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Dinanimismo: intervista al neoimpressionista Vincenzo Carofalo

Dinanimismo è il logo di uno dei gruppi d’avanguardia ferraresi (a metà campano, per le origini dell’artista fondatore) più creativi: a cura di Zairo Ferrante (e altri), poeta e[...]

opera di Vincenzo Carofalo Dinanimismo è il logo di uno dei gruppi d’avanguardia ferraresi (a metà campano, per le origini dell’artista fondatore) più creativi: a cura di Zairo Ferrante (e altri), poeta e scrittore, ricercatore del LLF (Laboratorio Letteratura Futurista) per l’AIT -movimento transumanista- dei vari Campa, Prisco, Vaj, Guerra e altri. Tra le ultime azioni dinanimiste, questa intervista al noto pittore brindisino Vincenzo Carofalo, a suo tempo allievo di Maestri quali Brindisi, Guttuso, lo stesso Levi. Carofalo esponente neomoderno promotore del ritorno della Bellezza e della Forma, aggiornate, nell’arte contemporanea, al passo con certa protoavanguardia letteraria alla base del neofuturismo dinanimista.

Vincenzo Carofalo: Conosciuto in Italia e all’estero le sue opere impreziosiscono numerose gallerie d’arte e collezioni private. Ha ricevuto, nella sua carriera, diversi premi sia nazionali che internazionali. E’ stato premiato dalla stampa Italiana in occasione della mostra Internazionale sulla nave “Grado”.strong>
Anche nomi celebri hanno parlato delle sue opere “ …E forse è nato chi prepara, nei quadri, l’annuncio della fine della separazione, l’amoroso sorgere di una pittura senza terrore. (Carlo Levi)”

Come sottolineato dall’artista stesso (originario del Salento, Brindisi) assai interessante – in questi anni duemila- la rivendicazione, come cifra della sua poetica pittorica, della matrice Impressionista, protoavanguardia che ha indubbiamente influenzato le avanguardie storiche e l’arte contemporanea. Un neoimpressionismo, certamente aggiornato, più “tattile e tecnologico ..ma come tekne”, forse, rilanciato come opzione oggettiva, pure interpretando le avanguardie successive, fino ad oggi, come legittima ricerca, ma percorsi già oltre-arte- per così dire.

E’ stato intervistato, per il Gruppo DinAnimista da Michela Erika Rossano:

1) Seppur nel pieno della sua attività, Lei ha alle spalle una lunga carriera ed una vasta produzione artistica.
Ci racconti quando e come è nata la sua passione per la pittura.

Non ricordo mai di non aver dipinto, se vado indietro nel tempo le mie giornate le ricordo sempre piene di colori, di tavolozze e di tele.
Forse è proprio vero che l’uomo nasce con le sue passioni, la mia è stata quella della pittura.
Certo, in seguito, gli studi hanno completato quella che era una mia tendenza naturale.
Devo ringraziare il destino che mi ha dato alcuni maestri, come il Raffaele Spizzico, artista preside del Liceo e Accademia di Belle Arti di Lecce.
Dalla sua guida ho tratto notevoli vantaggi, per il successivo percorso d’Artista contemporaneo che ho intrapreso.

2) I suoi quadri sono esposti anche in Australia, Francia, Egitto, Spagna. Ma Lei è originario di Torre S. Susanna (Br).
Ci descriva il suo esordio e come lo ha vissuto.

Sono stato, negli anni 70/80, il promotore del “ Centro Artistico del Salento “ e tramite questo ho avuto modo di intraprendere scambi commerciali ed artistici sia Nazionali che Internazionali.
E’ stato il punto di riferimento ed il trampolino di lancio per tutta la mia successiva attività artistica.
Dal Centro del Salento sono passate le più grandi firme dell’arte contemporanea.

3) Hanno parlato delle sue opere diversi nomi assai noti quali Guttuso, Treccani, Levi e altri. Chi tra questi ha maggiormente segnato ed influenzato la sua produzione artistica e perché no, la sua vita?

Certamente gli Artisti che, maggiormente, hanno influenzato la mia vita e la mia produzione sono stati Remo Brindisi ed Ernesto Treccani , basti pensare che il Maestro Treccani voleva facessi parte del suo enturage artistico a Milano.

4) Una domanda per i più curiosi: ha qualche aneddoto nascosto o qualche incontro importante da raccontare, potrebbe svelarcene qualcuno?

Tra i diversi incontri che hanno segnato il mio percorso ricordo molto volentieri quello con Eugenio Montale e quello con l’indimenticabile Nino Rota.

5) Elementi ricorrenti nelle sue opere sono paesaggi dai colori intensissimi e uomini immortalati nell’attimo della loro più intima essenza. Qual è la corrente artistica che maggiormente ha influenzato la sua produzione?

L’ ho detto anche in altre interviste e non voglio smentirmi.
In un certo senso, per me, l’Arte figurativa si è fermata all’Impressionismo, tutto ciò che viene dopo è solo ricerca.

6) Tra le sue opere le opere, quale quella a lei più cara e perché?

Tutti i miei quadri sono stati concepiti con passione ed amore per quella tela bianca che avevo di fronte, perché sapevo che se avessi aggiunto dei colori sarebbe nato qualcosa che prima di quel momento non esisteva!

7) Recentemente un suo quadro è stato fonte d’ispirazione per i versi del poeta Zairo Ferrante dando così vita alla seconda azione del Dinanimismo, movimento poetico letterario ideato dallo stesso scrittore. Il Dinanimismo mira ad esaltare l’arte intesa come “linguaggio dell’anima ed importantissimo sostegno per l’uomo del futuro”. Cosa pensa del giovane poeta e del suo lavoro?

Zairo Ferrante è certamente un giovane che ha di fronte a sé un chiaro avvenire.
I suoi versi mi hanno conquistato ancor prima che diventassimo amici, il seguito lo conoscete anche voi.

8) Secondo Lei ci sarà spazio per l’arte e quale ruolo potrà rivestire in un mondo caratterizzato dal continuo ed dirompente progresso tecnologico?

L’uomo si può dotare, come è giusto che avvenga, delle più avanzate ricerche e stigmatizzare sulla faccia dei continenti il suo ruolo continuo e incessante.
Una cosa non potrà mai fare: togliere all’essere umano l’anima che ha dentro e con essa tutto il suo mondo interiore.

9) Siamo curiosi, ci regali un’esclusiva: Ha in cantiere progetti per l’immediato futuro?

I progetti sono tanti ed in cantiere ci sono soprattutto molte mostre ed incontri.
Sarete i primi ad essere informati: intanto vi ringrazio per l’intervista.

“ A questo punto non mi resta che ringraziare il maestro Carofalo per la sua raffinata disponibilità.

L’incontro con gli artisti creativi, in qualsiasi modo avvenga, lascia sempre qualcosa in fondo all’anima.
Sono abbastanza sicura che, questo qualcosa, si chiami Bellezza. Magari quella bellezza nuova moderna, obiettivo proprio della svolta Impressionista, nel loro aurorale volo in quella modernità, in tempi recenti (dopo le promesse rivoluzionarie delle avanguardie storiche), spesso, forse, regredita a ostentanzioni manieristiche prive di forza, idee e certamente della vita come luce e colore”

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