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Strutture sottomarine tra i Caraibi e lo Yucatan

Migliaia e migliaia di anni fa, esisteva un collegamento terrestre tra la penisola dello Yucatan nell'attuale Messico, e i Caraibi, disseminato di rovine di città?

Nel 1958 - proprio durante il celebre Anno Geofisico Internazionale - un certo numero di scienziati americani si sono imbattuti nella scoperta di strane strutture nel corso dei loro studi sottomarini, sotto le acque intorno alle isole Bahamas. Queste costruzioni sono costituite da motivi geometrici specifichi, e si estendono in linea retta per un buon numero di miglia. Dieci anni dopo, sono state trovate diverse mura di pietre - lunghe più di cento metri - non molto distante dal luogo della prima scoperta. Le estensioni formano un angolo retto preciso col muro principale. Il muro risulta composto di rocce enormi, misuranti più di trenta centimetri quadrati. Qualche tempo dopo, sono state identificate piattaforme più complesse, strade, delle aperture simili a porte, ponti e altri elementi i quali, pur sembrando di origine artificiale, possedevano forme non chiare. Le intere rovine risultavano organizzate come un porto.

Inoltre, gli scienziati europei hanno scoperto, durante le ricerche sottomarine nella zona del Triangolo Delle Bermudas, una piramide gigante sotto le acque, precedentemente sconosciuta. La piramide sarebbe stata misurata in trecento metri di larghezza e duecento metri di altezza. Erano scavati due buchi giganti in questa piramide, e sembravano essere di natura del tutto artificiale. L’acqua del mare colpiva l’interno di questi due buchi, creando una specie di turbinare che trasformava in un vortice la zona circostante. Questo movimento rendeva, così, torbida l’acqua della superficie.

E’ difficile stabilire in che periodo questa piramide sia stata edificata. Di certo era già lì decine di migliaia di anni fa, quando la terra si infossò sotto l’attuale livello del mare. Queste rovine sottomarine scoperte nella zona dei Caraibi potrebbero essere in relazione con certe vestigia - antiche di più di 10.000 anni - scoperte in America Centrale. Strutture di pietra immerse profondamente al di sotto della superficie dell’oceano, potrebbero essere state quindi erette da una civiltà sconosciuta, all’incirca 10.000 anni fa! C’era, inoltre, probabilmente un collegamento terrestre tra la zona dello Yucatan e quella dei Caraibi.

Nel 2000, Paulina Zelitski, ingegnere navale di origine sovietica emigrata in Canada dal 1971, scopre, guardando le immagini digitali SONAR provenienti dal programma informatico del suo computer, la presenza di rilievi molto geometrici sotto la superficie dell’acqua al largo delle coste cubane, a più di 750 metri di profondità. La Zelitski e i suoi collaboratori furono sorpresi da delle strane formazioni le quali si sviluppavano su di un area di 8 chilometri quadrati al largo della punta ovest di Cuba, la cosiddetta penisola Guanahacabibes.

Secondo la Zelitsky, quelle strutture dovrebbero essere state costruite da genti sconosciute alla nostra storia ufficiale, quando l’attuale letto dell’oceano era al di sopra della superficie dell’acqua. L’attivica sismica e vulcanica può spiegare come il sito abbia potuto essere immerso a grande profondità al di sotto della superficie del Mar dei Caraibi. Paulina Zelitsky crede con passione che le strutture megalitiche scoperte provino come una civiltà di origine ignota abbia vissuto in quelle zone migliaia e migliaia di anni fa, su un’isola che si estendeva dall’arcipelago cubano fino alla penisola dello Yucatan, a centottanta chilometri di distanza.

Nel 2001, un robot sottomarino “tascabile”, equipaggiato con una telefotocamera a tenuta stagna, ha filmato le strutture, rivelando forme somiglianti a cubi e piramidi, attraversate da stradine, uno spettacolo che ricordava la veduta di un centro urbano piuttosto ampio. Il tutto era databile ad almeno 6000 anni di età. Questa città inghiottita dalle acque del mare, sarebbe situata all’estremità ovest di Cuba, al largo della già citata penisola di Guanahacabibes.

Le evidenze archeologiche riportate dalla Zelitsky, pur essendo lungi dall’essere concluse, come si può facilmente immaginare, sono state accolte con molto scetticismo dagli studiosi accademici specializzati in archeologia degli altri paesi. Comunque, la studiosa russo-canadese non desidera molto pubblicizzare le scoperte, dal momento che hanno bisogno di venir rinforzate da ulteriori prove, oltretutto dal momento che le registazioni dei SONAR sono ancora in corso di analisi. In ogni caso, gli scopritori di quelle strutture sottomarine non parlano per nulla di “Atlantide” al riguardo, ma si limitano soltanto a discutere dei resti di una città probabilmente in relazione con le origini della cultura di Téotihuacan. Ciò fa rinforzare le teorie di coloro che vedono la possibilità di un remoto collegamento terrestre tra i Caraibi e lo Yucatan.