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Angelo Andreotti: Nel verso della vita

Poesie a colori per l'Anima moderna?

Copertina del libro di Angelo Andreotti - Este Edition Angelo Andreotti è figura ferrarese fin dai lontani anni ottanta (progetti di Ferrara città d’arte, grandi eventi e grandi mostre, la Video Art del Palazzo dei Diamanti) protagonista a modo suo della cultura ferrarese. In primo piano ma con movenze non banalmente sobrie e esteticamente corrette, semmai con passo felino, vuoi di corsa (dalla video storica ferrarese all’underground più recente dell’ ex padiglione ViaVai, in mezzo molte mostre e iniziative come curatore), vuoi splendidamente onirico come dormono i gatti, in altri contesti storico-museali tradizionali ferraresi.

La poetica specifica di Andreotti, distillata dall’esordio del 1999, (peraltro anche saggista con brillanti lavori su Cezanne) con appunto rara affascinante pigrizia attraversa la sua ghianda, per dirla con il celebre James Hillman. Fare poesia e fare anima, in bordi eclettici l’ultimo lavoro del 2010 Nel Verso della Vita (Este Edition) : quasi un ritorno neobarocco o manieristico (in accezione non negativa) nel comporre versi con perduta perizia tecnica rinascimentale e squisitamente umanistica, come ben sottolineato dal prefatore critico Paolo Vanelli.

(Estratto) “…Eloquenza di Stile… Allusiva ambiguità…e polivalenza semantica…Poesia che si configura come il luogo di una sfida di pregnanza stilistica”

Oppure un Verso innestato nel “movimento continuo”- vivere per immagini… secondo le amplificazioni pertinenti dello stesso Emilio Diedo che rilancia dell’autore certamente scansioni estetizzanti pure, non riducibili ad un pur bellissimo remake:

(Estratto) “…Già il titolo, nel verso della vita, fa penetrare nel misterioso senso direzionale del sangue che scorre nelle vene, e che dal cuore si diparte per ritornarvi in un itinere continuo, per tutta l’esistenza d’un essere vivente. Un tempo cuore e sangue erano presupposti spirituali piuttosto che fisiologici: il sangue rappresentava l’anima…. lasciatemi dire che la vera poesia, come questa, non scrive alcunché nei versi, né talora descrive, bensì disegna. Che cosa? Tracce, orme di pensiero. Icone d’estetica pura”

Forse, altro e ulteriore strato spicca nel poeta Andreotti e in particolare in quest’ultima raccolta: Diedo stesso evidenzia la poesia come quasi talento visivo e pittorico. La vita è un paesaggio interiore eppure simbiotico con la tela della storia come contrappunto, tavolozza di attimi e colori- e non caso -i disegni inclusi nel libro del noto artista contemporaneo ferrarese Gianni Cestari, cover inclusa, oltre certo imprinting video giovanile e certo fare extrapoetico biografico- legato all’arte contemporanea e - come accennato- Cezanne.

Vivere a volte rifiuta fatalmente sovrastrutture e messaggi: è (quasi dinamiche postimpressioniste e simultaneamente oltre la pur ammaliante danza neosimbolista) l’atto poetico-poetico del pennellare con parole, gesti, azioni i propri movimenti o silenti pause nella solitaria e irriducibile passeggiata terrestre (Lenz).

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