverrà per le celle combustibili a idrogeno. Tra 30 anni ogni famiglia e ogni azienda produrrà la sua energia, anzi, ne produrrà di più di quanto ne ha bisogno e potrà condividerla con i suoi vicini”.
Secondo Rifkin, la “rivoluzione all’idrogeno” non è solo auspicabile, ma anche obbligata, tanto che: “in questi anni i migliori geologi del mondo hanno riconsiderato le riserve del pianeta - ha sottolineato - anche nelle più ottimistiche previsioni abbiamo una finestra di circa 20 anni. La soluzione non può essere né il gas naturale, per il quale il picco non arriverà molti anni più tardi che per il petrolio, né il nucleare, che pone enormi problemi di costi, di smaltimento delle scorie, di sicurezza anche rispetto ad attacchi terroristici, di reperimento dell’uranio, sempre più scarso. Concentriamoci, quindi, sulle fonti rinnovabili e sull’idrogeno”.
“Sarà una straordinaria rivoluzione - ha concluso Rifkin, autore del libro Economia dell’idrogeno - che ci assicurerà uno sviluppo sostenibile, ma che cambierà il nostro mondo in profondità, trasformando anche i nostri istituti politici e sociali. L’energia prodotta dalla gente darà potere alla gente”.