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I misteri delle foreste del Brasile (2)

L'epopea nel Brasile centromeridionale di una spedizione finanziata dal governo portoghese nel XVIII secolo, testimoniata da un oscuro manoscritto.

Brasile_centro_sud_città_misteriose

Il gruppo di bandeirantes (una spedizione finanziata nel XVIII dal governo portoghese) che esplorava una zona del Brasile centromeridionale nell’attuale stato di Minas Gerais, dopo aver scoperto una città perduta (nella quale uno di essi, tale João Antonìo reperì una grossa moneta dove su una delle facce vi era una figura in ginocchio), decise di seguire il fiume verso la valle, e dopo tre giorni giunse a un’enorme cascata, oltre la quale il corso d’acqua diventava così ampio da sembrare “quasi un mare”. Vi erano isole coperte da una vegetazione molto ricca, ma anche la minaccia costante di imbattersi in un’anaconda o in serpenti velenosi. A est del fiume trovarono grandi buche che erano, forse, pozzi di miniere, e uno di questi era coperto da una lastra di pietra gigantesca che aveva incisi dei simboli. Inoltre, nei pressi delle buche, vennero scoperti anche dei lingotti d’argento abbandonati da chissà chi.

C’era anche un tempio in rovina che, sopra il portico, portava incise ancora quelle strane lettere viste nella città, e vi erano pure i resti di una “casa di campagna”. Una volta entrato lì dentro, il gruppo vide la presenza di ciò che rimaneva di una scala di pietre colorate che portava a una serie di stanze ognuna con le tracce di una fontana nel mezzo.

I bandeirantes proseguirono verso valle e il compilatore del testo (il “Manoscritto 212″) scrive che che si trovarono quasi improvvisamente di fronte all’apertura di ricche miniere - forse quelle leggendarie di Muribeca? - ma, essendosi resi conto che le miniere erano “più pericolose di un labirinto”, proseguirono verso un punto dove il fiume diventava come una baia. Su questo specchio d’acqua videro “due bianchi vestiti all’europea e con capelli neri e lisci” che navigavano su una canoa. Provarono ad attirare la loro attenzione sparando col fucile, ma i due uomini iniziarono a remare velocemente, come per scappare.

La singolare storia di questa spedizione fu scritta, dal cronista del gruppo, sulle rive del fiume Paraguassu (così risultava dalla firma), e venne inviata - come resoconto - al vicerè del Portogallo che risiedeva a Bahia, tramite un messaggero indigeno. Cosa ne sia stato dei portoghesi della spedizione e dei loro schiavi e guide è ignoto. Si sa solo che il “manoscritto 212″ scomparve per più di cento anni e fu rinvenuto nel 1841, ormai mangiucchiato dagli insetti, da un archivista della Biblioteca Nazionale di Rio de Janeiro. Nel 1939, lo scrittore Harold Wilkins ottenne una trascrizione del documento dalla copia originale, di cui ne parlo in un suo libro, Città segrete dell’antico Sudamerica. Il colonnello Percy Harrison Fawcett, “cacciatore” di città e tesori perduti, scomparso nel 1925 durante una delle sue spedizioni nelle foreste brasiliane, aveva visto anni prima il manoscritto, e riteneva il suo contenuto “veritiero e affidabile”.