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I misteri delle foreste del Brasile (1)

Una spedizione portoghese del XVIII secolo si imbatte in una città abbandonata del tutto sconosciuta nel cuore del Brasile

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Molti furono gli avventurieri che si inoltrarono nelle foreste brasiliane in cerca delle perdute miniere di Muribeca. Il governo del Portogallo, nel XVIII secolo, finanziò spedizioni delle cosiddette bandeiras, cioè “bandiere” o “stendardi”, i cui componenti erano noti come bandeirantes. Nel 1753, un gruppo di sei bandeirantes, guidato da Francisco Raposo e João Silva Guimaraes, organizzò una spedizione nelle zone interne dell’attuale stato di Minas Gerais, con schiavi negri, indigeni e animali da soma. Si dirissero poi verso l’Altipiano Centrale, per poi scomparire nel nulla.

Nella biblioteca nazionale di Rio de Janeiro è conservato il cosiddetto “manoscritto n°212″, il quale descrive dettagliatamente le avventure della spedizione.

Dopo mesi e mesi vagabondando per territori sconosciuti anche alle guide indigene, gli esploratori trovarono una catena di monti strani, fatti come di roccia quarzica. Inseguendo un cervo che penetrava dentro una caverna, uno schiavo trovò un percorso chiaramente artificiale, che li condusse quasi in cima a quelle montagne di quarzo, in un punto da cui si vedeva una valle di pianura. A una distanza di qualche chilometro appariva una grande città sulla piana, così vasta che gli uomini della spedizione erano convinti fosse la capitale dell’antico regno del Brasile. Col timore di essere avvistati dai possibili abitanti, discesero in gran fretta per arrivare vicino alla città, che scoprirono essere tanto grande quanto completamente disabitata.

La strada portò gli uomini davanti a tre grandi arcate: la più alta, quella centrale, aveva incise sull’architrave lettere indecifrabili. Oltre le arcate vi era un’ampio percorso, fiancheggiato da case alte, le cui facciate erano “annerite dall’estrema antichità”. Tutto era silenzioso e deserto. C’erano pilastri crollati, crepacci invasi dalla vegetazione, edifici col tetto fatto di lastre di una strana pietra. Quando i bandeirantes entrarono dentro gli edifici, videro che i pavimenti erano coperti di detriti ed escrementi di pipistrelli, i quali formavano uno strato così alto da convincere gli uomini del fatto che quelle costruzioni erano abbandonate da secoli e secoli, se non millenni.

Nel cuore della città si apriva una grande piazza. Al centro vi era una colonna di pietra nera con la statua di un uomo indicante il nord. A ogni angolo vi erano obelischi di quella strana pietra nera, e lungo un lato si alzava un edificio magnifico, col tetto parzialmente crollato. Vi erano gradini in rovina che portavano a una sala molto ampia, le cui pareti mostravano tracce di affreschi. Anche quel locale era pieno di pipistrelli, e l’odore dei loro escrementi irritava la gola.

Oltre la piazza centrale, la città era tutta in rovina; vi erano macerie e voragini nel terreno. Era stata chiaramente distrutta da qualche sommovimento sismico. Intorno scorreva un fiume ampio, e oltre la sua riva si stendevano campi di una vegetazione floreale lussureggiante. Gli esploratori videro anche dei laghi di acqua bassa su cui nuotavano stormi di anatre…