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Intervista

Per chi non l'avesse letta ecco un intervista ecco un'intervista ad Eros dello scorso anno...



















Eros Ramazzotti
Il lutto familiare, le voci sulla presunta omosessualità, la separazione dalla Hunziker. E il disco superpremiato, il tour internazionale, i progetti artistici. L’ex ragazzo del Bronx romano, ora divo planetario, si confessa. E spiega perché malgrado tutto ce l’ha sempre fatta. E ce la farà.

L’asfalto è spaccato, il cartello pubblicitario sullo sfondo è caduto, la strada è in salita, disseminata di buche. Più metaforica di così la scenografia dell’Eros Ramazzotti World Tour non poteva essere: «C’è stato un terremoto nella mia vita che ha rotto molte cose». E le scosse devono essere state forti, violente in profondità, se l’ex ruspante della canzone, ora quarantenne brizzolato in abito gessato (più cappellino e sneakers), inciampa nell’emozione ricordando com’è stata la strada percorsa finora.
Dissestata all’inizio, fino ai 18 anni, col rischio che si bucassero le gomme in un quartiere periferico di Roma; asfaltata di fresco dopo la vittoria sanremese dell’84 con Terra promessa; veloce e piana, dal nord al sud del mondo, dove subito vende milioni di dischi. Nel ‘96 gli regalano una Ferrari blu perché ormai il correre è un vizio esistenziale: un «gentile omaggio» della casa discografica (la Bmg) per festeggiare il nuovo contratto. Tutto sembra perfetto, come perfetta è la favola rosa con Michelle Hunziker, ex modella svizzera, fan sfegatata che gli scrive per incontrarlo. Lui si innamora: buca o autostrada a sei corsie?

La strada rotta dell’Eros Ramazzotti World Tour sta girando l’Europa, pensata da due registi canadesi del visionario Cirque du soleil dopo aver ascoltato il cd-confessione 9. Per due giorni si è fermata a Mosca nel teatro del Cremlino, gremito fino all’inverosimile. Fuori la Russia occidentalizzata, dentro l’Eros planetario. In mezzo le buche degli ultimi due anni, la morte della madre, la separazione da Michelle Hunziker, l’overdose di gossip e cattiverie (compresa la voce sulla sua presunta omosessualità), la fatica di essere di nuovo single, libero di sfarfallare e sentirsi solo. «Che mi rimane?» si domanda pensando a una possibile notte russa, toccata e fuga, con una delle tante fan.

In psicoanalisi si parla di «elaborazione del lutto», il tempo per accettare un addio. A che punto è lei?
Sotto l’aspetto del dolore sono due lutti simili. Ma un genitore che ti lascia fa parte della vita, mentre per l’altro distacco non trovi spiegazioni. Se non ci fosse stato più amore, allora, va be’. È proprio vero il proverbio che dice che fra moglie e marito non si deve mettere nessuno in mezzo.

E invece…
Invece ci sono stati cattivi consiglieri. Al primo accenno di crisi è scoppiato tutto. Io non ho voluto più continuare: non mi piacevano certe forzature. La mia è una di quelle storie che non avrei mai voluto leggere sui giornali. E quello che scrivevano era purtroppo vero.

Diamo allora per note tutte le cronache degli ultimi mesi, la «maga» che influenza Michelle, il nuovo compagno… Come si procede dopo uno strappo da copertina?
Da digerire è veramente pesante. Guardo avanti, al futuro di mia figlia. Al lavoro.

A differenza del suo collega Luciano Ligabue, che ha elaborato la «mistica del mediano», lei si identifica nel centravanti, quello che va al gol.
Ho sempre giocato in attacco, anche nella vita. Forse è un istinto di sopravvivenza dopo 18 anni passati nel Bronx di Roma. Oggi Lamaro Cinecittà è un quartiere normale, ai miei tempi era pura periferia, non c’era traccia di stato, né di comune. C’era della verità in quella crudezza: o soccombi o scommetti sui valori forti, l’amicizia, l’amore… giusto per stare in piedi.

Bella la favola del ragazzo cresciuto fra le durezze, l’ex borgataro da villaggio globale, che incontra la fata Michelle e mette su famiglia. È andata proprio così?
Non era un sogno. Era tutto normale: ci si innamora, ci si sposa, si progetta una famiglia. Forse ho esagerato pensando di poter essere un «ragazzo normale».

Coi primi soldi ha comperato una casa ai suoi genitori a Terni, poi con Michelle una megavilla in Brianza: voglia di punti fermi?
Quando si fa una vita pazza come la mia, bisogna avere un perno. L’istinto mi diceva «famiglia», mi piaceva l’idea di una casa patriarcale. Poi si capisce che si è esagerato.

Tutto inutile: la casa, il sogno, il supersuccesso?
Non si fa niente inutilmente. Nel ‘95 la vita procedeva bene, pensavo che la strada non avesse curve e invece ho preso la botta.

Sa che oggi piace di più alla gente perché è sofferente? Non ci gioca?
L’unico mio sfogo è stato il disco, 9, che racchiude brani legati all’ultimo periodo. Ho sempre scritto canzoni autobiografiche. Non potevo fare diversamente. Comunque è vero, sono stato adottato, coccolato dagli italiani. E anche in altri paesi. Ho sentito ovunque molta solidarietà.

Un tempo lei era «Boro scatenato», definizione coniata da Roberto D’Agostino. Oggi è un quarantenne vestito Armani o Dolce e Gabbana. Perché si è ripulito tanto?
Con l’esperienza si migliora, sono comunque un mix. In quanto a D’Agostino, nel ‘96 ha fatto un lavoro per me e da allora non esagera con le offese. Mi ha conosciuto e ha capito chi sono. Agli esordi ero estremamente romano, borgataro e me ne vanto. Era la mia forza, lo è sempre stata.

Si giudica dunque migliore a 40 anni?
Mi preferisco adesso in tutti i sensi. Salgo sul palco e ho voglia di cantare, un tempo non vedevo l’ora che finisse il concerto. E anche nella vita, sono più consapevole, meno rozzo.

Il difetto che sta cercando di estinguere?
L’eccesso di istintività. Sono sempre stato troppo reattivo alle cose. Rischio anche di essere antipatico, in molti mi credono scontroso.

E invece?
No. E non mi va di passare per quello che non sono.

Lo sa, per esempio, che girano leggende su sue presunte relazioni gay?
Sono eterosessuale. Di una persona famosa dicono tutto e contestarlo è difficile. Comunque, se fossi gay non avrei difficoltà ad ammetterlo.

Sempre all’attacco, da centravanti…
Se mi guardo indietro, vedo 20 anni vissuti intensamente. Anche duri. Li auguro a tutti. Ce l’ho fatta con le mie forze, non ho leccato il fondoschiena a nessuno.

Ma non è stanco di correre?
Non bisogna mai essere stanchi di correre.

Sta girando l’Europa, nel 2004 andrà in Africa, Asia. Dalla periferia al pianeta. Come ha fatto?
Si impara più in periferia che girando il mondo. Lì sai quanto vale un paio di scarpe, poi perdi il senso del reale. Perché ce l’ho fatta? È piaciuta la voce, la mia italianità, la fisicità, la testa e le canzoni. C’è chi apprezza una cosa, chi l’altra. Sono fortunato.

Siamo sinceri, i testi sono elementari, mentre la musica, apparentemente semplice, è elaborata. Giusto?
Non si può impazzire per capire il significato di una canzone. I testi devono essere diretti. Fanno bene Guccini, De Gregori… ma per me la musica è distrazione. Voglio sentire cose che capisco subito. «Canzonette» piene di emozioni che in quattro minuti dicono cosa succede nel cuore. A livello armonico le mie canzoni non hanno niente da invidiare a quelle dei Beatles.

Caspita, si prende molto sul serio.
Sto esagerando. Dico solo che la musica è fatta di sette note, le stesse che avevano a disposizione Bach, Beethoven, Mozart.

Che cosa ci dobbiamo aspettare con simili premesse?
Avrei voglia di rappare, di fare musica con Justin Timberlake, o con una boy-band, o con qualche rapper nero.

Niente Eminem?
È forte, usa più accordi. A livello di testi è molto pesante.

Le piace Moby, l’altra star dell’America musicale?
Ho amato il primo disco, poi si è un po’ perso.

E il suo prossimo disco a quando?
Vorrei cominciare a lavorare a gennaio, per farlo uscire a fine 2004 o inizio 2005.

Ha noleggiato un aereo privato per ritornare da Mosca a Milano. Eccessi da divo?
Volevo semplicemente tornare prima, per stare con mia figlia Aurora. Il tour è intenso, ogni giorno libero è prezioso. Mia figlia è tutta la mia famiglia.

Che rapporto c’è fra voi?
Aurora è avantissimo.

In che senso?
Capisce tutto, fa delle domande particolari, come molti bambini di oggi.

Come farà a spiegarle che la normalità non è l’aereo privato, i miliardi, l’hotel cinque stelle? A passarle i fatidici valori imparati nel Bronx romano?
Quando sta con me, ci provo.

Polemizza?
No, anche la madre cerca di darle il giusto impulso. E poi sono cose che si hanno nel dna, i valori.

Se guarda avanti, che cosa vede?
Ci sono dei gradini nella vita: il tour 2003 ha una strada dissestata sul palco. Nel 2005 sarà a posto, anche il cartello pubblicitario sarà diritto. E forse avrò trovato qualche perché al lutto che ora non so spiegarmi.

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