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Cultura alla deriva: salta il Museo della Shoah?

Ferrara città d’arte, regge ancora a livello mediatico, pare, ma Fuori Ferrara, oltre le Mura, dove certo miraggio continua a emettere la luce di altre stagioni, finanche quella moderna. Per la[...]

Bandiera d'Israele Ferrara città d’arte, regge ancora a livello mediatico, pare, ma Fuori Ferrara, oltre le Mura, dove certo miraggio continua a emettere la luce di altre stagioni, finanche quella moderna. Per la cronaca, la città è invero, ancora assai dinamica e colma di talenti e realtà culturali in progress: arte e letteratura contemporanee spesso, più note sempre al di là della Mura medievali.

Alcuni trend molto positivi, innestati in fine secondo novecento a livello stesso istituzionale continuano: ma lo scenario reale, regressione in atto e a partire da certa stessa svolta politico-culturale dal duemila circa, appare in grave accelerazione esponenziale , speculare sia alla crisi nazionale del modello culturale stesso (Ferrara è da sempre feudo prima comunista, poi cattocomunista), sia da anomalie peculiari che differenziano storicamente la città estense da altre città cosiddette rosse (non ultimo il ruolo centrale assunto nella crisi della sinistra con l’ex leader del PD Dario Franceschini, ferrarese).

Tale caduta libera della politica culturale ferrarese è segnalata indirettamente anche dalle frequenti visite del Gabibbo… in città, non soltanto per questioni extraculturali. Tale china ha nomi e cognomi, ben noti: tuttavia certo psicocomunismo perdurante in città, nonostante alcune istanze critiche a livello più strettamente politico, persino annulla qualsivoglia dibattito culturale critico ed alternativo, con la stampa stessa ferrarese istituzionale filo PD capace di filtri e censure ai limiti ormai della repressione culturale sui pochissimi soggetti o gruppi culturali alternativi capaci di esprimere (soprattutto on line, visto l’andazzo) posizioni di di dissenso.

Ferrara città d’arte, brevemente, fu scommessa a suo tempo efficace, a partire da fine novecento, dell’ultimo sindaco berlingueriano ferrarese, il cosiddetto ex duca rosso Roberto Soffritti: con certa politica futuribile e vincente dei Grandi Eventi nel prestigioso Palazzo dei Diamanti, con infatti anni di grandi mostre (da Dalì a Fontana all’ Ebraismo eccetera) che proiettarono la città nel gotha nazionale.

Parallelamente, a livello più giovanile e moderno, Ferrara sotto le Stelle e il Festival Buskers, ulteriormente consolidarono la città tra le realtà più creative dal punto di vista culturale. Oltre naturalmente al rilancio della tradizione rinascimentale e medievale ferrarese, testimoniata anche dal restauro straordinario delle Mura di Ferrara.

Non ultimo, sempre negli anni novanta circa, anche certa politica nuova e propulsiva universitaria fece di Ferrara una città in volo, per parafrasare la bella definizione dello scrittore Roberto Pazzi (“Ferrara, città volante”), fenomeno che sembrava finalmente occultare il tradizionale ambiguo omaggio dannunziano , “Ferrara città del Silenzio..”.

Oggi, invece, si è tornati al “Ferrara città immobile” di un certo Vittorio Sgarbi, ferrarese, notissimo critico d’arte e celebre spettacolare polemista, nell’esilio - quasi-culturalmente dorato. In quel di Salemi (Sicilia) dove, eletto sindaco, da un paio di anni sperimenta una sorprendente politica-culturale del futuro, oggi apprezzata persino da media generalmente scettici come il Corriere della Sera… (non solo il Giornale!).

La svolta cattocomunista a cavallo del duemila, a partire dai vari sindaci Gaetano Sateriale e dal giugno 2009 Tiziano Tagliani (il primo poco interessato alla città, il secondo democristiano doc e ibrido compagno PD…) a d addetti alla cultura quali per l’arte contemporanea Buzzoni e in generale con il più recente Assessore alla cultura Massimo Maisto, basata quasi esclusivamente sull’uso strumentale della Cultura come sovrastruttura di consenso e resistenza politica della casta delle cosiddette sinistre, oltre a competenze stesse culturali discutibili ed errori scandalosi (un milione di euro al Maestro Ronconi con Sateriale, il lancio di mega strutture di dubbio futuro quali l’Hermitage e il Museo della Shoah) hanno quasi vanificato i risultati dei pur compagni stessi dell’era ultima postberlingueriana (ma ancora con lo stile a suo tempo indiscutibile delle regioni rosse quando funzionavano…).

Nonostante, come accennato, molte risorse cosiddette indigene, anche la cultura a Ferrara è una casta, ormai di vecchie glorie che continuano a foraggiare i propri stanchi orticelli, mentre le nuove generazioni di artisti pur emersi non vengono quasi mai valorizzate dalle istituzioni, persino osteggiate se politicamente scorrette…
Il modello cattocomunista addirittura preferisce inventarsi festival del giornalismo modello quasi Anno Zero (sinergie con riviste notoriamente postmoderne e ciberculturali quali l’Internazionale…), non ultimo, dopo le recenti batoste elettorali, arruolare tutta certa intellighenzia rossa periferica (quasi ignota fuori Ferrara…), ben disseminata nelle facoltà universitarie stesse (Giurisprudenza in primis…) sempre pronta a firmare manifesti filo PD, o curare convegni sull’informazione, l’immigrazione e soliti copioni prevdibili, il cui unico ritornello è l’antiberlusconismo o il buonismo cosmico appunto postprodiano che stanno trasformando anche Ferrara in un villaggio multietnico fuori dalla storia e dal futuro….

Recentemente qualcuno, anche tra le stanze dei bottoni, ha tuttavia lanciato un segnale clamoroso: e tanto di cappello. Ci riferiamo al Dottor Piero Stefani, direttore scientifico del cosiddetto Meis (Fondazione per il Museo della Shoah), che all’indomani di un anche giustamente celebrato Festival del Libro ebraico, ha clamorosamente rassegnato le dimissioni con motivazioni trasparenti: l’impossibilità di lavorare liberamente e creativamente al progetto, appunto finalizzato non tanto alla memoria anche futura della cultura ebraica ma a mero spot per la clonazione dell’ultimo quasi soviet italiano (un iperbole ma per intendersi) Ferrara!

Uno strappo quasi alla Gorbaciov… per la casta Ferrara del PD locale, con finalmente anche intellettuali organici ferraresi come Baratelli e Martino solidali e oltre 70 firme da altri studiosi provenienti da tutta Italia..

Quando, nei fatti, le forze politiche ferraresi delle cosiddette sinistre, come noto, magari un giorno omaggiano il rabbino di Roma e il giorno dopo vanno in Piazza contro la repressione (secondo loro) israeliana verso i palestinesi, oppure sempre in prima fila per iniziative contro la guerra in Iraq o Afghanistan… Ferrara la Rossa, palesemente antiamericana e anche antioccidentale, con , come accennato, forze politico-culturali dominanti, da anni ufficialmente filoimmigrati (persino una moschea all’orizzonte in città, senza neppure consultare i ferraresi!).

Certa stessa debolezza culturale delle opposizioni più forti, dal PdL al pur forte movimento di Beppe Grillo presente in città (la lista civica Progetto per Ferrara, anche con comprovati riscontri elettorali), vincolata a pur fondamentali battaglie strettamente politiche o ecologiche, ma senza alcuna progettualità o sinergie culturali alternative, non migliora lo stato delle cose: facile la previsione di scenari prossimi e imminenti sia culturali che civici ben poco rosei.

Scenari, probabilmente irreversibili: con una Ferrara città d’arte del decennio appena inaugurato destinata a ridursi a villaggio della Padania… (salvo svolte clamorose anche giudiziarie, per troppi scandali, vedi Ospedale di Cona, capaci di innestare mutamenti di rotta a 360°, non necessariamente di centro-destra)….

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