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La storia sconosciuta dell'America del nord

Leggendo le pagine di cronisti del XIX secolo, riportate alla luce da Alessandro Riario Sforza, si scopre che dentro le grotte, nei pozzi, in cavità minerarie degli USA possono nascondersi testimonianze di civiltà del tutto ignote.

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Ci siamo già ritrovati a fare qualche accenno in articoli precedenti come questo e questo su quali e quante tracce della storia ignota della Terra si trovino sepolte sotto la superficie dell’America del nord. Qualche decennio fa, uno studioso italiano, Alessandro Riario Sforza, compì alcune ricerche al riguardo. Cominciamo da quella inerente il contenuto di un determinato volume.

American Antiquites fu un libro edito a New York nel 1834, scritto da Alexander W. Bradford - personalità meticolosa e con un forte senso della realtà - nel quale viene per esempio detto come le pareti di una delle più ampie caverne americane sotto le cascate di S. Antonio siano coperte di geroglifici, ma “tanto tappezzati dal muschio e cancellati dal tempo da essere difficilmente riconoscibili.”

Sempre Bradford scrive di “una vasta caverna in Illinois con una circonferenza di 122 metri circa, dove all’origine vi era un pozzo”. Gli scavi portarono alla luce “da grande profondità” (l’autore non è più preciso al riguardo) cenere e frammenti di vasellame simili a quelli reperiti presso i mounds.

La Mammoth Cave è la maggiore caverna dell’America del nord; è ubicata nel Kentucky e si ramifica in molte altre cavità. L’ingresso, largo più di 10 metri e mezzo e alto 6, si rimpicciolisce poi in una specie di “disimpegno” lungo 15 metri, per poi perdersi nelle tenebre dopo un passaggio molto stretto. Una volta all’interno si entra in una specie di sala lunga 183 metri e larga 27 e mezzo. Dopo una serie di corridoi molto tortuosi (scavati probabilmente da fiumi preistorici ora estinti), si calpesta il terreno appartenente alla cosiddetta Haunted Chamber (”Camera degli spiriti”). I primi che penetrarono in quell’ambiente (si pensa duecento anni fa) vi scoprirono delle mummie. Nel 1810, quando vennero intrapresi scavi minerari, se ne scoprirono altre, dall’aspetto così spaventoso che furono ricoperte di terra. Erano avvolte da bende, con accanto sacchetti di pelle contenenti aghi e gioielli. Più tardi, precisamente nel 1841, l’esploratore Stephen le descrisse in un suo volume pubblicato a New York in quell’anno, allegando anche la riproduzione di alcune incisioni ritrovate presso le mummie: “geroglifici, palazzi, statue giganti, piramidi”.

Quelle incisioni possono richiamare le civiltà antiche dell’America centrale e meridionale. Alessandro Riario Sforza, a questo proposito, ci riporta ciò che Stephen scrisse centosettant’anni fa: “Generalmente, i geroglifici egizi ci richiamano a qualcosa di reale, quella della Mammoth Cave sembrano riferirsi a mostri, esseri immaginari non esistenti in natura“.

Riario Sforza ci fa inoltre notare come nel 1868 furono effettuati scavi in una miniera di carbone dell’ Ohio. Una massa enorme di minerale venne giù, scoprendo una parete piena di geroglifici disposti in file orizzontali, separate di pochi centimetri l’una dall’altra. Qualche tempo dopo, quei segni contenenti un messaggio indecifrabile si sbriciolarono sotto il peso della parete che crollava al suolo, facendo diventare polvere quei segreti provenienti da una preistoria remotissima.

Un’altra vicenda - sempre riportata dallo studioso italiano - è quella di Tom Kenny, un agricoltore di Plateau Valley nel Colorado. Mentre scavava nel suo terreno, giunto a una profondità di tre metri, vide un pavimento liscio formato da piastrelle manufatte disposte in modo regolare. Il cemento che era servito per far aderire le piastrelle venne analizzato da alcuni chimici, i quali rilevarono la presenza in quel cemento di elementi del tutto estranei alla Plateau Valley. Alla fine, gli stessi chimici fecero una confessione strabiliante, giungendo ad ammettere che le piastrelle - e perciò anche il pavimento - conteneva elementi presenti nella valle in un periodo compreso tra i 20 e gli 80 mila anni fa!

Aggiungiamo che Frank Edwards, nel suo volume Strangest of all del 1956, fa notare che le piastrelle e il pavimento furono rinvenuti nello stesso strato geologico comune al cavallo a tre dita (Merychippus) vissuto nel Miocene in America del nord, ovvero dai 6 ai 30 milioni di anni fa!