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Ciao Aldro: Ad Futurum

Il libro di Francesca Boari sul caso Federico Aldovrandi presentato a Roma

Aldro di Francesca Boari -cover Uscito circa un anno fa, ora relativamente fuori dal vortice dai clamori, fatali e ineludibili, il libro particolare di Francesca Boari, dedicato alla tragica vicenda di Federico Aldovrandi, scomparso 5 anni fa a seguito di una sciagurata azione delle forze dell’ordine durante un “banale “ controllo, è stato brillantemente presentato in questi giorni anche a Roma. Tra i relatori lo stesso Marco Zavagli di Estense com.

Ulteriormente, il libro-reportage merita ulteriori rilanci proprio per certo elemento spiccatamente letterario e esistenziale.

Su una delle vicende che hanno marchiato per sempre la città estense, l’autrice ha distillato non soltanto al presente ma anche appunto al futuro, non soltanto un umanissimo omaggio alla memoria del ragazzo, ma contemporaneamente una memoria letteraria e sociale molto raffinata ed equilibrata, per nulla retorica e – tra le righe- la miglior sentenza più prossima alla Giustizia, inappellabile da qualsivoglia processo d’appello…

Come in uno dei migliori film di Wim Wenders o certa arte del cinema, capace di mixare la dimensione estetica con quella sociale, senza subordinare la prima al secondo codice, l’autrice ha infatti attraversato, nelle diverse modulazioni specifiche, la vicenda quasi con uno zoom appunto fotografico o filmico colmo di fare anima, con la delicatezza quasi di un bisturi dell’avvenire.

Nello stesso tempo, senza alcuna in certo senso vocale o consonante superflua, l’autrice ha fatto esplodere come nel ciberspazio, la mina inquietante che ha caratterizzato e caratterizza per sempre la vita perduta assurdamente da Federico.

Senza alcuna parola inquisitoria, l’autrice ha evidenziato tutta la dinamica esatta della Giustizia necessaria e irreversibile, come il moto quasi perpetuo della Terra senza alcun reverse possibile, che al di là di qualsivoglia possibile ma improbabile diverso grado di giudizio, cristallizza per sempre la verità dei fatti. Attraverso naturalmente l’evocazione delle particolari scansioni storiche della vicenda, emersa soltanto grazie al carattere e al coraggio indomito della madre ed i familiari del ragazzo, all’ausilio decisivo del web, inizialmente nell’omertà quasi generale e nell’ostilità malcelata delle autorità giudiziarie stesse..

Nel 2000… brevemente episodi del genere, non possono accadere…. Colposa o meno l’azione delle forze dell’ordine (naturalmente -come notissimo- tutti i fatti finora emersi, depistaggi inclusi, oscuri e inquietanti in qualsivoglia comunità evoluta e democratica, azione come minimo colposa e criminale), il libro della Boari è quasi una fotografia, una videata trans-temporale micidiale e mai più rimuovibile destinata al cuore come un laser sia delle forze dell’ordine implicate specificatamente sia in generale….

Come lo stesso simile e altrettanto ammirevole per atmosfere recente film di Filippo Vendemmiati “E’ stato morto un ragazzo”, il libro della Boari è complementare al film stesso, come immediato e il più presto possibile straordinario strumento didattico e d’addestramento morale ed etico per le forze dell’ordine stesse.

Polizia e Forze dell’Ordine stesse, per dirla con Pasolini, figlie del popolo, dalla parte della gente, come quasi sempre, anche in Italia, almeno dagli anni duemila, finita l’era delle tensioni politiche del secondo novecento.

Affinchè omicidi del genere, durante un “banale “ controllo, verso un ragazzo appena maggiorenne, completamente disarmato, solitario, in una zona deserta della città, nessuna molestia a chicchessia, non si ripetano mai più nella storia della polizia italiana!

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