
Una delle peculiarità di questo “Utopic Place”, sta proprio nell’allestire e organizzare “mostre fashion”,trasformandosi,all’occasione, in una vera e propria “Art Gallery”, in cui stilisti/artisti completamente scevri di fama,si cimentano,confrontandosi con un mondo a loro ignoto e oscuro, esponendo le loro “opere d’arte ”costituite per lo più, da capi di abbigliamento e borse; ma con l’assoluto dictat, che gli “stilisti in questione” , devono, categoricamente ,essere “artisti contemporanei”, certificati da curricula o book artistici, che attestino, la loro provata esperienza nel mondo dell’arte e dello spettacolo.
Così in un atmosfera,dove la presenza di mobili e suppellettili art-dèco e vecchi giornali dalla carta ingiallita , aiutano a ricreare un “environment” quasi da film, giusta via di mezzo fra una nursery inglese post-bellica e una“polverosa soffitta”, in cui passato e presente ,effimero e surreale coabitano insieme dando vita ad un luogo senza tempo; in cui,però, una futurista e concreta ventata d’ispirazione marinettistica , proveniente da inquietanti poster,appesi alle pareti, vestiti di pop-art anni 80, ha il compito di riportarci, bruscamente, alla realtà : per poi essere inevitabilmente attratti dal vero e incontrastato protagonista,di tutta la scena ossia il gozzaniano “salotto buono di nonna Speranza” celato e nascosto in un angolo per apparire, poi in tutta la sua “singolare vistosità” dove la crepuscolare ambientazione stilistica trova ,qui, una sua perfetta e fedele riproduzione: anche se , l’“eccentrica monotonia”, la “scialba stravaganza” e la cui “insolita bellezza”,questa volta non verranno utilizzate per sottolineare la bruttezza della signorina Felicita, ma per presentare e fare da scenario a “Carousel”,nome dato all’ originale ed estrosa mostra di borse, icona proprio dell’intersecazione e della compenetrazione fra arte e moda.
In cui, già il titolo , evoca in noi ,in uno “stream of consciousness” di woolfiana memoria, ricordi nostalgici di sapori e tradizioni ormai passate ,come lo stacchetto pubblicitario a cartoni animati con cui sono cresciute le nostre mamme, o la giostra composta da cavalli incantati protagonista di tanti film Disneyani ,fino alla caramella,bicolore, di zucchero glassato simbolo del pinocchiesco mondo dei balocchi.
Ed’è proprio su questa filosofia che si basa la prestigiosa collezione creata da questi sei giovani stilisti d’assalto ,che hanno combinanto in modo ardito e mixato audacemente stili quali classic vintage e minimal chic, contornati da chiare sfumature di gusto retrò, ma è la peculiarità dei soggetti usati che rendono, questa “raccolta stilistica”, ancora più insolita e stravagante ,seguendo vagamente le orme del pittore Benaglia diventato famoso proprio per aver riprodotto su tela personaggi fantastici e fiabeschi come pinocchio e arlecchino o paesaggi mitologici come il bosco incantato e la foresta nera;così questi sei piccoli “Deus ex machina” dalle potenzialità quasi demiurgiche, hanno utilizzato entità ludiche e particolari come antichi balocchi,carillon, giostre stilizzate,animali mitologici, personaggi dagli altisonanti nomi shakespeariani e vecchie fotografie, in bianco e nero, ma anche irriverenti teatrini comici, popolati da maschere tragicomiche che rappresentano appieno la sfiducia nel progresso e il rifiuto della società moderna da parte dell’artista, che combinati a grotteschi pupazzi caricaturali dai colori fluorescenti, vanno ad animare tessuti Hi-tech e pregiate stoffe, “brevettate” dagli stessi, che insieme a “manifattura e cucitura artigianale” e al”dipinto a mano” risulta essere uno dei concetti base di questa inedita “moda artistica” , anche se il vero’ “asso nella manica”, risulta essere,proprio, l’ “unicità del pezzo” e non la semplice e banale limited edition, come designer di ben più alto calibro, hanno fatto in passato, dando garanzia,così, ad un eventuale acquirente di possedere un oggetto,sicuramente, raro, se non addirittura, unico ed irripetibile:diventando,in questo modo, articolo impedibile per tutte le “fashion victim”più accanite che hanno l’opportunità,con una spesa contenuta, di portare “a braccio” dei veri e propri capolavori, seguendo l’ideale creativo della trasformazione e della traslazione del “quadro d’autore” in prete-à-porter!!!
Mi sento,infine, di concludere ringraziando sentitamente questi “sei stilisti in cerca d’autore”, pirandellianamente parlando,rispondenti ai nomi di Zaelia Bishop, Elena Campa, Alessio Facchini, Alssandra Fusi, Irene Rinaldi , Roberta Spegne e . S.Cart “with some special objects”, che rifuggendo da spregiudicate tecniche di marketing e martellanti messaggi pubblicitari quali volantinaggio e cartellonistica considerate come mediocri e volgari forme d’espressione ,hanno,invece, messo le loro conoscenze artistiche a servizio del fashion, nel senso più ampio del termine, dando in questo modo , un ulteriore dimostrazione,che la moda non’è solo un semplice oggetto creato per soddisfare la vanità femminile, ma è,anche, tradizione,storia,arte e cultura.
Franesca Romanelli

Ilaria Romano









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