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Musicalnews 22/04/2003

Eros Ramazzotti: la famiglia e il nuovo album 9 in uscita

Grazie alla collaborazione con Riccardo Vitanza di “Parole e Dintorni”, vi anticipiamo in esclusiva alcuni stralci dell’intervista a Eros Ramazzotti, che da domani sarà in edicola con “Tv Sorrisi e Canzoni”. L’intervista viene pubblicata con l’autorizzazione dell’ufficio stampa della Mondadori periodici.

In attesa che il 30 maggio esca in Italia, e pochi giorni dopo in tutto il mondo, il nuovo album 9 (per Bmg International), Eros Ramazzotti ritorna sulle scene musicali, a tre anni dall’ultimo CD “Stilelibero”, con il brano “Un’emozione per sempre”. Da giovedì 24 aprile il nuovo singolo verrà trasmesso dalle radio italiane e contemporaneamente dalle radio di molti altri paesi dell’Europa continentale, Scandinavia, Sudamerica, Medio Oriente e Africa.

Prodotta da Eros Ramazzotti e Claudio Guidetti, “Un’emozione per sempre” è una canzone dalla struttura musicale diretta ed immediata, con una melodia solare ed orecchiabile, che mette in risalto la vocalità di Eros. Il sound del brano è volutamente semplice, un sound da “band”, basato sul ritmo della batteria, con le chitarre ed il riff del pianoforte. Tra i musicisti che hanno partecipato all’esecuzione musicale del brano, realizzato da Celso Valli, c’è anche lo stesso Eros, alle percussioni, e con lui hanno suonato Alfredo Golino (batteria), Paolo Costa (basso), Claudio Guidetti (chitarre acustiche, chitarre elettriche, chitarra baritono, chitarra 12 corde, mandolino e pianoforte), Celso Valli (organo hammond e tastiere) e Max Costa (programmazioni tastiere e computer).

Il singolo sarà in vendita dal 9 maggio con un cd che conterrà anche altre due canzoni, la versione spagnola (”Una Emocion Para Siempre”) e una traccia musicale estratta dal Dvd di “Stilelibero” (”Un angelo non è”). Negli stessi giorni, il videoclip di “Un’emozione per sempre” sarà in programmazione su tutte le emittenti televisive musicali italiane e internazionali. Dopo il successo di “Stilelibero” (900.000 copie vendute in Italia e oltre 4 milioni nel mondo) c’è molta attesa per il nuovo album di Ramazzotti, pronto a scalare ancora le classifiche italiane ed internazionali. Il tour mondiale di Eros Ramazzotti, organizzato da Clear Channel Entertainment, avrà inizio il 14 ottobre da Graz (Austria).

Questo il testo dell’intervista rilasciata a “Tv Sorrisi e Canzoni”.

«Della fine del mio matrimonio non voglio parlare, la risposta a tutte le cose brutte del passato è nel mio disco. E, comunque, quello che mi è successo succede a tanti. La mia fortuna è che economicamente non ho problemi: c’è anche chi da queste situazioni esce rovinato. La forza per reagire me l’ha data mia figlia. È splendida. Se non avessi avuto Aurora, mi sarei buttato solo sulla musica. Ma so di avere delle responsabilità come padre. Ho una grande paura della promozione del disco, delle tournée perché, nell’ambito dei miei spazi, cerco di stare con lei il più possibile. Frequenta l’International School ed è bilingue, parla italiano e inglese. Potrebbe anche imparare il tedesco se la mamma le parlasse in quella lingua».
Con la sua prima uscita pubblica dopo un silenzio durato due anni, Eros Ramazzotti offre uno straordinario autoritratto nell’intervista a “Tv Sorrisi e Canzoni” in edicola da domani. Il bullo di periferia è tanto lontano da lui quanto il mito imbronciato. «Cerco positività» ribadisce più volte a Sorrisi. «Amo sorridere e chi sorride». Sono tante le risposte che non ha voglia di dare e vertono tutte intorno a un nome, Michelle, tante volte sottinteso ma mai pronunciato in un’ora di intervista. La fine del matrimonio con la Hunziker, una vita da ricostruire, il rapporto con l’adorata figlia Aurora e il lavoro da mandare avanti.. Nell’intervista a “Sorrisi” si parte dal nuovo singolo, una ballata coinvolgente scandita dalla chitarra e dalla sua voce inconfondibile, che anticipa di un mese l’uscita attesissima dell’album «9». «Un’emozione per sempre», questo il titolo, racconta della fine di un amore, delle parole difficili per dirsi addio, di ricordi incancellabili. Impossibile non pensare che… «Lo so, ma non è così. Questa è una canzone scritta con Claudio Guidetti e Adelio Cogliati qualche anno fa e finita nel cassetto, come tante volte capita. Ho sentito il provino che di questo pezzo aveva fatto Alex Baroni. Era bellissimo. Ho sempre sostenuto Alex: sono stato uno dei primi a credere in lui, fin da quando produssi il suo gruppo, i Metrica. Questo pezzo si addice a me, però andava bene pure per lui che aveva alle spalle la fine di un amore. Ma poi chi è che non ricorda un amore passato che ti lascia delle emozioni forti? Io non so parlare di me, difficilmente rilascio interviste dove racconto la mia vita. Quello che ho da dire lo dico nelle canzoni: è il mio unico modo di esprimermi».
Naturalmente tutto questo ha un rischio e cioè che siano gli altri a cucirti addosso mille vestiti, magari stretti, magari inadatti. «Troppe volte la verità viene raggirata, troppe volte di me si dicono cose non vere. Che faccio? Non posso mica andare di porta in porta a raccontare come sono. So che è difficile trattarmi come una persona normale. Tutto è mediato. Ma alla gente che mi ama vorrei dire che ci sono ancora. E sono sempre a muso duro. Tutti conoscono l’Eros delle canzoni melodiche, ma ho i miei difetti, le mie pazzie». Alle parole aggiunge un sorriso e prova a superare la timidezza congenita. «Sto sempre dentro la mia gabbia, non invado mai lo spazio di altri. Se le cose non mi stanno bene, lo faccio capire subito. E se sbaglio, torno sui miei passi. Ma quando subisco un torto pesante, e mi è capitato, tiro dritto per la mia strada, facendo a meno di qualcuno che credevo amico. E poi sono un po’ sboccato, molto diretto. Sulle pazzie non ho molto da dire, se non che ognuno di noi non è mai uguale a se stesso».
Più si rilassa, più si sente l’accento romano. Ma la capitale è lontana dalla sua vita. «Sono venuto a Milano a 17 anni e mezzo. Volevo fare musica e nella periferia dove vivevo, così come in quelle di tutto il mondo, non c’era futuro. E ci sono rimasto. Credo di essere un po’ nordico come carattere, sono molto preciso. Qui ho gli amici: sono stati fondamentali in quest’ultimo periodo. A Roma me n’è rimasto solo uno, Alberto. Da un anno poi ho lasciato la campagna: vivevo a Inverigo, nella Brianza velenosa come diceva Mogol. Ora sto a Milano e mi sento cittadino del mondo. Un anno in città equivale a cinque in campagna. Certo c’è lo smog, ma stare in mezzo alla gente ti fa dimenticare un po’ i tuoi dolori. Giro parecchio in macchina, spesso da solo. E qualche volta vado in discoteca, un posto a me sconosciuto fino a qualche tempo fa. Non avrei mai pensato di andarci…».
Eros non si nasconde, non nega il dolore, ma neppure lo accentua. Questione di riservatezza più che di orgoglio. «Ho sofferto tanto da ragazzo, ma sono riuscito a fare ciò che mi piace. Poi può capitare che si ritorni indietro, che sensazioni dimenticate si riaffaccino e allora è importante scavare dentro se stessi. È quello che faccio, senza analisti, senza religioni: sono abituato a risolvere tutto dentro di me…».
Nella copertina del singolo Eros è fotografato di spalle e offre all’occhio del fotografo il tatuaggio che ha sulla nuca. «Se un giorno Aurora se ne volesse fare uno, non potrei biasimarla. Ai figli puoi solo dare un assestamento. Poi vanno per la loro strada. Così a lei cerco di insegnare il rispetto per gli altri. Per il resto, quando è con me può fare tutto».
A quasi 40 anni, Ramazzotti riesce a guardarsi con distacco e, nell’intrvista a “Sorrisi”, perfino a prendere in giro il suo mito. «Un po’ di paranoia dell’età che avanza ce l’ho. Ho anche la fissa della pancia. Non mi riesce di tirarla giù, nonostante la ginnastica». Confessa di non riuscire a imparare l’inglese («ho proprio un blocco psicologico») e di aver avuto un’infanzia travagliata per una forte miopia. «Portavo gli occhiali spessi come fondi di bottiglia e i compagni mi massacravano di battute. È uno dei motivi per cui mi sono chiuso in me stesso. Stavo in casa, con la chitarra, non frequentavo comitive. La prima vera storia l’ho avuta solo a 20 anni». Da allora ce n’è stata un’altra importante. «Sì, due storie. È tutto. Non mi innamoro facilmente. Ora il mio rapporto con le donne è molto bastardo, da uomo normale… e questo mi fa davvero male al cuore. Che cosa posso dire? Verrà quel che verrà».

Eppure è a una donna che Eros dedica quest’ultimo lavoro. «Mia madre è scomparsa un anno fa. Si chiamava Raffaella, ci capivamo con uno sguardo. Devo a lei se ho i piedi per terra. Mi ha insegnato che nella vita bisogna sempre dare il massimo. Non è facile, però io non l’ho mai dimenticato».

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