
Un noto massmediologo canadese diceva che il medium è il messaggio, ovvero che la comunicazione si plasma e si crea nello strumento che la comunica. Da questa tesi di acqua sotto i ponti ne è passata tanta: il villagio globale da pronostico è diventato realtà i media sono diventati le nostre le protesi visive ed il web è la nuova agorà, la piazza virtuale dove siedono e parlano i nostri avatar. In questa dimensione virtuale i nostri corpi diventano quindi il mezzo che ci permette di entrare in comunicazione con l’altro.
Se, dunque, Marshall McLhunan sosteneva che Il medium è il messaggio allora oggi, nell’era dell’interconnessione globale, il “corpo”, il nostro corpo diventa il mezzo del medium, ovvero il vero ed unico messaggio. La moda, in quanto forma d’arte e di avanguardia, ha scoperto il corpo da tempo e lo usa quale simbolo unico del suo modo di essere e di apparire.
Il passo per le case pubblicitarie è breve e il corpo, nudo, ti trasforma in tendenza, in simbolo di tutto ciò che si può rappresentare: Joanna Gardiner, per pubblicizzare la sua azienda di cosmetici (la Elave), ha girato uno spot web dal motto “Nulla da nascondere“, dove lei e i suoi collaboratori appaiono nudi intenti a svolgere le normali routine d’ufficio. L’ultima “moda”, connubio tra marketing, pubblicità ed arte, la lancia Puma con la sua campagna per Urban Mobility. Per sostenere questa nuova linea, gustoso connubio tra vintage (tipo la cintura in legno, senza parti metalliche) ed Hi Tec (la bici brandizzata), la casa teutonica si è affidata al fotografo RyanMcGinley e alla Serpentine Gallery di Londra.
Articolo inviato da Guido Petrangeli

Ilaria Romano








