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L'Indovina di Jean de La Fontaine

Essa aveva l'arte sopraffina di dire a ciascun ciò ch'egli vuole...



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Victoria Frances

L’Indovina
di Jean de La Fontaine

La nominanza è spesso sulle dita del caso e vien dal caso anche la gloria, questa è l’antica storia di tutti i tempi, ove raggiri cabale e pregiudizi reggono la vita. Non c’è rimedio, il meno è la giustizia a questo mondo, e a guisa di torrente scorron le cose irreparabilmente.

Una donna faceva la pitonessa a Parigi e la gente affascinata correva per qualunque buccicata a consultare la sacerdotessa.

Chi perdeva uno spillo od un amante, chi voleva liberarsi d’un eterno marito, una gelosa ed altre tante e tanti, o chi voleva strappare un terno, andavano dalla celebre Indovina ad invocar le magiche parole, ed essa aveva l’arte sopraffina di dire a ciascun ciò ch’egli vuole, con segni indiavolati e petulanza, travestendo la zotica ignoranza, seppe alfine ottenere il gran miracolo di passar fra la gente per oracolo.

Sebbene quest’oracolo la bocca aprisse in cima a un povero solaio, pure attirava tanta gente sciocca, che misurò i denari collo staio.

Il marito divenne cavaliere, cambiò casa, cominciò a fare le cose in grande, ma in mezzo ai candelabri, alle specchiere, la maga barattò le noci in ghiande.

Un’altra donna intanto che di magia non ne sapeva niente, venne ad abitare in quell’oscura soffitta, e vide accorrere la gente a farsi dire la solita ventura. Donne, fanciulle e conti e servi e serve, era un continuo andare e ritornare.

Invan la donna cercò di spiegare che non faceva la strega, a nulla servì ogni protesta, e il suo negarsi.

Bisognava profetare, fare incanti, e incominciò a prender più denari col mestiere di maga di un avvocato. Aiutava, dirò, la messa in scena, un manico di scopa e quattro storte sedie, e quell’aria di miseria piena, che puzzava di sabato e di morte.

L’altra donna ben presto vide il guaio di non aver salvata l’apparenza: la fede era rimasta sul solaio. È l’insegna che fa la concorrenza.

La Morale:

Quando si dice l’apparenza, Jean de La Fontaine e la sua favola dell’Indovina, ci dimostra come sia “l’abito a fare il monaco”, è il caso dell’indovina che vide moltiplicare le sue ricchezze, in una oscura soffitta che “puzzava” di povertà, “essa aveva l’arte sopraffina di dire a ciascun ciò ch’egli vuole” ma non bastò a conservarle i meriti quando cambiò casa, quel che impressionava la gente era l’ambiente in cui l’indovina abitava. Quando la nuova inquilina prese possesso della soffitta, nessuno badò alle parole della donna che si dichiarava lontana da quel mondo, tutti pretesero a gran voce che divinasse, la povera donna doveva pur pagare le tasse, e pertanto prese a divinare pur non sapendolo fare, e non passò molto tempo che anche ella imparasse “l’arte sopraffina di dire a ciascun ciò ch’egli vuole”.

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