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Poesia: Zairo Ferrante nel nuovo numero di Isola Nera

Il giovane e talentuoso dinanimista pubblicato nella rivista internazionale di Giovanna Mulas

Zairo Ferrante L’evento clou per il poeta Zairo Ferrante …è in questi giorni. Nel numero 58 di Isola Nera, periodico internazionale letterario tra i più autorevoli e prestigiosi, diretto da Giovanna Mulas, coordinato dall’argentino Gabriel Impaglione, scrittori assai noti nei panorami nazionali e anche all’estero (rivista referenziata persino dall’Unesco), basta sfogliare il menu:

“IN QUESTO NUMERO: Gabriel Cacho Millet e “Il manoscritto di Campana”, Brecht, Martin Luther King, Arnold de Vos, Üzeyir Lokman Çayci, J.L.Borges, Franco Fortini, Viacheslav Kupriyanov, Roberto Aguirre Molina, Rodolfo Alonso, Quattro immigrati sul Duomo di Milano di Mario Pancera, Jack Hirschman, Alfonsina Storni, Ferruccio Brugnaro, Igiaba Scego, Daniela Micheli, Marco Cinque, Mario Luzi, Il “revisionismo” di Bernstein, “Socialismo democratico e filosofia neokantiana” di Valerio Pisaniello,John Milton o “del divorzio” di Roberta Murroni, Cecília Meireles, Milton Fernàndez, Sibilla Aleramo, Gaetano Longo, Zairo Ferrante.

Già noto a Ferrara e dintorni (dove risiede e studia, ma di origine campane), per il volume poetico D’Amore Di Sogni e d’Altra Follia) – Este Edition, per collaborazioni futuristiche ferraresi ed extraferraresi significative per sinergie stesse nazionali e internazionali, sempre quest’autunno rilanciato da Il Dialogo e da Gumwriters (interviste eccetera), a cura di Gaia Conventi, recentemente Ferrante ha ancora presentato il suo volume poetico a cura della stessa Rita Montanari.

Tra postavanguardia e novecento atopico e archetipico, Ferrante, fondatore anche del giovane movimento letterario denominato Dinanimismo (con diversi sostenitori e collaboratori italiani e stranieri), nel 2010 ha amplificato, raffinato ulteriormente il proprio percorso poetico, sorta di umanismo dell’era digitale, un neoromanticismo quasi minimal per certa cifra dei versi.

Testi a volte molto lirici e quasi neoarcadici, peraltro filtrati, marchiati quasi da impronte o significanti di ritmica implosiva, consapevolmente levigati, raffreddati, scuola Paola Ruffilli docet; non nella parola, ma proprio nella “musica”, nella microarchitettura della scrittura in senso globale.

E trasparente, consapevole, programmata quasi, la poetica dinanimista: la dimensione affettiva, cardiaca, pulsionale, l’Anima dopo certa psicologia (da Fornari a Jung e seguaci), capace, missione ardua nel sortilegio del web (specularmente in certa poesia nazionale reificata ed arroccata quasi in nicchie autistiche…), di parlare, vivere gli anni duemila.

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