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Pierluigi Casalino: l'uomo futurista e il sogno del futuro

La ferrarese Futurist Editions on line pubblica il nuovo libro dello scrittore di Imperia. Intervista a 360° tra Oriente, Occidente e futuro.

Pierlugi Casalino intervistaD-Qual è il senso del tuo comunicare?

R- Già la vita è comunicare e a me piace comunicare me stesso. Comunicare è, secondo me, esprimere e descrivere sensazioni, emozioni e suggestioni legate all’aspirazione più antica dell’uomo e che conserviamo come un ancestrale istinto di libertà e di avventura. Un moto spontaneo che spinge l’uomo a viaggiare in se e nell’universo, a scoprirsi e riscoprirsi, oltre a scoprire l’ignoto, ma anche a ricomporre, dopo un lunghissimo percorso esistenziale, l’originale e originaria unità dell’esistenza. In altri termini, comunicare è leggersi e far leggere, vivendo intensamente l’ansia del domani. Nel rispetto di quel lascito interiore che fa dire all’antico e così moderno Tito Lucrezio Caro che siamo seme di stelle. E il comunicare è proprio per questo un concetto naturalmente “futurista”, alla cui base ci sono le fonti dell’intelligenza e della fantasia, protese verso l’avvenire. Si può a giusta ragione definire il futurismo la religione naturale dell’uomo, una fede che precede e integra le rivelazioni positive, un annuncio di speranza, e di civiltà. Il volo di Dante nell’ultramondano e soprattutto quello estremo di Ulisse in direzione dell’oceano, oltre l’ultima Thule, si inscrivono in tale slancio di conoscenza e di conquista. Due personaggi, che ritengo davvero futuristi ante litteram-

D-Quindi conoscere e viaggiare, secondo te, sono due aspetti di un’unica realtà?

R- Certamente. Viaggiare è sinonimo di conoscenza. Compiamo un viaggio, muovendoci anche all’interno della nostra stanza, per raggiungere universi sempre più ampi. E viaggiare come partire è l’azione più frequente dell’uomo. Comunicando me stesso, spero di suscitare l’autenticità dell’immagine, sottraendola all’orgia esasperata dell’imperante sottocultura. L’eccesso di immagini finisce, paradossalmente, per rappresentare una tragedia intellettuale, una vera offesa all’intelligenza, privandola del senso critico e di quella fantasia creativa che sono il propellente della civiltà. Siamo al punto di rimpiangere il silenzio e l’ombra, quasi a invocare la dimensione della cecità, che riesce a concepire di immaginari ben vasti. L’aridità del deserto e la sua seduzione suscitano interminabili visioni non altrimenti conoscibili. E ciò al pari delle lettere “lunari” dell’alfabeto arabo, che ci consentono di vedere i contorni delle altre lettere, in analogia a quanto avviene nelle notti di luna. Comunicare, in fondo, è per me scacciare il dèmone totalitario della manipolazione delle coscienze. Si tratta di amore per la libertà. La vita mi ha svelato come le zone d’ombra del mondo, che evocano il volto nascosto del nostro satellite naturale, racchiudano nel loro mistero il segreto della conoscenza. E più si conosce più si ha sete di conoscere. Di qui viene il tormento della ragione!

D-Perché poi questo tuo interesse per l’Oriente?

R- Un interesse che nasce dalle pieghe dei miei studi classici, che mi hanno avvicinato a quei popoli limitrofi all’ecumene ellenico-romano, al quale comunque hanno trasferito in larga misura il contributo delle loro civiltà. E in particolare dalla presa di coscienza del fatto che oriente e occidente non sono altro che concetti artificiosi, categorie non adeguate a spiegare la realtà. Sotto questo aspetto mi riconosco nelle tesi di Arnold Toynbee. Si tratta in fondo di mondi non necessariamente separati. Il mio scopo, anche sulla scorta di esperienze dirette e non solo intellettuali, è di scoprire e di riscoprire il messaggio di culture millenarie, oltre che recuperare il generale senso di unità delle culture. L’innalzarsi del livello globale dei rapporti tra le civiltà e le culture coincise proprio con l’emergere delle istanze futuriste, che si inserivano in un crescente indirizzo universalistico, agli albori del XX secolo. Il progresso e l’abbraccio dinamico tra i popoli verso il futuro e le conquiste della scienza vennero interpretati come forze trainanti della Storia dagli intellettuali futuristi. D’altra parte il progresso, è come una tempesta di sabbia, che non sai mai dove vada. Alla fine il nostro destino è cambiato e ci si ritrova a percorrere vie finora ignote. E tra ciò che è ignoto figurano, appunto, anche quelle radici che accomunano le civiltà. La modernità, spesso, scrive dritto con righe storte. La luce oltre il tunnel ci conforta.

D-Che ruolo assegni al tuo libro “IL TEMPO E LA MEMORIA”?

R- Innanzi tutto è il mio primo libro, al quale seguiranno altri di argomento diverso, anche una fiction, alla quale sto, peraltro, lavorando. “IL TEMPO E LA MEMORIA” tocca il mio cuore di figlio, perché in esso narro le vicende drammatiche di mio padre durante gli anni della sua mobilitazione dal 1943 fino al suo ritorno in patria nell’autunno del 1945, dopo aver vissuto gli ultimi terribili giorni di guerra sul fronte orientale europeo. Aver ripreso e riproposto il diario di mio padre è stato un impegno che ho dovuto a lungo rinviare in passato. Essere finalmente riuscito nell’intento, la circostanza mi ha riempito di gioia e di commozione e non solo per il rispetto della memoria del caro genitore. Chi desiderasse rileggere il mio “OLTRE IL TEMPO E LA MEMORIA”, pubblicato da Asino Rosso nel dicembre del 2009, ma anche altre diverse considerazioni sul contenuto del libro e sulle successive confidenze a margine di esso, non avrebbe difficoltà a comprendere quanto complesso e interessante sia stato il lascito di ricordi e riflessioni di mio padre. Tutti temi sui quali il dibattito resta aperto.

D- Mi pare che l’interesse per l’arte e i suoi significati abbia avuto parte notevole nei tuoi interventi.

R- Certamente. Sembra che l’Arte come la Storia siano le uniche realtà pienamente conoscibili dall’uomo, dal momento che ne è egli stesso autore. Specchiarsi nell’opera d’arte rappresenta un modo per ritrovare la propria identità. Sfortunatamente non sempre la Storia costituisce un momento di analisi del’io dell’uomo. Molto spesso è una lettura superficiale, troppo superficiale e non meditata, a far commettere gli stessi errori del passato. Per tornare all’Arte, mi piace avvicinarmi ad autori di ogni epoca il cui messaggio recuperi significati arcani e profondi dell’animo umano e che non si limitino a riprodurre meccanicamente la natura. Giorgione, Caravaggio, Blake e De Chrico, per esempio, sono capofila di una schiera di immaginari, enigmi ancora non svelati della coscienza. Ci troviamo di fronte a una ricerca e di una rappresentazione di effetti, sensazioni o momenti non consueti o tradizionali della realtà. Straordinario, a questo proposito, il quadro di De Chirico che fissa nell’attimo di tempo l’ingresso di una locomotiva nella stazione di Montmartre. Il discorso sull’Arte e sul modo migliore per capirla e illustrarne il senso è, ovviamente assai complesso. Avvicinare l’Arte e riuscire a parteciparne le ragioni (almeno quelle che si colgono nel suo manifestarsi), è compito difficile. Ma affascinante.

D-E il libro sul Futurismo?

R- devo ringraziare l’editing neofuturista di Graziano Cecchini ed altri, per avermi offerto questa opportunità di raccogliere un’antologia de miei interventi su uno dei movimenti artistici e di pensiero che hanno segnato la vita del XX secolo, e il cui lascito ideale, fatto di dinamiche intellettuali originalissime, consente al dibattito delle idee di disporre di un contributo ancora attuale. Certo, il Futurismo si inserisce nella sua stagione storica, sulla quale e sul cui messaggio ancora aperta è la riflessione. Tuttavia la genialità delle intuizioni di quell’epoca irripetibile non manca di avere i suoi effetti nella odierna modernità. Pur con i limiti di una scienza , che rischia, in ogni caso, di perdere il proprio slancio originario, per cedere a influenze troppo spesso legate al mercato, l’influsso del futurismo, rivisitato alla luce, dei nuovi orizzonti della conoscenza, può ancora rivelarsi uno stimolo all’intelligenza e alla speranza nel domani. Il guardare verso i confini inesplorati del cosmo, il valutare l’importanza e la connessione degli studi sulla storia dell’uomo con il quadro complesso delle sue scelte i libertà e di rinnovamento, è un compito che rientra nei voti del primo Futurismo. considero il mio libro un augurio ad approfondire il significato di quel momento straordinario della cultura.

*PIERLUIGI CASALINO-NOTA BIOGRAFICA: vive e lavora a Imperia, nato a Laigueglia (SV) il 29.06.1949, ha viaggiato in Europa e nel Mondo Arabo, ha scritto di affari internazionali, ha trattato argomenti diversi dalla critica musicale a quella letteraria, artistica, filosofica e storica. Saggista e commentatore, creativo e poeta, studioso dell’immagine e della rappresentazione della realtà. Ha scritto su “L’Europa”, su “Il Letimbro” e su altre riviste. Affronta temi vari su “in poche righe” e sul “Blog di Ennepilibri”, su “Asino rosso”e su “Riviera 24”. Su “Imperia News Magazine” cura la rubrica “Conoscere l’Islam”. Un’antologia di tali note sarà pubblicato su “Il chiaro di ½ luna”. Ha pubblicato “IL TEMPO E LA MEMORIA” (TIME AND MEMORY), che descrive le vicende del padre Casalino Michele, sottufficiale dei Carabinieri, durante la Seconda Guerra Mondiale. Sulla figura del padre e sulle sue narrazioni e confidenze Casalino Pierluigi ha dedicato numerosi interventi. Si è occupato del Futurismo durante le celebrazioni del centenario della pubblicazione del Manifesto di Marinetti, oltre che del messaggio del pittore inglese William Blake. Si è interessato anche di enogastronomia (l’antica ricetta del ligusticum, il condimento di zucca e altri su “in poche righe”). Ha recensito libri di autori locali e nazionali, come “Il potere e chi lo detiene” del Professor D’Ambrosio, ma anche l’arte di musicisti e di poeti. Particolarmente interessanti gli articoli su Seneca e gli intellettuali e il potere, l’elogio del silenzio, i già citati l’antica ricetta del Ligusticum, il condimento di zucca e simili, illustrando il mitico e fantastico imperiese “la maschera di ferro”, dal mito al logos, Apuleio e l’immagine del mondo ed altri ancora sull’autore latino, su Rutilio Namaziano, su Franz Kafka, su Shakespeare, su Dante Alighieri e su Dante Alighieri e l’Islam e altri ancora, pubblicati da “in poche righe” (rintracciabili negli archivi di “in poche righe” quelli relativi al periodo che va dall’ottobre 2007 al dicembre 2008).

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