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Guerre nucleari nell'antichità? (1)

Segreti bizzarri emergono da antichi insediamenti umani nella Valle dell'Indo

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Ciò che rimane delle città di Harappa e Mohenjo-Daro si trova attualmente nell’odierno Pakistan centrale e meridionale. Fu scoperto una prima volta nel 1856 dai fratelli John e William Bunton, mentre lavoravano alla costruzione di una ferrovia, per poi essere “riscoperto” negli anni 20. Harappa e Mohenjo-Daro erano i principali centri della civiltà della Valle dell’Indo, e sembrano essere improvvisamente spuntati senza lasciare tracce di una precedente colonizzazione più primitiva. Le rovine di queste antiche città nella Valle dell’Indo sono immense. Si pensa che abbiano potuto contenere oltre 40.000 persone ciascuna. La loro datazione va dal terzo al primo millennio a.C.

Le tracce archeologiche di queste due città mostrano un sorprendente livello di pianificazione urbanistica, con strade dritte e blocchi rettangolari, così come ampi percorsi principali paragonabili a viali moderni. Vi erano, inoltre, bagni pubblici i quali avevano un sistema di riscaldamento delle acque. Presso i resti di Mohenjo-Daro è stata scoperta una rete di canali, tubazioni e fognature, con tanto di spioncini per le ispezioni, ingegnosamente concepita. Questa città mostrava di possedere un efficiente sistema di drenaggio e di approvvigionamento dell’acqua convogliata, con tubi e canali di scolo sotto ogni strada. Ed era pure presente un sistema di depurazione collegato a ciascun edificio, anche questo paragonabile a quelli odierni. In più, ad aggiungere ulteriore inquietudine nel pensare a quelle rovine, c’è da dire che i pochi documenti scritti ritrovati al loro interno, mostrano una scrittura a ideogrammi praticamente identici ai caratteri Rongo Rongo reperiti nella lontanissima Isola di Pasqua.

I livelli più profondi - e quindi più antichi - degli strati archeologici in cui si sono reperiti i resti di Mohenjo-Daro, mostrano un’arte più sviluppata di quella degli strati superiori, diversamente da come ci si potrebbe aspettare. Col passare delle epoche, infatti, la qualità dei commerci della città sembra decadere tristemente. La pietra saponaria è sostituita da argilla comune e forme geometriche grezze sostituiscono le incisioni realistiche.

Squisiti esempi di ceramica smaltata vengono soppiantati da semplici vasi dall’ aspetto goffo. Il rigoroso “piano regolatore” della città degli strati più bassi e più antichi, lasciò dunque il posto a strutture squallide e semplice tuguri, riesumati dallo strato più alto e più recente. Questa civiltà, dunque, sembra essere regredita col tempo invece che progredire. Le scoperte archeologiche degli strati più vicini a noi nel tempo, ci mostrano una qualità inferiore nelle tecniche di costruzione, e tentativi di imitazione abbastanza malriusciti.

Ma le sorprese che ci riservano queste città riesumate sono solo all’inizio. Le rovine di queste metropoli preistoriche, infatti, risultano avere un livello di radioattività molto superiore alla media. C’è da dire che non si sa praticamente nulla della storia di queste città, solo che entrambe sono stati distrutte improvvisamente intorno al 2500 a.C. Presso la zona geografica dove si trova Mohenjo-Daro vi sono territori dove ogni elemento appare cristallizzato o fuso da un solo lato, come se questo fosse stato rivolto verso la direzione di una gran fonte di calore.

Gli scavi fino al livello della strada hanno portato alla luce un numero di 45 scheletri sparpagliati, come se l’esplosione fosse arrivata così, all’improvviso, tale da non fare in modo che raggiungessero le loro abitazioni. Tutti gli scheletri sono stati ritrovati in una generale posizione di appiattimento al suolo, e possono ricordare com’erano disposti i calchi in gesso dei corpi sorpresi dalla cenere durante l’eruzione di Pompei nel 76 d.C. Gli scheletri trovati presso Mohenjo-Daro, risultano avere un livello di radioattività cinquanta volte superiore a quello normale!

Nelle foreste tra le montagne indiane del Rajmahal e il Gange, anche l’esploratore De Camp scoprì delle sconosciute rovine distrutte dal calore. Una serie di enormi massi di roccia apparivano fusi assieme e scavati in più punti “come lastre di stagno colpite da schizzi di acciaio rovente”. La causa di questo scempio non poteva essere un incendio, per violento che fosse.

Più a sud, l’ufficiale inglese J. Campbell si trovò di fronte a ruderi simili, con un cortile semi-vetrificato, ridotto così da una forza sconosciuta, mostrante delle strane impronte somiglianti a quelle di corpi umani. Relazioni più o meno dello stesso tono, sono venute da altri esploratori i quali si sono fatti strada tra gli alberi delle giungle tropicali del Subcontinente indiano: i rapporti di edifici in rovina con le pareti “simili a spesse lastre di cristallo”, allo stesso tempo forate, scisse e corrose da una forza misteriosa.