
L’inverno e la primavera
di Esopo
L’inverno scherniva la primavera e la ingiuriava perché quando arriva lei, nessuno ha più pace, ma uno va per prati e boschi, all’altro è gradito cogliere fiori e gigli o anche portare una rosa davanti agli occhi o appoggiarla sui capelli. L’altro ancora salito su una nave, addirittura attraversa il mare e va, se può verso altri uomini, anche perché tutti non hanno più alcun pensiero dei venti e dell’acqua delle piogge.
Io assomiglio ad un arconte o a un dittatore e comando di guardare non al celo ma in giù e alla terra, ed è lecito temere e tremare, e trascorrere la giornata tristemente quando si sta a casa.
Rispose la primavera:
Per questo che gli uomini ti manderebbero via volentieri, di me gli pare gradevole anche solo il nome, e sì, per Zeus è il più bello dei nomi, al punto che mi ricordano quando me ne vado e gioiscono quando riappaio.
La Morale:
La stima genera rispetto, ma il rispetto non è sempre figlio della stima, talvolta è figlio del timore. Ed proprio su questa differenza che s’impernia il dialogo tra l’inverno dittatore che incute timore e la primavera in fiore che invita il viver all’amore. Una favola per seminare nei nostri cuori una domanda, meglio il rispetto figlio del timore o figlio della stima?

Cleonice Parisi








