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Il futuro secondo i comunisti

Quel che il futuro dirà di noi di Paolo Ferrero presentato al Bar Tiffany

Paolo Ferrero cover libro Quel che il futuro dirà di noi Lo scorso venerdì 23 7, al Bar Tiffany di Ferrara, il noto Paolo Ferrero, uno degli ultimi ipotetici leaders comunisti in Italia (audience elettorale a parte), ha presentato il suo ultimo libro molto contraddittorio ma comunque interessante: Quel che il futuro dirà di noi - Idee per uscire dal capitalismo in crisi e dalla seconda Repubblica (pagg. 153; 12 euro – Derive Approdi)

Presentazione con Marco Zavagli di estense com (quotidiano on line di Ferrara accusato dal Pd di essere… troppo libero e strizzare persino l’occhio al centro destra oltre che a PpF…) a intervistare Ferrero. Pur in una struttura obsoleta dalla matrice ormai compromessa dalla storia, Ferrero quantomeno si rivela meglio come futuribile che come politico. Perlomeno Ferrero in tal opera finalmente ripropone il futuro al centro dell’analisi sociopolitica, rilancia il senso del futuro smarrito proprio dall’ex sinistra ancor più che dal modello cibernetico berlusconiano che infatti- tra le righe- Ferrero stesso lo ammette… ha vinto perchè è riuscito a imporre comunque una narrazione globale, al passo con la sfida del duemila.

Naturalmente Ferrero contesta duramente il software di tale narrazione, ma ha centrato il male oscuro dell’ex sinistra. De-futurizzazione, arroccamento sul presentismo effimero senza nuovi scenari ideali e congetturali. Insomma, siccome a sinistra sono in tal senso da un pezzo reificati nel quotidiano nominalista e letterale, incapaci di risposte globali al duemila, l’analisi in questione, in tal senso merita attenzione e amplificazioni. Ferrero soggettivamente, ha anche ragione a sottolineare comunque la matrice comunista italiana del suo discorso.

Il comunismo italiano è stata una eccezione nel totalitarismo comunista internazionale. Una via democratica (contraddittoria fin che si vuole- ma ogni revisionismo eventuale deve partire sempre dai fatti e non dalle idoelogie o dal relativismo dei libri di storia…) in Italia è stata sempre portata avanti dai comunisti italiani: da Gramsci a Togliatti a Berlinguer…. dopo è altra storia, ma la fine dell’ex sinistra è dipesa non certo da rigurgiti totalitari, semmai da certa assimilazione cattocomunista che mina tutt’oggi le analisi dello stesso Ferrero o degli ultimi intellettuali comunisti o marxisti in Italia.

Pur contestando proprio tale assimilazione , lo stesso Ferrero: che naturalmente è quasi ingenuo suicida nel riproporre al centro della sua peraltro in diversi punti non banale e anche prospettica analisi del tardo capitalismo e i suoi limiti, proprio la matrice comunista. Un conto è ripartire anche da certo marxismo, un altro rilanciare la stessa griffa anche nel punto d’arrivo, ovviamente , una aberrazione storica a livello internazionale, un errore linguistico irreversibile a livello specifico italiano oltre che storico.

In fondo, a parte, anche in Ferrero, certa quasi cecità sugli effetti di Internet e della società dell’informazione sulla politica del duemila e del futuro (anche in Italia), diversi temi nel libro, certa necessaria critica alla troppo lenta e culturalmente poco consapevole mutazione attuale del paleocapitalismo italiano (e occidnetale stesso) meccanico e pesante in turbo o technocapitalismo liquido, immateriale , dalla produzione all’informazione, è ampiamente condivisibile. Traduzioni linguistiche, oltre la retorica comunista, erano e sono tuttavia fondamentali.

Un welfare più umanistico, la riduzione del’orario di lavoro e redditi minimi di esistenza, interfaccia privato-pubblico autentico almeno per i beni biologici (l’acqua ad esempio..) son temi assolutamente netmoderni, proprio effetto rivoluzionario della rete stessa nella produzione strutturale, (automazione e telematica e open source… non son certo allucinazioni tardoborghesi!), una visione desiderabile del postcapitalismo futuro stesso al passo con la rivoluzione tecnoscientifica e democratica…, presuppone tali feedback e soluzioni possibili. Dirlo in tempi di crisi mondiale (ma anche un Simulacro tale crisi.. resistenze globali per non adattare le istituzioni socioeconomiche e… i Cervelli al futuro venuto alla luce) – linguaggio comunista o meno.- è coraggioso e non banale!

Ovvio, il logo comunista tutt’oggi frena certa evoluzione postcapitalistica elettronica strutturale fondamentale. Ben vengano, in ogni caso, nell’Italia del duemila, input futuribili utopistici cosiddetti: la scienza trasforma oggi i sogni in realtà. Parole in …. schiavitù o arcaiche a parte.

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