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Torna il V8 in una Ferrari di Formula 1

Dopo Aldo Costa, Ross Brawn e Rory Byrne sono stati Paolo Martinelli, Direttore Motori Formula 1 e Gilles Simon, Responsabile della progettazione e sviluppo motore, a sottoporsi alle domande dei giornalisti nel corso della conferenza stampa di presentazione della nuova 248 F1.

“E’ un progetto totalmente nuovo” - ha esordito Martinelli -, “un ritorno al passato come ricorda anche la sigla della nuova vettura. Abbiamo cominciato a lavorare su questo motore intorno alla metà del 2004, facendolo poi girare al banco. Lo scorso anno, in agosto, ha girato per la prima volta a Fiorano e dall’autunno 2005 in poi ci siamo concentrati completamente sul V8. Ora siamo giunti alla versione quasi definitiva. Ovviamente nel corso della stagione assisteremo ad una curva di apprendimento molto importante.”

A proposito del processo di sviluppo Gilles Simon ha sottolineato che “i calcoli sono stati effettuati parecchio tempo fa, quindi anche se il regolamento definitivo è stato comunicato tardi, scelte fondamentali come la definizione del centro di gravità erano già state effettuate”.

“Il regolamento definisce vincoli globali che però lasciano molto spazio alla capacità progettuale” - ha continuato Martinelli - “L’angolo di 90° è stata una nostra scelta, così come il raggiungimento del peso minimo delle parti statiche. La vera sfida però sarà sicuramente alleggerire tutte i componenti in movimento.”

Per la prima volta dopo 10 anni si assiste ad una riduzione delle prestazioni, e questo è l’aspetto fondamentale. Certo inizialmente il cambiamento di cilindrata impone qualche investimento, ma alla lunga è economico. Tente presente inoltre che la cilindrata unitaria è rimasta invariata, pertanto certe logiche non sono diverse da quelle adottate sul vecchio V10.

Martinelli ha inoltre rivelato che sussiste uno scambio tra i responsabili dei motori stradali e quelli del reparto corse: “Ci siamo confrontati molto con i colleghi che si occupano delle GT, lo scambio è sull’analisi delle problematiche e sui metodi per risolverle. Non è certamente una comunicazione a senso unico”.

“C’è sicuramente un terreno condiviso” - ha aggiunto Simon -, “ma vi sono anche molte differenze, come ad esempio il regime di rotazione. Noi abbiamo dato molti imput ai colleghi così come loro ne hanno dati a noi, parlerei di un processo di contaminazione comune”.