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NUOVE TENDENZE

Dal prodotto seriale al nuovo futurismo?

La massificazione fa un passo indietro verso l’individualizzazione del prodotto:la serialità comincia a stancare il consumatore,che è diventato solo ed esclusivamente un consumatore e niente altro.L’idea del prodotto finito,in serie, che forniva una certa sicurezza riguardo all’immediata accessibilità ed alla sua già pronta gamma di colori e taglie,ha iniziato a stancare l’acquirente.

Chi consuma tende a consumare meno, ma ad acquistare un prodotto il cui costo abbia un ammortizzamento nell’arco del tempo o un prodotto che sia garanzia di unicità.L’abito,il profumo,l’accessorio, hanno ripreso quota su un mercato di artigianalità selettiva:il “su misura“. A Firenze,così come in altre città d’Italia, il fenomeno è molto evidente:accanto agli stores di abbigliamento e, comunque, di largo consumo, è diventato più usuale imbattersi in ateliers d’abbigliamento o di complementi accessori.Luoghi intimi,accoglienti,dove l’atmosfera sembra rarefarsi..Il mercato ama l’intimo.Non solo nel senso della lingerie,ma nel senso acutamente sociale.

Nascono nuove forme di aggregazione in luoghi prima solo riservati alla cultura:nelle librerie ci si può prenotare per dei brevi ateliers di tricotage.I corsi di studio per orafi, modellisti ed altri operatori specializzati nel mondo del fashion, registrano il tutto esaurito; le vecchie botteghe artigiane riprendono a fare capolino nelle stradine di Santo Spirito e di San Frediano:via Romana ne è un bell’esempio.Un capitale culturale che comincia ad essere più visibile,forte di una domanda di esclusività che registra impennate negli ultimi tempi. Dal piccolo accessorio a quello più grande,l’artigianato fiorentino offre una scelta che si prepara a diventare sempre più ampia.E’ aumentata l’offerta,che si è diversificata e, evento straordinario, si è innalzata la qualità del prodotto. Molto spesso prodotti che possono vantare l’unicità-e, in tempi di contraffazione galoppante,non è cosa da poco- unitamente al reimpiego di una lavorazione artigianale storica, rivisitata con gli occhi dei tempi.

E’ il momento del recupero – prima dello scarto definitivo di un capo, lo si analizza con maggiore oculatezza- o del reinventato:largo alla creatività ed al saper fare e, se nella creatività di un prodotto e nella sua realizzazione,il cliente può fornire delle idee personali, si sente più coccolato e convinto ad acquistare.L’esclusività nel particolare è assicurata.Chi compra ha bisogno di sentirsi coccolato, non aggredito.E’ questa,forse,una nuova forma di quella che gli americani chiamano cocooning.Un momento di rilassatezza e del volersi bene, perchè l’acquisto-shopping sarà chic,ma dà l’idea dello scippo,ed in alcuni casi lo è.

Il Vintage insegna: i negozi di Vintage sono luoghi pensati, storicamente calzanti.Vi si trovano- con sempre maggiore consuetudine - pezzi storici spesso solo in esposizione; questo aspetto denota quanto la passione e l’affezione ad un pezzo scovato chissà dove, non siano una questione di prezzo ma anche un prodotto culturale,qualcosa che trasporti l’acquirente,od il semplice curioso, in un’atmosfera d’altri tempi.Non mi sorprenderei della lettura di qualche brano dalle opere di Oscar Wilde nel bel mezzo di una serata organizzata in uno store Vintage.Del resto il geniale autore inglese si è occupato anche di stile d’abbigliamento e –in ambito letterario-non è stato il solo a farlo. La popolazione italiana, in media, non è certo giovane anagraficamente,ma è giovane negli atteggiamenti e nella ricerca di un modo intelligente di rivisitare il passato.

Che non sia anche questo un modo per insegnare ai ragazzi di oggi la storia,almeno quella parte di storia sociale che era aggregazione e sorriso, affabilità e disponibilità all’aiuto? Un oggetto che ha una storia è più affascinante di un abito-sia pur costoso e griffato-trovato in bella esposizione nel negozio di lusso della più lussuosa via dello shopping.E domandarsi se non sia il caso di recuperare una memoria persa.La tradizione artigianale italiana è un’eccellente Madre. Auspico che ci siano negozi di appassionati vintage pronti a catturare questo trend e ad offrire al cliente un acquisto che soddisfi i cinque sensi:sembra che sia questo il nuovo mood degli ateliers, mood che risponde alla nuova tendenza socio- culturale in atto. Allora, a caccia di guantini d’inizio secolo, gonne dalle varie fogge e dai diversi colori e, dulcis in fundo, di ombrellini parasole.

Con il caldo in agguato e la potenza dei raggi solari non mi stupirei di vedere il vecchio ombrellino parasole fare capolino la prossima estate, non solo nelle spiagge,ma soprattutto nelle città.Vuoi vedere che- rivisitato in chiave moderna- diventerà un accessorio chic per difendersi dai raggi del sole?E’ quello che propone, ad esempio, la ditta Francesco Maglia che, dal 1854, è presente sia sul mercato interno che su quello internazionale. Gioielli di artigianalità che impiegano legni naturali, bambù,argento e tessuti sempre classici,ma innovativi. Del resto , il futurismo e l’art déco sono alle porte dell’universo moda : la mostra sul futurismo a Bergamo, la prossima mostra del Museo del Tessuto di Prato-dedicata a Thayhat, inventore della tuta e collaboratore della grande Madeleine Vionnet-, l’esposizione del Musée Gaillera di Parigi,dedicata agli Anni Folli. Tutto sembra remare a favore del ritorno in auge di uno stile che rappresentò una raffinata- ma forte - rottura con il passato ed un’apertura - a volte definita scandalosa - verso il futuro.

Carmen Lia Leuzzi

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