Questo sito contribuisce alla audience di

L’INDIA E' DI MODA

La moda guarda verso est.

Nelle ultime sfilate abbiamo visto molti abiti e accessori ispirati all’oriente e in particolare all’India: nella collezione di Jean Paul Gaultier per Hermes, gli scintillanti abiti da sera rimandavano alla femminilità del saari, forse a preannunciare la volontà del marchio di aprire un monomarca a Mumbai (Bombay) o a Nuova Delhi. Ennio Capasa per Costume National, ha tradotto il suo amore per l’India in una collezione da lui stesso definita “Goa Chic”.

Calato il sipario sulle sfilate, si continua a parlare di India e si leggono notizie a tutta pagina di aperture di punti vendita, di partnership, di progetti; ciò conferma che questo Paese, oltre ad essere fonte di ispirazione creativa, ricopre un ruolo importante nelle strategie dei marchi del lusso.

La Perla ha siglato un accordo con una società partner locale, il Murjani Group, per aprire numerosi punti vendita, il primo alle Hilton Towers di Mumbai e poi almeno una boutique all’anno; il Murjani Group è partner anche di Gucci che ha inaugurato in questi giorni il suo primo monomarca nella capitale, uno spazio di 320 mq affacciati sul mare, e ha in progetto due prossime aperture a Nuova Delhi. Molti altri brand del lusso internazionale si stanno espandendo verso l’India, non solo in termini di distribuzione, ma anche grazie a joint-venture con aziende locali: è il caso di Poltrona Frau, che ha da poco concluso con Tata (gruppo già partner di Fiat auto e attivo in molti settori industriali e commerciali) un contratto per lo sviluppo dei propri brand nel paese asiatico. Louis Vuitton invece, in partnership con una società edile locale, aprirà nel sud dell’India il suo primo stabilimento al di fuori dell’Europa e degli Stati Uniti.

Ma quali sono i fattori che hanno portato l’India alla ribalta e quali sono gli aspetti che lo rendono un mercato dalle grandi potenzialità di sviluppo? Quali trasformazioni in atto rendono così interessante questo Paese agli occhi degli investitori stranieri?

Come per la Cina, la chiave dello sviluppo dell’India è nei numeri: una popolazione di 1,2 miliardi di abitanti, con un’età media molto bassa, (il 30% è di età compresa tra i 21 e i 40 anni), tasso di crescita del PIL intorno all’8,5% negli ultimi anni, costante crescita della percentuale di ricchi sulla popolazione.

Altro fattore chiave è la qualità del capitale umano: una manodopera specializzata e a minor costo (per questo motivo è stata protagonista di strategie di delocalizzazione produttiva), soprattutto nel settore dei ricami e del taglio di pietre preziose, e una tradizione di estetica ed eleganza tra le più importanti del mondo. Inoltre il territorio possiede molte materie prime, in particolare cotone, seta e soprattutto cuoio.

Già molti brand avevano “predetto” l’accelerazione del processo di sviluppo: Montblanc ha aperto il primo spazio monomarca nel 1995, seguito poi da Cartier e Zegna; solo dopo il 2000 l’ingresso nel Paese si è fatto più massiccio con lo sbarco di Vuitton, Bulgari, Chanel, Versace, Ferragamo, Valentino e molti altri. Ma l’ascesa del lusso in India è appena iniziata: gli analisti di Bain & Co. stimano per questo mercato una crescita del 25% annuo per i prossimi tre anni.

Al momento, i brand del lusso più conosciuti sono soprattutto marchi locali, come Park Avenue, Allen Solly, Reid & Taylor o Raymond Weil, nomi per noi del tutto nuovi. Tra le aziende straniere più conosciute troviamo Rolex, Omega e altri brand produttori soprattutto di orologi o gioielli. L’unico marchio del fashion internazionale presente nella top ten è Gucci, ma in generale nomi come Yves Saint Laurent sono noti a una piccolissima percentuale della popolazione. La maggior parte dei marchi citati, sono conosciuti principalmente per prodotti rivolti agli uomini, poiché il segmento dell’abbigliamento formale maschile è al momento quello più sviluppato.

Il fatto che le tradizioni indiane siano molto radicate, si riflette anche nei consumi del fashion: le donne sono ancora molto legate agli abiti tradizionali, ma l’età media molto bassa, la grande apertura verso l’esterno e la forte influenza del cinema nazionale, sempre più orientato verso modelli occidentali, stanno accelerando lo sviluppo dei consumi femminili nel mercato del lusso.

Il mercato indiano pone anche alcuni problemi, che sono causa dello sviluppo un po’ lento rispetto alle potenzialità effettive. Prima di tutto, i prodotti di lusso subiscono una tassazione altissima: le barriere tariffarie spingono infatti molti consumatori ad acquistare all’estero anche perché l’assortimento ne risulta limitato. Il ribasso delle aliquote di tassazione offrirebbe quindi ulteriori possibilità.

Il mercato è concentrato nelle grandi città, più aperte verso una cultura cosmopolita e caratterizzate dalla maggiore facilità di comunicazione e di trasporto. Ma le metropoli offrono soprattutto gli spazi adeguati, problematica principale che le aziende si trovano ad affrontare: la scelta della location è fondamentale per un brand del lusso, che attraverso lo spazio, la posizione e il lay out del punto vendita veicola la sua immagine; ciò che scarseggia in India sono proprio gli spazi qualitativamente adatti. La maggior parte dei punti vendita si trova all’interno di fastosi alberghi a cinque stelle, come ad esempio il Grand Hyatt di Mumbai; il problema è che questi spazi si saturano rapidamente e i costi sono molto elevati. Inoltre lo sviluppo della rete di vendita avviene soprattutto tramite accordi di partnership con gruppi locali e non autonomamente.

Il momento della svolta arriverà probabilmente con l’apertura di numerosi mall e aree dedicate allo shopping, che consentiranno l’accesso a nuovi spazi qualitativamente elevati e permetteranno di trattare direttamente con società locali e di acquisire spazi a prezzi inferiori.

Come è accaduto nel mercato cinese, anche in India c’è un forte interesse verso i brand internazionali e altamente riconoscibili, ma a differenza dei consumatori cinesi, quelli indiani sono più attenti e sofisticati, sono molto interessanti non solo al contenuto moda, ma anche all’alta qualità. Questo apre un’ampia strada al Made in Italy, grazie al connubio di qualità e immagine che contraddistingue i nostri prodotti.

La grande tradizione estetica si traduce non solo nell’interesse verso il lusso internazionale: la creatività non viene unicamente importata, ma nasce in India grazie all’attività di numerosi designer emergenti.

In aprile si è tenuta la Wills Lifestyle India Fashion week (lo sponsor è uno dei più conosciuti brand locali di abbigliamento e accessori) che ha messo in luce i talenti indiani più promettenti. Vogue Italia ha definito la moda indiana come “un diamante grezzo”: questi designer si fanno interpreti di un patrimonio culturale ed estetico, attraverso la ricercatezza nelle creazioni, la qualità dei tessuti e la cura nella realizzazione, attraverso uno stile fortemente ispirato alla tradizione, ma allo stesso tempo non lontano dal gusto occidentale. Così come l’India è un Paese variegato, anche il panorama stilistico è molto diversificato. Alcuni designer sono già conosciuti in Europa e hanno sfilato a Londra o a Parigi, come ad esempio Anamika Khanna, che per le sue linee morbide e i tessuti leggeri è stata paragonata al primo Dries Van Noten, o Manish Arora, che utilizza con grande talento e originalità le applicazioni e i ricami; altri hanno frequentato scuole internazionali come Ranna Gill che ha studiato al Fit o Gaurav Gupta, allievo della Central St.Martins che ha lavorato con Husseyn Chalayan e Stella Mc Cartney; altri ancora sono già amati dalle celebrities come Rohit Bal che ha vestito Elizabeth Hurley per il suo matrimonio.

L’elemento comune a questi designer è la volontà di conciliare la matrice tradizionale con la modernità e il glamour, grazie all’utilizzo di sete pregiate e lavorazioni particolari, rinnovate da stampe originali e azzardate, con la reinterpretazione di abiti tipicamente indiani, come churidaar (pantaloni) tradizionali che diventano sexy grazie a tacchi vertiginosi.

L’India è oggi teatro di grandi cambiamenti, non solo economici, ma anche sociali e culturali: in un Paese che ha sempre respirato il lusso dei maharaja, il benessere e la ricchezza si stanno diffondendo in altri strati della popolazione, dando vita ad una nuova generazione di consumatori, perlopiù giovani e attenti alle mode. E’un paese di cui sentiremo molto parlare nel prossimo futuro, come teatro di strategie di espansione, ma anche come laboratorio di giovani talenti e nuove tendenze.

FONTI: MF Fashion, Il sole 24 ore, Vogue Italia, Time Style & Design

Elisabetta Luly