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Il Fatangelo con le ali all’ingiù di Gabriella Delfante

E se vivessimo anche tutti noi Felici e contenti?

Il Fatangelo con le ali all’ingiù
di Gabriella Delfante

‘C‘era una volta, nell’immenso Cielo lassù, un arcipelago di nuvole allegre che ospitava Angeli felici.

Gli Angeli adorano le loro ali e sanno che, muovendole a dovere, possono raggiungere luoghi inesplorati e che riescono a salire così in alto da riuscire a toccare le stelle!

Le tengono in ordine, le puliscono, staccano le piume più vecchie e si pavoneggiano anche un po’.
Sono gli unici, in tutto l’Universo ad avere tali privilegi!

Volano in picchiata, volteggiano armoniosi, raggiungono gli esseri umani quando ne hanno bisogno ma, ciò che a loro piace maggiormente, è volare verso l’Alto!

In un tempo non definibile nacque un Angelo che aveva le ali che guardavano all’ingiù; tutti gli altri Angeli lo coccolavano moltissimo ed erano molto attenti nel trattarlo come chiunque altro per evitare che si sentisse diverso.

Ma c’era poco da fare… LUI… diverso… lo era proprio… e mentre tutti si impegnavano nel librarsi sempre più in alto, il suo sguardo si volgeva sempre in basso, innamorato della Terra e di tutto ciò che l’abitava!

Le sue ali si aprivano, si scrollavano, lui prendeva la rincorsa dalla sua nuvoletta preferita e tentava disperatamente di raggiungere gli altri Angeli che si libravano verso l’Alto dei Cieli, ma le sue ali che guardavano all’ingiù lo facevano volare al contrario e capitombolare rocambolescamente su Madre Terra!

Toccato il suolo il suo cuore si spalancava e si faceva catturare dai colori.
Trascorreva il suo tempo ad osservare gli uomini e la natura; posava i suoi piedini delicati sul verde soffice ed umido, appoggiava le dita muovendole su e giù e sorrideva mentre si accorgeva che i suoi talloni avevano già lasciato la loro impronta sul fresco e pensava che su nessuna nuvola questo avrebbe potuto accadere mai… Che felicità in quelle piccole cose!
E quanta gratitudine nasceva dalla sua grande anima!

Si divertiva un mondo e dimenticava ben presto le nuvole, le stelle, le sue ali all’ingiù ed i suoi compagni di volo.
‘Cosa c’è di più bello di questo fiore che sta sbocciando?’ – mormorava tra sé e sè - o di una saggia conversazione con la mia amica quercia, la centenaria! Mi racconta certe fiabe che nessuna stella saprà mai! Amo la Terra e il suo incanto più di ogni altra cosa!’

Così continuava a conoscere il nostro mondo attraverso la voce della quercia, la centenaria, e a vivere il senso della vita tramite i fiori che sbocciavano donandogli sfumature e profumi.
Spesso dimenticava di tornare sulla sua nuvola e si rannicchiava tra qualche radice e lì trascorreva la notte, cullato dai suoni del buio.

Un giorno in cui il vento era particolarmente allegro e burlone, mentre il piccolo Angelo continuava a sforzarsi di volare verso l’Alto per non dispiacere i suoi amici Angeli, udì le campanule da poco nate nel bosco laggiù creare una buffa melodia e proprio non riuscì a resistere…
Si abbandonò ai soffi del vento, si arrese a quel richiamo che lo faceva cantare e via… si lasciò trasportare dalla corrente e dai suoi sogni…

Planò dolcemente, raccolse le ali e si guardò intorno stupito e subito si vide circondato da una molti-tudine di lucette velocissime, tanto veloci che non riusciva a delinearne i contorni.
Sembravano indaffaratissime, quasi a creare un rituale per le campanule appena nate…
Improvvisamente una di loro si staccò dal gruppo… rallentò e si posò su un ‘DO’ appena creato.


E fu così che lui la vide… piccina, vivace, allegra, con una tunica color salvia che le copriva i piedi, i lunghi capelli color dell’arancio le incorniciavano il volto e quel lunghissimo cappello a punta che, nonostante i suoi continui movimenti, sembrava esserle magicamente fissato al capo…

Ora sapeva a chi indirizzare i suoi pensieri!

Anche lei si accorse della sua presenza distogliendo per un attimo lo sguardo dalle note e dai fiori.

Fu amore a prima vista.

Si presero per mano senza dire nulla ed iniziarono a girare in tondo consentendo al vento di muovere i loro passi.

Questa danza creò una spirale di gioia che salì fino al Cielo.
Tutti gli Angeli ne furono attratti e si affacciarono dalle loro nuvolette per guardare in basso.

‘Ma è il nostro fratellino con le ali all’ingiù…’ – disse il capo degli Angeli meravigliato.

‘Cosa ci fa con una Fata?’ – chiese curioso un secondo.

‘Gli Angeli e le Fate hanno compiti diversi, non si uniscono tra loro!’ – esordì un terzo con tono peren-torio.

Il capo degli Angeli sorrise e saggiamente affermò: ‘Credo sia giunta l’ora di permettere la creazione di un nuovo popolo, che sia da tramite tra noi e le Fate. Che ne pensate di chiamarli Fatangeli?’

Fata Lia ed il capo degli Angeli si incontrarono e concordarono che non si potevano dividere due anime che si erano incontrate!

‘Non è questione di razza, è questione d’amore’ – sospirò Fata Lia…

E fu così che l’Angelo dalle ali che guardavano all’ingiù fu il capostipite di questa nuova stirpe, sposò la Princifata Brì e dalla loro unione nacquero tanti Fatangeli il cui compito è di intrattenere relazioni tra gli Angeli e le Fate affinché si crei unione tra i Mondi.

E se vivessimo anche tutti noi Felici e contenti?

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Commenti dei lettori

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  • peppino fieni

    15 May 2010 - 07:59 - #1
    0 punti
    Up Down

    Allora è l’amore che ha permesso l’integrazione delle razze nel tempo? La favola dice, implicitamente, di si: aggiungerei, guardando la storia, che il conflitto non ci ha mai abbandonati. Eraclito ha ragione nella storia, ma l’amore resiste. Vediamo con la globalizzazione attuale! Sarà una sorpresa comunque. Ma la storia siamo noi, per questo l’accettiamo. Questa è la mia morale.