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Speciale Finanziaria 2008 – Scomparsi i fondi per Kyoto

Sarà una “semplice” distrazione o una volontà precisa quella con cui si cancellano i fondi per l’Italian carbon fund? Nel testo della Finanziaria del 2008 è infatti sparito lo stanziamento di 200 milioni a favore dell’Italian carbon fund aperto dal ministero dell’Ambiente alla Banca mondiale. Il fondo avrebbe dovuto finanziare nel mondo i progetti italiani per ridurre le emissioni di anidride carbonica, e consentire poi alle aziende italiane di acquistare crediti di emissione al prezzo convenzionato di 6-8 dollari per ogni tonnellata di anidride carbonica emessa.

Le aziende italiane si troveranno così costrette a comprare le quote di anidride carbonica a prezzi di mercato, che secondo le stime potrebbero arrivare attorno ai 30 euro nel giro di pochi anni. Venerdì scorso il sito www.pointcarbon.com quotava la tonnellata di CO2 a 22,35 euro. Le conseguenze sono chiare, l’Italia dovrà pagare circa 7 miliardi e, oltre il danno anche la beffa: i progetti finanziati sono ora a disposizione degli altri Paesi.
Nel 2002 il Governo aveva aperto nella Banca mondiale l’Italian carbon fund, per finanziare all’estero progetti per ridurre le emissioni di anidride carbonica, come centrali alimentate con fonti rinnovabili di energia. Questi progetti si trasformano in certificati di riduzione di emissioni al prezzo prefissato di 6-8 dollari per ogni tonnellata di anidride carbonica non emessa.
Intanto il Wwf con una nota stampa chiede la Parlamento di sopprimere dal testo della finanziaria la lettera c) del comma 1 dell’articolo 70: “Misure per sostenere i giovani laureati e le nuove imprese innovatrici del Mezzogiorno nonché per la gestione delle quote di emissione di gas serra”. “Il Piano Nazionale di allocazione delle quote di emissione – spiega il Wwf - è un processo che deve essere mantenuto separato dalla Finanziaria. Il comma mira invece a scaricare sulla collettività i costi di un meccanismo di regolazione ambientale, l’emission trading, che prevede al contrario che i costi ambientali debbano essere scaricati sulle imprese meno efficienti in termini di emissioni di CO2. Il provvedimento è introdotto in Finanziaria unicamente per reperire quote d’allocazione per le centrali termoelettriche a carbone e si traduce in una rendita per tali impianti (derivata dall’allocazione gratuita di quote) ai danni dei cittadini. La norma elude il meccanismo dell’emission trading e si prefigura in violazione della normativa sugli aiuti di Stato”.