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Luca Pasqualini e l'Africa onirica

Reportage d'arte in bianconero: dal Sud Africa a La Porta degli Angeli di Ferrara

Luca Pasqualini Passioni AfricaneGià presentata in anteprima nel 2009 al Patckanka di Pontelagoscuro, il fotografo professionista e d’arte Luca Pasqualini rilancia la sua suite Afro in quel de La Porta degli Angeli, sito bellissimo in fondo ad Ercole d’Este, sulla Mura degli Angeli, recentemente e meritoriamente rilanciato dal Comune di Ferrara.

Padiglione d’avanguardia già attivo (ViaVai il vecchio logo) negli anni scorsi (Andrea Forlani tra le personali ), poi sospeso, finalmente ora sede della cosiddetta R.T.A di alcune associazioni culturali ferraresi, specializzate nell’arte contemporanea.

Tra quest’ultime, St.Art 47 di Nedda Bonini e Ferrara Video&Arte di Vitaliano Teti (e altri) che appunto ha curato nello specifico la mostra originale e ad atipica di Pasqualini.

Rispetto all’anteprima, bianco & nero-Passioni Africane, rigorosamente in bianco e nero, ora è amplificata, ad hoc in un sito in sé coreografia naturale per l’arte sperimentale.

Frutto imprevisto, pare, di un viaggio di lavoro non scevro da fuori programma non piacevolissimi, leggi furto di macchine fotografiche e arnesi di lavoro, Pasqualini, quasi per voodoo positivo, salvò tuttavia diversi rulllini dedicati al quotidiano esistenziale dei nativi …

“…”Partito inizialmente per documentare la vita degli Italiani emigrati in Sud Africa, e nella fattispecie la vita dei lavoratori della cartiera di Felixton, sono poi entrato nella dimensione del viaggio attraversando il paese da Johannesburg alla regione dello KwaZulu-Natal ai confini con il Mozambico: territori, villaggi, volti che raccontano piccoli frammenti di vita quotidiana raccolti on the road “. (Luca Pasqualini)

Ne è derivato un assemblaggio ai limiti della poesia visiva e in certo senso e paradossalmente onirica, per il particolare effetto di senso delle immagini: non estraneo in tale percezione gestaltica ed estetica, l’opzione neoespressionista del bianconero. Nessuna dietrologia sociologistica da cartolina o facile terzomondialismo: i soggetti indigeni parlano attraverso le immagini, quasi declamano la grande poesia della parola muta.

L’archetipo dell’Anima e il suo espandersi è in primissimo zoom: l’Africa interiore ed onirica cara storicamente alla stessa Karen Blissen o altri noti letterati.

Senza retoriche, Nelson Mandela docet, il DNA universale della specie umana affiora dalle photo, i cristalli … si animano, l’Africa si rivela per una sorta di flotta immaginaria del pianeta Terra, in volo attorno al Sole e nello Spazio, parallela alle variabili dell’iconografia umana. Lo stesso miracolo di una ex-scimmia che parla e lancia le ossa di qualche preda nella velocità della luce della vita umana: dall’anno Zero al futuro remoto.

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