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Achille Carpanelli: macchina e poesia del Tempo

Risveglio da un Sogno, opera seconda di Achille Carpanelli (entrambe edite da La Carmelina di Federico Felloni), come indica la pregevole non banale nota editoriale “… offre al lettore il meglio[...]

poesia e macchina del tempo Risveglio da un Sogno, opera seconda di Achille Carpanelli (entrambe edite da La Carmelina di Federico Felloni), come indica la pregevole non banale nota editoriale “… offre al lettore il meglio di due raccolte inedite dell’autore (Parole al Vento dedicate a…. e ….Mare…), sinceri afflati francescani, speranze d’affetto talora malinconiche però ripulite dall’odio, occhi come stelle che fanno un brindisi alla purezza accompagnando mistocchina al vino”.

Tacito fin dal titolo, la poetica di Carpanelli rinarra certa ala neoromantica dei poeti surrealisti, tra evocazioni stesse di certo opus culturale anche piacevolmente spregiudicate:

(Sempre dalla premessa editoriale): “Luigi Tenco che canta Mi sono Innamorato di te senza un filo di sofferenza; Giacomo Leopardi sorridente su una vespa rossa; L’Acquario, con tutti i suoi sogni alla settima potenza…; … Pinocchio e le stesse Metamorfosi di Apuleio..”. e così via.

Un fare poesia senza fronzoli manieristici di pseudoavanguardia, quasi narrativa con voli anche sorprendenti tipo:

La Macchina del Tempo di Achille Carpanelli

“Nella notte fece un sogno: era seduto in una macchina del tempo che velocemente lo portava nel passato. Era in una città che non conosceva e in piedi, davanti ad una scuola, una ragazzina bionda aspettava.Lei da tempo gli piaceva.
La ragazzina, nella mano, aveva una rosa, ma una spina le aveva aperto una piccola ferita. Le prese la mano e con le labbra asciugò le gocce di sangue che avevano bagnato la rosa.
Con gli occhi la fissava, da tanto l’aspettava.
Poi si ritrovò in una stazione che conosceva e vide, da lontano, una donna bionda con una valigia in mano che su un treno stava salendo.
Capì che stava partendo, da un altro doveva andare e non ritornare più.
Una fitta sentì al petto, nel cuore si era riaperta la ferita e cominciava a sanguinare: nessuno più l’avrebbe guarita.
Di corsa salì nella macchina, nel passato voleva ritornare, ma il mezzo era un veicolo normale, non era la macchina del tempo.
Il cuore continuava a fargli male, lui voleva dormire e recuperrare quel sogno.
Desiderava tanto la macchina del tempo…”

Un curioso paradosso temporale, deliziosamente semplice, di vita vissuta quotidiana, dal futuro…

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