Questo sito contribuisce alla audience di

Intervista alla poetessa Barbara Cannetti

Tra Poesia e Società

Poesia  Gabriel Dante Rossetti 1. Barbara- il tuo ultimo libro 16 milioni di colori:

Sedici milioni di colori è una raccolta di prose liriche ed è la mia prima e per ora unica pubblicazione. La sua uscita è avvenuta nel 2009; la soddisfazione personale per questo bel risultato è resa ancora maggiore dal fatto che l’editore non ha chiesto alcun tipo di contributo, ma ha semplicemente creduto nel mio lavoro. Eppure, là dove ci sono luci che splendono, si creano inevitabilmente anche delle ombre; in questo caso specifico esse sono rappresentate dalle difficoltà incontrate per far conoscere e distribuire il volume. La piccola e media imprenditoria è quella che più spesso dà voce agli autori esordienti, ma in molti casi non ha forza distributiva né fondi sufficienti per far conoscere i propri autori con la conseguenza che uno scrittore sconosciuto rischia di rimanere tale anche dopo una o più pubblicazioni.

2. Barbara: l’editoria oggi nell’era del web: reliquia o questione di meritocrazia?

Fino a quando ci saranno persone che amano i libri, l’editoria avrà un ruolo importantissimo non solo nella struttura economica dei vari Paesi ma anche nella diffusione della cultura a cui –ricordiamolo sempre- sono strettamente correlati sia il diritto di informazione che la stessa libertà di pensiero e di espressione.Nell’era delle nuove tecnologie, però, anche questo settore deve necessariamente aprirsi alle novità, senza tuttavia perdere contatto con il passato poiché la storia di una intera società, proprio come quella di tutte le attività ad essa legate, trovano la propria identità in questo connubio tra passato e futuro. Purtroppo è però vero che anche nella libera espressione e nella cultura esistono forme più o meno evidenti, più o meno latenti di meritocrazia ma essi andrebbero valutati caso per caso e con attenzione per evitare inutili e quanto mai sterili generalizzazioni.

3. Barbara: la diversità oggi; buonismo, scienza o …?

Parlare di diversità è sempre molto complicato. Ogni individuo è di per sé una persona con caratteristiche sue peculiari e come tale è diverso da tutti gli altri individui. Eppure sempre più spesso si parla di diversità non come risorsa ma in senso strettamente negativo salvo poi affermare che la omogeneizzazione dei gusti, delle attività produttive, e degli stessi stili di vita è di per sé negativa. La stessa dicotomia si può –a mio avviso- ritrovare ogni volta che si declina il termine diversità nelle sue varie accezioni: i disabili, i senza fissa dimora, i malati rari, gli extracomunitari e così via… Le organizzazioni no profit ed il volontariato hanno fatto tanto in questo senso, ma tanto -a mio avviso- deve ancora essere fatto. Credo infatti che la maggior parte dei problemi nascano dall’approccio mentale agli altri, a chi ci sta attorno, a chi non rientra nei cosiddetti ‘canoni predefiniti’. Non a caso si afferma che per riconoscere l’individualità e le potenzialità di ciascun essere vivente è necessario cambiare atteggiamento mentale, aprirsi agli altri perché è a questo livello che nasce il rispetto, l’etica, la dignità del singolo. In teoria può sembrare facile, ma nella pratica proprio l’individualità insita in ciascuno di noi spesso apre ben altri scenari.

4. Barbara: Ferrara, scrittori e mass media ferraresi e associazioni a favore della diversità- luci e ombre?

In linea di principio credo che tutte le associazioni culturali, così come le organizzazioni no profit ed il volontariato in generale dovrebbero rilanciare la cultura, la memoria, le tradizioni del territorio e tentare di risolverne i problemi. Personalmente, a causa delle mie difficoltà di salute, non ho avuto occasioni di contatto con realtà di questo tipo. La mia sensazione è che troppo spesso chi non può essere fisicamente presente ad una attività culturale, chi non può essere attivo nella società venga più facilmente tagliato fuori da tutto anche quando ci sarebbero le possibilità per una sua inclusione. Ne sono un esempio i concorsi letterari che accanto ad altre finalità come -ad esempio- il marketing territoriale, dovrebbero sempre e comunque privilegiare l’aspetto culturale ossia la diffusione di vari generi letterari ma che, in molti casi, non permettono la partecipazione a coloro che non possono fisicamente essere presenti alla cerimonia di premiazione. In una epoca in cui sono possibili le videoconferenze da un continente all’altro, il vero problema resta ancora una volta di tipo culturale… Come se -quel che riguarda pochi- non fosse degno di essere preso in considerazione. Si torna così al discorso di prima: la diversità è sinonimo di marginalità o di opportunità? Per quanto riguarda i mass media il discorso è ancora più vasto e complicato. In questo periodo, in internet si discute molto del fatto che i giornalisti sempre più spesso tendano ad ignorare problemi che ci riguardano da vicino. La stampa locale non è probabilmente esente da questa, così come da altre tipologie di critica. Offrire le stesse opportunità a tutti è ovviamente fondamentale in una società civile, ma anche questo non sempre avviene. In alcune zone del nostro territorio, per fare un esempio pratico, non passa ancora l’adsl… il risultato è che più cittadini si trovano tagliati fuori da un servizio ormai considerato a tutti gli effetti fondamentale, tanto che si parla di alfabetizzazione informatica.

5. Barbara: lasciaci qualcosa di te.

Vi lascio una lirica, traccia del mio sentire.

Atelier

Più non rumoreggia
la macchina da cucire.
Giace nell’abbandono
di un angolo di ripostiglio
come cosa morta
deposta accanto ad inutili,
ritagli di dettagli.
Solo i ricordi possiedono ancora
le agili movenze
delle mani che scivolavano sulla stoffa
tra forme indecise e fianchi appesantiti,
rimodellati da busti e fasciati dalle stoffe
mentre il timbro sussurrato dei pettegolezzi
riempiva le orecchie dell’attesa…

Tutto è finito su uno scaffale,
accanto ad una ragnatela
che muta in gugliate di ragno.
In una scatola di latta
svuotata dai biscotti
si sono rintanati rocchetti
di ricordi, spilli di sofferenza
elastici di rimpianti, e cerniere
che suggellano emozioni.

Non si possono ricucire
gli strappi del cuore
riproducendone le fattezze
e tratteggiandone i confini
sulle veline dei modelli
Non si può neppure
far rivivere l’atelier dell’anima,
ricalcando linee e tratteggiando
forme stilizzate di gesso.
Le impronte del tempo
sono rigide come abiti
mai indossati, appesi
a grucce legnose.

Le categorie della guida