Questo sito contribuisce alla audience di

I dischi di Baian Kara Ula (1)

Una spedizione scientifica alla fine degli anni 30 scopre qualcosa di straordinario dentro certe caverne del Tibet.

dropas_rossano_segalerba

Tutto è cominciato nel 1937-1938, nelle montagne di Baian-Kara-Ula, tra i sentieri poco invitanti che si trovano sul confine che divide Cina e Tibet. Una spedizione archeologica, guidata dal professor Chi Pu Tei, scoprì una serie di sepolture all’interno di grotte le quali si aprono in quei luoghi. Ciò che il professore e il suo team trovarono in queste cavità sconosciute, sarebbe presto stato considerato come qualcosa di molto insolito. Per alcuni si tratterebbe di una delle più grandi scoperte archeologiche del novecento, in grado di cambiare la percezione che generalmente si ha della preistoria.

Chi Pu Tei, un professore di archeologia all’università di Pechino, diresse l’indagine archeologica in una serie di caverne interconnesse. In un rapporto ha rilevato che queste aperture nella roccia potrebbero essere state scavate artificialmente, apparendo più simili a un complesso sistema di gallerie e magazzini sotterranei. Le pareti erano squadrate e vetrificate, come scolpite dalla montagna grazie a una fonte di calore estremo. All’interno delle grotte furono trovati luoghi di sepoltura dall’apparenza molto antica - disposti in modo ordinato - e in essi vi erano i resti scheletrici di esseri umani dallo strano aspetto.

Gli scheletri, che misuravano poco più di un metro e trenta centimetri di altezza, avevano un aspetto fragile ed esile ed un teschio dalla volta cranica ampia, come sproporzionata al resto del corpo. In un primo momento, fu suggerito che potevano trattarsi dei resti di una specie sconosciuta di gorilla di montagna. Sulle prime, la comunità dei ricercatori mise in ridicolo le conclusioni di Chi Pu Tei, pubblicate con un articolo. L’immagine di un gorilla che seppellisce i suoi piccoli dentro una caverna non poteva che suscitare il riso, ma ha comunque lasciato in sospeso delle questioni importanti sulle quali riflettere: “A che tipo di esseri umani potevano essere appartenuti quegli scheletri? Ed erano davvero esseri umani?”

Altre scoperte, compiute più profondamente dentro le grotte, eliminarono la possibilità che delle scimmie avessero vissuto lì dentro. Sulle pareti scolpite, infatti, furono trovati dei pittogrammi rappresentanti degli astri celesti. Vi erano raffigurati la terra, il sole, la luna oltre a diversi gruppi stellari, ed erano tutti collegati tra loro da una serie di puntini che formavano delle linee. Era ovvio che le immagini dovevano essere una specie di mappa o un grafico di qualche tipo, e che furono create da esseri intelligenti.

Il gruppo di ricerca del professor Chi Pu Tei in seguito compì quella che fu definita “La più incredibile scoperta che abbiamo fatto.” Semisepolto nel pavimento pieno di detriti di ogni grotta hanno trovato degli oggetti dall’aspetto insolito, originariamente denominati “strani dischi di pietra” e descritti come “evidentemente plasmati dalla mano di un creatura intelligente.” Questi oggetti furono misurati in circa nove pollici di diametro e tre quarti di pollice di spessore. Nel centro esatto si apriva un buco perfettamente rotondo di 3/4 di pollice, e inciso sulla superficie c’era un solco sottile a spirale dal centro verso il bordo, rendendo l’aspetto degli oggetti somigliante a una specie di “disco per i fonografi.”

Uno dei dischi conservati meglio è stato datato tra 10.000 e 12.000 a.C., perciò di gran lunga più vecchio di ogni possibile datazione delle piramidi egizie. Alla fine, venne trovato un totale di 716 lastre circolari, e ciascuna di queste ha un proprio mistero. Le scanalature, a un esame più approfondito, non risultano essere semplici solchi, ma la riga continua a spirale di una scrittura sconosciuta!