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Il post-modernismo: la fine delle "grandi narrazioni"

Per post-moderno non intendiamo affatto una scuola filosofica, o un manifesto di intenti a cui si può aderire. Questo termine si è radicato nelle cultura contemporanea, ottenendo molto successo in[...]



Per post-moderno non intendiamo affatto una scuola filosofica, o un manifesto di intenti a cui si può aderire. Questo termine si è radicato nelle cultura contemporanea, ottenendo molto successo in particolar modo in ambito artistico e sociologico. “Post-modernismo” è stato coniato da Francois Lyotard in un suo celebre saggio (La condizione post-moderna), scritto nel 1979.

L’avvento della modernità si presenta come il compimento della “secolarizzazione” che ha emancipato l’uomo dalla teologia e dall’ordine divino fondato sulla volontà trascendentale. L’uomo moderno si è adoperato per costruire delle “grandi narrazioni” in grado di ridare ordine agli eventi del mondo, di regolarizzare il suo operato e di dare senso alle sue azioni e alla sua vita. Tra le grandi narrazioni della modernità, Lyotard annovera lo “spirito scientifico”, e sotto altre vesti lo stesso “marxismo”.

La contemporaneità è invece segnata dalla fine di tali “metanarrazioni”: “Nella società e nella cultura contemporanee, società postindustriale, cultura postmoderna, il problema della legittimazione del sapere si pone diversamente. La grande narrazione ha perso credibilità, indipendentemente dalle modalità di unificazione che le vengono attribuite: sia che si tratti di racconto speculativo, sia di racconto emancipativo”.

Il pericolo è da un lato quello di precipitare in un relativismo destabilizzante, e dall’altro quello di cedere alla tentazione del “potere”, unico strumento che attraverso la forza può ancora imporre l’ordine nella frammentazione. Il rischio della dispersione post-moderna è dovuto alla molteplicità di “giochi linguistici” (termine che richiama la filosofia di Wittgenstein) che l’uomo attuale si trova dinanzi; perduta la fiducia nei confronti della strutture assolute, ognuno di noi deve affidarsi a valori di tipo pragmatico, precari, legati alla contingenza, ma per questo certo non meno essenziali. Lo stesso atteggiamento “romantico” di “struggersi” dinanzi al disincanto del mondo, è un’ulteriore grande narrazione. In mezzo ai frammenti sparsi attorno a noi, rinunciamo al desiderio di organizzarli per costruire un senso assoluto, preferendo dimorare fra essi caricando di valore ogni particolare.