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Joint verde Bp-Rio Tinto

I colossi del greggio e del carbone scommettono sulle rinnovabili. A voler credere nelle coincidenze, un accordo tra Bp e Rio Tinto era quasi inevitabile. Le “affinità elettive” tra le due società sono numerose:entrambe sono al terzo posto nel mondo, la prima nella classifica delle compagnie petrolifere private, la seconda in quella delle minerarie. A Londra, dove sono quotate sullo stesso listino, sono anche vicine di casa: le loro sedi si affacciano entrambe sulla splendida St.James’s Square, a due passi da Piccadilly. Tutte e due, infine, hanno rinnovato l’amministratore delegato lo scorso1° maggio, nominando rispettivamente Tony Hayward e Tom Albanese.

I colossi del greggio e del carbone scommettono sulle rinnovabili. A voler credere nelle coincidenze, un accordo tra Bp e Rio Tinto era quasi inevitabile. Le “affinità elettive” tra le due società sono numerose:entrambe sono al terzo posto nel mondo, la prima nella classifica delle compagnie petrolifere private, la seconda in quella delle minerarie. A Londra, dove sono quotate sullo stesso listino, sono anche vicine di casa: le loro sedi si affacciano entrambe sulla splendida St.James’s Square, a due passi da Piccadilly. Tutte e due, infine, hanno rinnovato l’amministratore delegato lo scorso1° maggio, nominando rispettivamente Tony Hayward e Tom Albanese.
Da ieri Bp e Rio sono accomunate anche dall’interesse verso l’energia rinnovabile: insieme daranno vita ad una joint venture paritaria, la Hydrogen Energy, destinata a sviluppare impianti per la produzione di energia elettrica da idrogeno e il sequestro dell’anidride carbonica, settore quanto mai promettente, su cui stanno puntando anche altri colossi delle materie prime: le compagnie petrolifere Shell e Chevron, ad esempio, stanno collaborando rispettivamente con General Motors e Hyundai per lo sviluppo di veicoli dotati di fuel cells, mentre la siderurgica sudcoreana Posco ha annunciato un paio di mesi fa di voler investire circa 200 milioni di dollari in una centrale a idrogeno.
In Hydrogen Energy confluiranno da subito due ambiziosi progetti già avviati da Bp: quello di Peterhead, in Scozia (dove si prevede di estrarre l’idrogeno dal metano del mare del Nord, sequestrando negli abissi l’anidride carbonica residua) e quello di Carson, in California (dove l’idrogeno deriverà dalla gassificazione del coke ottenuto come scarto di lavorazione di una raffineria).
Entrambi gli impianti sono ancora “sulla carta”, benché in stadio di progettazione avanzata, tanto da essere potenzialmente produttivi nel 2011 e 2012. Per aggiudicarsi la partecipazione, Rio Tinto verserà al partner 32 milioni di dollari. Ma questo, assicurano le società, non è che l’inizio. Per i due progetti già elaborati sarà necessario investire almeno un paio di miliardi. Un portavoce di Bp ha inoltre anticipato al Sole 24 Ore che presto Hydrogen Energy annuncerà anche un terzo progetto, mentre per il futuro i due soci — cui non mancano certo le disponibilità finanziarie — intendono «procedere aggressivamente con la ricerca di nuove opportunità di investimento congiunto, privilegiando i Paesi in grado di offrire incentivi e agevolazioni, perché si tratta di tecnologie ancora molto costose ».
Intanto proseguono anche le trattative con Ge.La multinazionale statunitense nel luglio 2006 aveva annunciato che avrebbe collaborato con Bp proprio nel campo dell’energia da idrogeno, con l’obiettivo di sviluppare insieme 1015 impianti nel prossimo decennio. Finora non si è andati oltre le dichiarazioni di intenti, ma il progetto — assicurano alla Bp — non è stato accantonato e non è affatto in contrasto col nuovo accordo siglato con Rio Tinto. Mentre Ge è leader nelle tecnologie, la mineraria è trai maggiori produttori di carbone nel mondo. Ed è proprio questa risorsa a renderla interessante agli occhi di Bp, che scommette sulle potenzialità del carbone pulito.

Sissi Bellomo - Il Sole-24 Ore, 18-05-2007