
I mercati emergenti potrebbero essere una valida risposta alla crisi del mercato interno: i viaggi verso questi mercati, infatti, mostrano una buona dinamica, visto che negli ultimi due anni e mezzo sono cresciuti di circa il doppio (in particolare, per rapidità di crescita, vanno segnalate le mete asiatiche, Cina e India in testa), e sebbene anche qui si riscontrino tendenze decise verso la riduzione di costi/durate di viaggio, un aumento così deciso dei viaggi verso questi mercati offre un segnale positivo, pur tenendo ovviamente presenti gli effetti che potrà avere la situazione economica generale interna.
Questa è la sintesi che emerge dai risultati della ricerca Reagire alla recessione: i viaggi d’affari negli emerging market effettuata nell’ambito del Master in Economia del Turismo dell’Università Bocconi di Milano da Magda Antonioli Corigliano e Rodolfo Baggio. Tale ricerca (i cui dati sono aggiornati a giugno 2005) verrà presentata in dettaglio in occasione del Forum di apertura di BizTravel Forum 2005, la mostra-convegno dedicata ai servizi e alle tecnologie per i viaggi d’affari, promossa da Uvet American Express e giunta quest’anno alla terza edizione, che si svolgerà il 20-21 settembre presso il Superstudio Più di via Tortona a Milano.
Posto che nel 2004 (in base all’osservatorio sul Business Travel dell’Università di Bologna) il settore viaggi d’affari ha prodotto un po’ più di 31 milioni di viaggi, per un valore di circa 17,2 miliardi, rispetto all’anno precedente si evidenzia un aumento dei viaggi pari al + 3,5%, con un aumento del fatturato però solo di circa lo 0,5% e quindi con una riduzione del costo per viaggio pari al 4,5% (risultati del resto in linea con le previsioni avanzate in occasione del BizTravel Forum 2004, tenuto conto soprattutto della drastica diminuzione dei PIL). Le dinamiche evidenziate sono in sintesi una crescita dei viaggi interni, una diminuzione dei viaggi internazionali e una diminuzione della durata media del viaggio e del suo costo.
La ricerca della Bocconi si è posta allora l’obiettivo di verificare in che misura i cosiddetti “paesi emergenti” attirino viaggi d’affari e se possano essere, usando appunto tali viaggi come indicatore, una risposta alla crisi economica interna per le aziende italiane, visto che, come sottolinea Rodolfo Baggio presentando la ricerca, “molti di questi paesi registrano elevati tassi di sviluppo economico ed è lecito chiedersi se rappresentino effettivamente una meta importante per le nostre imprese”. È stato esaminato un campione di 275 aziende medio/grandi, di diverse categorie merceologiche, divise in due gruppi: grandi (con un fatturato superiore a 50 milioni di euro) e medie (sotto i 50 milioni di euro). Di queste aziende sono stati presi in esame, sulla base di dati semestrali, circa 25.000 viaggi effettuati verso 34 “paesi emergenti” nel periodo gennaio 2003 – giugno 2005.
I paesi considerati sono: per l’area est-europea, Croazia e Slovenia nell’area balcanica, Repubblicaa ceca, Ungheria, Polonia, Slovacchia, Romania e Bulgaria nell’area centrorientale, e i paesi CSI (Russia, Lituania, Estonia, Lettonia, Ucraina, Moldavia, Bielorussia, Uzbekistan; per l’area mediterranea e mediorientale, Egitto, Tunisia, Marocco, Libia, Cipro e Malta nell’area nordafricana e mediterranea; Turchia, Israele, Giordania, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Qatar per l’area mediorientale; nell’area asiatica, Cina Vietnam e Corea del Sud per l’Asia continentale; India, Bangladesh e Malaysia per il Sud-est asiatico.
Sono stati inotre scorporati i nuovi membri dell’Unione Europea (Cipro, Estonia, Lettonia, Lituania, Malta, Slovenia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria e Polonia).
“Anche se negli ultimi 12 mesi i viaggi verso i mercati emergenti hanno rappresentanto solo l’1,7% in numero e il 4,8% in valore (su tutto il campione di aziende prese in esame), è interessante innanzitutto notare”, spiega Baggio, “che il differenziale di crescita è in deciso aumento. Partendo poi dalla distribuzione percentuale dei viaggi verso le aree indicate, effettuati dalle aziende campione nell’ultimo anno e negli ultimi sei mesi, si evince che la maggior parte dei viaggi è diretta verso paesi ‘vicini’, anche se le destinazioni asiatiche hanno un peso considerevole”.
Se si esaminano i dati semestrali dal gennaio 2003 al giugno 2005 (per semplicità indicizzati facendo = 100 il dato di partenza, relativo al primo semestre 2003), appare chiaro che in questi ultimi due anni e mezzo la “corsa all’oro” è rappresentata dall’Asia continentale, in particolare dalla Cina, paese verso il quale i viaggi sono più che triplicati (322%), seguita a ruota da India e Malaysia, in cui sono cresciuti del 233%. Un dato che conferma quanto l’Asia rappresenti un’ottima opportunità di affari per le nostre aziende. Una simile speranza di affari non sembra invece ancora giungere dai nuovi ‘cugini’ dell’UE, visto che la crescita di attività verso questi paesi risulta più modesta, essendo pari al 184%.
La situazione non è poi molto diversa se si scompone il campione per dimensione aziendale (cioè tra grandi e medie aziende), anche se dai dati appare che le grandi aziende diversificano un po’ di più, mentre le più piccole puntano decisamente verso l’Asia: la differenza tra i tassi di crescita dei viaggi verso l’Asia continentale e la media degli altri è infatti dell’1,7 per le grandi aziende e del 2,3 per le medie.
Considerando invece i settori di attività, la fetta di viaggi maggiore è quella dell’industria, pari a circa il 70%. Ci sono tuttavia delle differenze abbastanza marcate, visto che i settori dell’industria e dei servizi puntano lontano, mentre quello del commercio sembra essere attestato su posizioni più tradizionali, preferendo mete più vicine. Ciò è confermato dalla dinamica di crescita dei viaggi che vede nette differenze. Anche qui, il settore dei servizi sembra quello che ha scelto in maniera più decisa quali sono le aree da battere per cercare nuovi affari o per consolidare quelli esistenti.
“L’andamento generale dei viaggi verso queste aree geografiche riflette, comunque, almeno in parte, quello del settore dei viaggi d’affari in generale”, conclude Baggio, “in termini di crescita del numero di viaggi e decisa diminuzione del costo (e quindi anche della durata) dei singoli viaggi: fatto che potrebbe essere indice di una riduzione di costi legata alla ‘non brillante’ situazione economica italiana e generale ma anche il segnale di una maggiore ricerca di efficienza”.

Lara Motta-1602








