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California e dintorni, frontiera dell'ignoto

Nelle terre desolate del sudovest degli Stati Uniti vi sono enigmi incredibili

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L’ultimo tratto della leggendaria “frontiera americana” del Far West, con le sue lande desolate ma affascinanti, è una vera e propria miniera di scoperte misteriose. Tanto per iniziare, i pellerossa Cahuilla accennano, nelle loro leggende, a un grande cataclisma che investì il loro territorio in un passato molto lontano, raccontando di una enorme inondazione prodotta da un diluvio di acque o da un inabissamento del suolo avvenuto in una sola notte, molto simile ai miti sul Diluvio Universale che si possono trovare in quasi ogni antica civiltà del mondo. Sulle rocce di porfidi che formano le gole profonde tra le quali scorrono i fiumi Mancos e San Juan nel Nuovo Messico, vi sono geroglifici di origine ignota che coprono queste caverne fino a un altezza di più di dieci metri. Tra i geroglifici si può osservare una processione curiosa di uomini e uccelli dal collo e le gambe lunghissimi, che procedono tutti nella stessa direzione, quella che punta verso il polo nord quando, nell’epoca pleistocenica antecedente al 9600 a.C., si trovava sul territorio corrispondente all’attuale baia di Hudson, prima del disastro che sconvolse il territorio degli Stati Uniti e fece ritornare nella barbarie o portò all’estinzione i suoi antichissimi abitanti. Alcuni geologi affermano che aree deserte vastissime dall’aspetto più che bizzarro, non sono state ridotte così, come oggi le vediamo, dai fenomeni naturali tipici della zona sudoccidentale degli USA, quelli che hanno livellato le montagne e creato il Gran Canyon. Vi sono misteriose rovine senza età, nella zona che dalla California meridionale si spinge fino al Colorado, le quali presentano tracce che non possono essere state impresse - così violentemente - da nessuna forza della natura, ma soltanto da armi sconosciute di potenza titanica.

Tutta la regione compresa tra i fiumi Gila e San Juan, è disseminata di ruderi e macerie. Vi si trovano scheletri di insediamenti umani, simili a città con un edificio centrale più grande, bruciati e vetrificati, macigni fusi, voragini scavate da un calore così intenso da liquefare qualsiasi pietra e qualsiasi metallo. Vi sono blocchi di strade e case ancora ben visibili, squarciati da crepe dall’aspetto così impressionante che sembrano stati investiti dal fuoco sputato dalle fauci di una creatura gigantesca. Da queste rovine allucinanti, ci spingiamo poi - attraverso le zone desertiche dell’interno - verso nord-ovest: il nostro cammino si concluderà ai piedi del monte Shasta, che alcuni ritengono popolato da creature extraterrestri. Lo scrittore Rand Flem-Ath ha scoperto l’esistenza di siti perduti appartenenti a una civiltà antidiluviana, attraverso la comparazione del meridiano che attraversa la Grande Piramide con la posizione del polo nord com’era millenni fa, una delle latitudini (da Flem-Ath chiamate “sacre”) corrisponde proprio alla zona del monte Shasta. Un astronomo dell’osservatorio del monte Lowe, il professor Edgar Lucin Larkin, dichiara di aver visto una grande cupola dorata, circondata da edifici curiosi, sul maestoso cono vulcanico, e una tradizione locale (conosciuta anche nel Messico) parla di una galleria che, scavata sotto il versante orientale dello Shasta, condurrebbe a una città sotterranea nella quale - secondo certe leggende - vi abita un popolo dimenticato. Pare, insomma che una qualche comunità di esseri alieni (o di “immortali” provenienti da un continente perduto, come Lemuria?) abbia stabilito lì una delle sue basi segrete, soprattutto tenendo conto di certe testimonianze le quali raccontano di luci saettanti - come sbucate dal nulla - brillare sul monte Shasta, e curiose ombre allungate aggirarsi di notte, uscendo da aperture di cunicoli le quali non si sono mai riuscite a rintracciare.

Del resto, dallo Shasta ai confini messicani sono state segnalate altre allucinanti apparizioni: per esempio, creature “rivestite da una specie di aderente corazza metallica” sono state avvistate intorno al lago Tahoe, delle sfere come di fuoco si muovono - senza bruciare niente! - dal parco nazionale Sequoia al confine ovest della Valle Della Morte, ombre apparentemente non formate da nessun oggetto (denominate “ombre volanti”) spuntano ai margini del deserto del Mojave. Anche il framassone e gnostico Serge Hutin scrive che in tutto il territorio della California e nelle regioni vicine si incontrano rovine senza nome. Nelle giornate limpide, sulle isole al largo di Santa Barbara, possono intravedersi dei resti di fortificazioni erette dai Chumash, una razza indiana estinta la quale possedeva conoscenze tecniche e scientifiche avanzate. Fra i ruderi del deserto del Mojave, inoltre, accadono fenomeni che hanno una fama sinistra, e di cui i popoli autoctoni preferiscono non parlare; per esempio, su delle larghe piazze circolari o a forma di poligono (ricoperte come da un vetro opaco durissimo) si prova un senso di terrore angoscioso, come se sotto quella superficie vi fossero nascosti dei segreti da lasciare per sempre sepolti!.