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I misteri delle foreste del Brasile (3)

L'ufficiale e avventuriero Percy Harrison Fawcett vide delle rovine di città ancestrali sepolte nella giungla del Mato Grosso, e volle in seguito ritrovare i luoghi raggiunti dalla spedizione del XVIII secolo in un viaggio da cui non tornò mai più.

mato grosso Percy Harrison Fawcett, un ufficiale britannico, dopo aver passato la gioventù a Ceylon - dove conobbe il buddismo, interessandosene - colse una proposta di cartografo militare per l’esercito Boliviano, vivendo anni assai avventurosi in Sudamerica, in seguito narrati in un libro che uscì dopo la sua morte.

Nel libro, Fawcett descrive incontri, nelle foreste definite “inferno verde”, con bestie pericolose come pipistrelli-vampiro e bufali così selvaggi che era costretto a ucciderli per non finire sotto i loro zoccoli. In un occasione, inoltre, finì, assieme al suo seguito, in un posto sperduto dove patì la fame per più di venti giorni, e quando allo stremo delle forze vide un cervo, gli sparò e assieme agli altri lo consumò interamente, compresi la pelle e il pelo.

Intorno al 1920, si mise alla ricerca della città perduta scoperta dai bandierantes nel XVIII secolo, e raccontata nel “manoscritto 212″. Fawcett era un convinto assertore del fatto che prima del diluvio universale fosse vissuta sulla terra una civiltà avanzata, la quale poi sprofondò sotto le onde, proprio come aveva scritto Platone nei suoi dialoghi “Timeo e “Crizia”. L’ufficiale britannico (ora ex) era persuaso che i superstiti di Atlantide si fossero rifugiati nell’America del sud. A questo proposito, scrisse come nelle leggende di varie tribù di indigeni vi fosse il ricordo di un popolo antico altamente civilizzato, poi scomparso. Fawcett vedeva un po’ ovunque tracce le quali testimoniavano come, in un remoto passato, un grande cataclisma aveva colpito il Sudamerica, innalzando le Ande al livello in cui sono adesso e facendo emigrare in quelle zone gruppi di esseri umani provenienti “da altrove”, altamente civili.

Questi superstiti edificarono città come quella scoperta dalla spedizione del 1743, e l’ex ufficiale, durante uno dei suoi spericolati viaggi, aveva visto diversi strati di rovine che testimoniavano la presenza, in certe zone, di edifici aventi una qualità di costruzione assai elevata, la quale strideva con le zone selvagge in cui si trovavano. Secondo Fawcett doveva trattarsi dell’ avamposto di una città più grande, del tutto coperta da una giungla impenetrabile, ed era quindi convinto che di antichi insediamenti se ne trovasse più di uno.

Decise di andare alla ricerca di almeno una di queste città, ma la meta della sua ultima spedizione non era quella scoperta dai bandeirantes. Alcune voci che avevano visitato la zona parlavano di “indigeni vestiti all’europea” i quali scappavano quando ci si avvicinava, e si diceva che abitassero in una città che non era nè quella di cui Fawcett aveva visto gli avamposti, nè quella visitata nel XVIII secolo dai portoghesi.

Dedicò gli anni dal 1921 al 1924 a raccogliere fondi per una esplorazione che compì assieme a suo figlio Jack, e a suoi due amici col pallino dell’avventura. La città degli strani indigeni - secondo i calcoli - era a est di una regione inesplorata del Mato Grosso tra i fiumi Ximbu e Araguaya, ed era stata indicata come “Z”. Nel taccuino che descriveva la spedizione, Fawcett - oltre a dare indicazioni molto precise (con tanto di indicazioni di latitudine e longitudine, poi risultate errate) - aveva annotato certe curiosità, come il suo voler visitare una certa torre di pietra, assai vecchia, che terrorizzava gli indios della zona perchè di notte le porte e finestre buie si illuminavano inspiegabilmente.

In seguito, il viaggio degli avventurieri proseguì, tra molte difficoltà dovute, per esempio, a venditori di animali da soma disonesti ed insetti pericolosi, verso l’obiettivo di riuscire a vedere i luoghi incredibili - nascosti dalla giungla - descritti nel “manoscritto 212″. Successivamente, dopo una sosta durata giorni in un villaggio degli indios Nafqua, il gruppo raggiunse un villaggio dei Kalapalo sul fiume Kuluene per poi scomparire il 29 maggio 1925 - dopo aver reso visibili da lontano i fumi dei bivacchi notturni per tre giorni, secondo le testimonianze degli indios. Qualsiasi cosa sia accaduta agli uomini della spedizione, se siano o no riusciti a trovare la città dei bandeirantes, o quella degli avamposti visti dall’ex ufficiale precedentemente, o quella indicata come “Z”, la convinzione di un uomo lucido e razionale come Percy Fawcett sull’esistenza di città antidiluviane in zone nascoste del Mato Grosso, fa senz’altro riflettere ancora oggi, a 85 anni dalla sua scomparsa.