I dischi di Baian Kara-Ula (2)

Archeologi e professori alle prese con l'enigma di dischi vecchi di millenni, contenenti una scrittura a spirale.

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Poco dopo la seconda guerra mondiale, un professore polacco di nome Lolladoff mostrò uno dei “dischi di pietra” allo scienziato britannico Karyl Dr. Robin-Evans, il quale contribuì a farne conoscere la storia al mondo occidentale. Lolladoff affermò di aver acquistato il disco presso Mussorie nel nord dell’India, e che apparteneva a un popolo misterioso, chiamato “Dzopas” (o “Dropas”) il quale lo adoperava per dei riti.

Robin-Evans seguì il percorso della storia dei Dropas fino alle loro origini, e fu in grado di reperire, nel 1947, una rara fotografia rappresentante due capi Dropas. Inoltre, la visita che fece presso l’allora Dalai Lama gli fornì una buona quantità di informazioni reperibili su quel popolo solitario.

Molti esperti cercarono di tradurre i geroglifici nei 20 anni in cui uno degli oggetti a forma di disco giaceva a Pechino, ma i loro sforzi non furono coronati dal successo. Fu solo un altro professore, il dottor Tsum Um Nui, che cominciò a svelare i segreti del codice, iniziando a decifrare la linea a spirale le cui implicazioni erano note soltanto a pochi.

Le conclusioni del professore sul significato dei segni scolpiti sul disco erano così sconvolgenti che sono state ufficialmente soppresse. I dischi di pietra racconterebbero una storia incredibile, di una “sonda spaziale” proveniente dagli abitanti di un altro pianeta, che venne a cadere sulla catena montuosa Bayan-Kara-Ula. La strana linea di scrittura a spirale scolpita sui dischi direbbe poi come le intenzioni pacifiche degli alieni fossero state fraintese dagli abitanti della zona, e che un certo numero di quegli esseri vennero uccisi da membri della tribù Ham, i quali vivevano nelle grotte vicine.

Secondo il professor Nui, una delle linee di lettura dei geroglifici avrebbe la traduzione seguente:

“I Dropas scesero dalle nuvole con le loro aeromobili. Gli uomini, donne e bambini dei popoli vicini (Ham) si nascosero nelle grotte dieci volte prima dell’alba. Quando finalmente capirono la lingua dei segni dei Dropas, si resero conto che i nuovi avevano intenzioni pacifiche …”.

In un’altra parte della linea di segni a spirale, vi sarebbe espresso il “rammarico” dalla tribù Ham di come l’ astronave degli alieni “si fosse schiantata in delle montagne remote e inaccessibili” e che non vi era stato alcun modo di costruirne uno nuova per consentire ai Dropas di ritornare verso il proprio pianeta. Durante gli anni successivi alla scoperta del primo disco di pietra, archeologi e antropologi appresero maggiori informazioni sulla zona isolata di Bayan-Kara-Ula. Molto di ciò che hanno scoperto sembrava confermare le storie bizzarre scolpite in quella sottile linea di scrittura sui dischi. Certe leggende della zona, inoltre, parlano di “uomini di piccole dimensioni, magri, gialli, che vennero dalle stelle tanto tempo fa”. Gli uomini avevano grandi teste gonfie e il corpo gracile, e avevano un aspetto così brutto e ripugnante che furono cacciati dalla tribù locali a cavallo. Stranamente, la descrizione degli “invasori” corrispondeva con gli scheletri originariamente rinvenuti nelle grotte dal professor Chi Pu Tei.

In quanto ai dischi, vennero raccolti un totale di 716, delle “registrazioni discografiche dell’età della pietra” trovati, come abbiamo detto, alla fine degli anni 30, dentro diverse grotte della regione montuosa di Baian Kara-Ula, ai confini tra il Tibet e la Cina, la loro età è stimata in 12.000 anni e - proprio come i dischi di vinile a 45 giri - hanno un foro centrale e delle scanalature irregolari a spirale che vanno dal centro verso il bordo, e formano quella scrittura antica che il professor Tsum Um Nui assicura di aver decifrato.

Diversi archeologi russi, che hanno esaminato alcuni di quei dischi in un laboratorio di Mosca, affermano di aver fatto due importanti scoperte: la prima è che i dischi contengono tracce di metalli, in particolare cobalto. la seconda è che quando si ponevano su un piatto rotante, come quello di un giradischi, ronzavano con un ritmo insolito ed era come se una carica elettrica passasse attraverso di loro!

Il filologo russo Viatcheslav Zaitsev, il quale ha trascorso trent’anni a raccogliere prove che esseri intelligenti provenienti dallo spazio hanno avuto contatto con i popoli della Terra, ritiene che i dischi possono dare sostanza alle antiche leggende cinesi che parlano di uomini di piccole dimensioni, magri, dal viso giallo, che scendevano dalle nuvole molti secoli fa …

Inoltre, i disegni sulle pareti di una delle grotte in cui vennero ritrovati gli scheletri e i dischi ritraevano, oltre i già citati astri interconnessi da puntini che formavano linee, anche delle figure umanoidi che sembravano indossare come dei caschi. I puntini di interconnessione tra i pianeti e le stelle potrebbero ritrarre le rotte spaziali percorse dagli antenati degli esseri trovati nelle caverne - tombe, mostrando da dove provenissero.

Nel 1968, il già citato Saitsev pubblicò un documento, riguardante visite extraterrestri sulla terra in un lontano passato, che ha sollevato molto interesse. Alcune delle informazioni presentate nel suo saggio si basano proprio sulle indagini svolte al professor Tsum Um Nui nel 1962.

In seguto, nel 1974 - dopo un periodo in cui la questione dei dischi sembrava svanita nel nulla - un ingegnere austriaco di nome Ernst Wegener portò la sua attenzione verso due dischi che si trovavano nel Museo Banpo a Xi’an. Il direttore del museo aveva permesso a Wegener di fotografare i dischi, che cominciavano a deteriorarsi, con la Polaroid che aveva con lui. Le foto che scattò sono quelle che circolano ancora oggi, e una di queste si può trovare nella prima parte di questo articolo. Infine, nel 1994, quando il ricercatore tedesco Hartwig Hausdorf - colui che ha studiato le piramidi presenti in territorio cinese - domandò dei dischi all’attuale direttore del Museo Banpo, gli fu risposto che di essi non si trovava più traccia.

Commenti dei lettori

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  • Liotta

    31 Oct 2010 - 17:38 - #1
    0 punti
    Up Down

    DROPA’s stone disks
    ——————-

    The way the strange story of the Dropa Stones has grown is often compared with the legend of the Roswell’s incident, but both explanations are misunderstanding the reality and both are totally unsupported by the discover of alien craft.
    In the chinese case of the Dropas (also Dzopas) there is neither relict or single piece of disk, nor a bone from an alien body, that can be seen anywhere!
    Infact no museum, no private temple, no merchant or scientist posses any Dzopa’s trace to show.
    There are only written words and pictures claimed to belong from Dropa’s manufatcured circular stones (without traces of an ancient alphabet upon).
    Their legend claim to be discovered in 1938 and given to a chinese researcher who let his fatherland with a dishonourable carreer ended in Japan!!!
    Also a german researcher, Hartwig Hausdorf, believes that a tribe of human-alien hybrids may live in a chinese village called Huilong suggesting that survivors from the infamous alien craft crash 12.000 years ago interbred with local people and their descendants today live in Huilong area.
    But this is only an unsupported theory as well as the period of time defintion: it is not demonstrated by evidence or scientific studies published elsewhere.
    Again on 1967 a drawing was actually made for a Russian magazine called “Sputnik”, in order to illustrate the legend concerning extra-terrestrial “Dropa stones” found in those mountains among China and Tibet.
    Even here the misterious artist of the new russian part of the legend “disappeared”: he left in the dark leaving us a figure holding a Dzopa stone with a double spiral message upon it (apparently an ASCII code) near an UFO landing…
    Sometime between 1967 and 1972, a second fake version of that colored hoax appeared, and was described in popular books by Erich von Daniken as a “cave painting” from thousands of years ago at Fergana (Uzbekistan) tnhis time!!!
    On the other side some claimed photos of Dropa’ stones (the Lolladof plate) show very primitive ideographs with some animal impressed over it.
    They resemble the ancient drawing of the canary island people called Guanches (the Tifinagh) with some “iguana” figure in the same spiral path…
    The known history of the Guanches (also Guanchis or Guanchetos), now extinct as a distinct people, is far better supported: revealing they came from an Aryan race on that archipelago, arriving from somewhere else by boat.
    Guanche mummies are real, with red hair and other Nordic features and revealed they built a basic culture with several small step pyramids on those islands, but probably “forgot” any navigation tecnology because they coudn’t cross the inner sea when the Spaniards arrive to destroy them!
    The Guanches simply retreated into their mountains till their very last days: cave murals, tombs, stone and mortar walls, broken pottery and other everyday items are abundant on these now spanish volcanic islands.
    At Roswell in U.S.A. it is the same story as well as the von Daniken and Peter Kolosimo: only theories and conspiracy, maybe supported by private interviews and other edited hoaxes, but no evidence of artifacts from spacecraft or alien bodies at all!

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