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Ma è arte questa?!

Dai primi anni del secolo scorso, l’arte ha iniziato a mettere in dubbio la sua stessa natura. Le avanguardie artistiche come il Dadaismo, hanno introdotto la messa in discussione della natura[...]

estetica contemporanea

Dai primi anni del secolo scorso, l’arte ha iniziato a mettere in dubbio la sua stessa natura. Le avanguardie artistiche come il Dadaismo, hanno introdotto la messa in discussione della natura dell’arte stessa. La filosofia, ovvero l’elemento riflessivo, diviene sempre più necessario alla sussitenza stessa dell’opera d’arte.

Già Hegel, parlando di “fine dell’arte”, faceva riferimento al ruolo che la riflessione avesse all’interno dell’arte moderna; mentre l’arte classica e l’arte cultuale del medioevo e del Rinascimento, trovando nella religione la loro ragion d’essere, comportavano l’identificazione tra particolare e assoluto, ovvero tra rappresentazione sensibile e divinità, col romanticismo l’arte ha iniziato a pretendere il ruolo attivo dello spettatore. Questo ruolo si è potenziato fino a giungere, nel Novecento, ad assurgere la carica di determinante di senso delle nuove opere.

Dinanzi all’ Orinatoio (o Fontana) di Duchamp, lo spettatore deve essere disposto ad elaborare una riflessione per comprenderne il senso; per questo molti parlano di “meta-arte”, ovvero di un’arte che implica da subito la riflessione su se stessa. Ormai la funzione mimetico-rappresentativa dell’arte, questo fin da Cézanne, è andata pian piano a scomparire. Con la Pop Art e con l’arte concettuale, il concetto stesso di opera è stato totalmente stravolto.

Alla domanda se sia arte una tela strappata di Lucio Fontana, è difficile rispondere, o per lo meno si può rispondere “Si” ma diviene irrisolvibile la domanda successiva: “Perchè?” Per le teorie analitiche (come quelle di Arthur Danto), è arte per merito di un “mondo dell’arte” che, più o meno implicitamente, ha deciso che fosse tale. Istituzioni, critici, altri artisti, esperti hanno decretato (più o meno dichiarativamente) che un tale oggetto fosse un’opera d’arte e non una cosa come le altre.

E’ indubbio che l’arte, da quando ha perso la sua “ovvietà” direbbe Adorno, necessita della filosofia per poter fare emergere il proprio contenuto e significato, altrimenti si ridurrebbe ad un mero oggetto senza senso.

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