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Il confronto con le altre culture, tra ipocrisia e necessità

Il nostro Paese, data la sua collocazione geografica e topografica, data la natura del suo territorio e la sua storia millenaria, è il luogo esemplare della circolazione di differenti culture e del loro[...]



Il nostro Paese, data la sua collocazione geografica e topografica, data la natura del suo territorio e la sua storia millenaria, è il luogo esemplare della circolazione di differenti culture e del loro incontro/scontro. Spesso ci dimentichiamo come una “razza italica” non sia mai esistita; il mito come la storia ci insegnano che le origini del nostro paese e della nostra cultura siano sempre collegate a principi e influenze provenienti dall’esterno. La pensiola italica, prima dell’unificazione perseguita in ritardo e in maniera anomala, era stata invasa e influenzata da Saraceni, Normanni, Visigoti, tanto per citarne alcuni.

Oltre a questo, c’è da sottolineare come gli italiani siano la popolazione con uno dei più alti indici di “emigrazione” all’estero; questo dato è indubbiamente dovuto alla nostra incredibile capacità di adattamento, legato all’origine del nostro sangue, così “meticcio” e perciò versatile.

Il problema del nostro paese non sono gli stranieri e gli immigrati, ma noi stessi; se assisto all’assoluzione di un rom che ha appena commesso un reato, io provo vergogna per il mio paese, perchè non è in grado di far rispettare la legge e la giustizia. Tentare di frenare il flusso dirompente della nostra epoca, che comporta l’abbattimento dei confini nazionali e delle identità razziali, sarebbe scorretto e inutile, perchè questo è un processo inarrestabile.

Per la sopravvivenza di una cultura, e perciò dell’arte, dell’architettura, della musica, è necessario sempre l’incontro con l’Altro, ovvero con l’esterno. Senza un’influenza dell’Altro, non potrebbe darsi originalità, innovazione, e la cultura si ridurrebbe ad un mero “tornare identico a se stesso”. Questo non significa cedere al fascino dell’esotico, che invece è una malattia della nostra epoca che produce solo ghettizzazione e ipocrisia. Amare più una cultura altra dalla nostra rispetto a quella che ci appartiene nostro malgrado, è un atto di malafede, oltre che reazionario.

La necessità dell’Altro per la sopravvivenza è un fattore anche biologico, oltre che spirituale: un racconto di Asimov racconta di come, in un futuro imprecisato, le diverse civiltà decideranno di isolarsi le une alle altre attarverso gigantesche campane di vetro. Questo provocherà l’estinzione della razza umana, in quanto le singole comunità non potranno avvalersi del ricambio genetico, necessario alla sanità della specie. In ogni comunità si finirebbe a fare figli con chi ha il nostro stesso sangue, parenti stretto o lontani, comportando l’avvento di una generazione di persone malate e deformi.