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La Baronessa di Carini

Il castello di Carini, fa da sfondo ad un terribile omicidio... Laura Lanza e Ludovico Vernagallo


E’ qui che tutto ha inizio, in questo splendido castello, con la nascita della bella Laura Lanza figlia di Cesare Lanza conte di Mussomeli… Quale tremendo destino ha atteso la bellissima fanciulla, ma… andiamo per gradi.

Laura era poco più di una bambina quando venne data in sposa a Vincenzo La Grua, figlio del barone di Carini, ma il suo cuore già palpitava per un altro uomo, un certo Ludovico Vernagallo. Sta di fatto che il tempo può guarire le ferite del corpo ma molto spesso non riesce a guarire quelle dell’anima e soprattutto di un’anima delicata come quella di Laura, la quale si ritrovò ben presto a spasimare tra le braccia del suo amato.


Il padre di lei messo sull’avviso dal monaco confessore della donna, che venne meno all’obbligo di riservatezza, della tresca tra la Baronessa e il giovane Ludovico, non perse tempo, cavalcò dal suo castello a Mussomeli fino a quello di Carini e trovati i due amanti li uccise. La baronessa fu colpita al petto, vi mise sopra la mano e poi si appoggiò al muro lasciandovi un’impronta.


Quella stessa impronta che secondo una leggenda, in occasione dell’anniversario del delitto, 4 dicembre, comparirebbe sul muro della stanza dove la baronessa venne uccisa.

Così recita una ballata di Carini, forse qualcuno se la ricorda perchè è musicata da Romolo
Grano e cantata, in lingua siciliana, da Luigi Proietti, nel film realizzato per la tv: “L’amaro caso della baronessa di Carini”.

« Chiangi Palermu, chiangi Siracusa
a Carini c’è lu luttu ‘n ogni casa.
Attorno a lu Casteddu di Carini,
ci passa e spassa un beddu cavaleri.
Lu Vernagallu di sangu gintili
ca di la giuvintù l’onuri teni.
“Amuri chi mi teni a tu’ cumanni,
unni mi porti, duci amuri, unni?”
Vidu viniri ‘na cavallaria.
Chistu è me patri chi veni pi mmia,
tuttu vistutu alla cavallarizza.
Chistu è me patri chi mi veni a ‘mmazzà.
Signuri patri, chi vinisti a fari?
Signora figghia, vi vegnu a ‘mmazzari.
Lu primu corpu la donna cadiu,
l’appressu corpu la donna muriu.
Nu corpu a lu cori, nu corpu ‘ntra li rini,
povira Barunissa di Carini. »