Intervista allo scrittore ferrarese Enrico Gherardi, recentemente segnalato tra i 10 migliori scrittori esordienti. Enrico Gherardi è autore de “La Casa delle Antiche” e “Solitudio Planitia” (Mym Editore), tra fantasy, fantascienza: una scrittura atipica e originale nel panorama estense, per la forte e intenzionale evocazione di certa parola archetipica “pura”, prossimo alle alte provocazioni psicologiche e culturali del grande James Hillman.
D- Gherardi, un paio di romanzi tra il futuro antico e quello prossimo:
Sì, del resto i miei interessi, fin da piccolo, spaziavano dalle religioni antiche e la preistoria all’astronomia e le scoperte della planetologia, con tutti i loro rimandi e collegamenti all’archeologia spaziale riguardande gli Incas ed i Maja, o le teorie cosmogoniche moderne, tipo “Dal Big bang ai buchi neri” di Hawking… Poi mi son laureato in scienze naturali, quindi ho approfondito materie che indagano sia il microcosmo come la biologia molecolare e pure il macrocosmo con la fisica dell’universo. Nel più piccolo e nel più grande si cela la spiegazione del segreto della nostra esistenza, e solo questo mi interessa esplorare nella mia vita. Con tutte le implicazioni dovute alle conoscenze degli antichi e alle ricerche dei cosmologi moderni.
D- La mitologia sullo sfondo, pure secondo certi esperti la fantascienza è il mito di oggi, concordi?
Beh, certo, in tutte le sue accezioni e varietà; pensiamo alla narrativa d’anticipazione che ha generato “Blade Runner” o il recentissimo “Avatar” - poiché io questi non li giudico per nulla fantascienza, ma li inserirei appunto nel filone della Narrativa d’anticipazione, cioè un genere che descrive i possibili prossimi sviluppi della nostra società. Oppure pensiamo ad un fantasy di qualità (rarissimo) come “Legend” di Ridley Scott, dell’85, con un giovanissimo e allora sconosciuto Tom Cruise, film caduto nel dimenticatoio. Oppure ancora un horror tipo “Vampiri a New York” di Abel Ferrara, per nulla scontato e truculento, ma filosofico e post-moderno, con un bellissimo bianco e nero.
D- In particolare, la figura femminile, nella sua icona appunto “classica”, misterica sembra il leitmotiv principale dei tuoi lavori…
Nel femminile si cela la Verità originale e assoluta. Non per nulla le prime divinità risalenti alla preistoria parlano di un Principio Divino Femminile - vedi le veneri gravettiane, risalenti anche oltre 30.000 anni fa - non di un principio maschile - questo è stato inventato in seguito ad un “colpo di stato maschile” sul matriarcato originario, circa 10.000 anni fa - ma basta studiare la Teogonia esiodea - la Dèa della Notte è la prima dèa, autofecondatasi, o fecondata da Erebo, suo figlio, che poi genera l’uovo primordiale, (l’uovo cosmico - il famoso Big Bang) da cui nasceranno Urano e Gaia (Cielo e Terra) e via via tutti gli altri dèi. Quindi è sempre una Dèa solitaria, senza partner maschile, spesso androgina, la prima. Poi, con il patriarcato, queste dèe diventano secondarie e spose di Saturno, Zeus, Shiva… i “maschi”. Nei miei racconti, all’interno dell’intreccio, cerco sempre di mandare un messaggio su queste mie “scoperte” personali, che ho metabolizzato per lunghi anni e spero rimandino il lettore a continuare la ricerca su questo fatale ma imprescindibile sentiero d’iniziazione.
D- Quali modelli letterari?
Io definisco i miei racconti spesso come surreali, ermetici, simbolici, vedi “La casadelle antiche”. Oppure appartenenti al filone fantascientifico della narrativa d’anticipazione. Ma sempre v’è anche l’intreccio filosofico, erotico e sentimentale, poiché nel sesso e nell’amore (in tutte le sue accezioni) risiede l’ultima risposta fatale del racconto o del romanzo. Del resto non vi è alcuna distinzione, vedi la ricerca esoterica e le cerimonie d’iniziazione antiche e preistoriche, fra il sesso e la verità assoluta sul nostro essere umani.
D-Progetti futuri
Altri racconti sono in cantiere e nel cassetto, ma intervallo spesso lo scrivere al dipingere e disegnare, lasciando libera l’ispirazione di creare, senza autocensure,come ha potuto notare chi ha letto i primi due racconti - La casa delle antiche e Solitudo Planitia, MJM editore - poiché credo che porre delle censure, anche se velate, alla propria opera, sia come mettere le mutande alla Cappella Sistina o asportare un braccio o un “membro” ai Bronzi di Riace. Non sono cristiano e mi definisco polemicamente politeista, appunto per porre subito dei paletti chiarificatori. La mia morale non è quella comune. Del resto è ovvio, per chi conosce cosa significa esplorare l’inesplorabile.

Roberto Guerra








