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Aristotele: l'avvento della Metafisica

Il posto che occupa Aristotele all’interno dell’alveo della grande storia della filosofia è di primissimo ordine. Allievo di Platone, ne criticò alcuni degli assunti fondamentali rimanendo[...]



Il posto che occupa Aristotele all’interno dell’alveo della grande storia della filosofia è di primissimo ordine. Allievo di Platone, ne criticò alcuni degli assunti fondamentali rimanendo celebre come “filosofo dell’immanenza”. Nato nel 384 a.C. Aristotele si concentrò sulla dimensione più concreta della conoscenza. Celebre per la sua critica alla teoria platonica dell’iperuranio, il filosofo greco inaugurò una gran quantità di terminologie e concetti che sarebbero poi stato adottati dalla scienza occidentale e orientale.

Primo fra tutti, la distinzione tra Fisica e Metafisica; quest’ultima, concepita come scienza del trascendente, o “ontologia“, era volta alla consocenza delle cause ultime, dell’essere intrinseco delle cose. Lo spirito di Aristotele era quello di un profondo amore per la conoscenza, per questo il suo approccio era rivolto alle “cose”: seppur esse siano sempre precarie e illusorie in quanto appartenenti alla sensibilità perpetuamente cangiante, è solo partendo dal mondo che possiamo tentare di conoscere l’assoluto. L’indagine sulle cause prime porterà Aristotele a concepire il divino come “motore immobile” e originario, fondando così tutta la teologia alla quale la tradizione medievale cristiana farà riferimento.

La Metafisica aristotelica è uno dei campi più delicati e difficoltosi della storia del pensiero occidentale. D’altronde, hanno fatto scuola i suoi trattati dedicati all’anima (Sull’Anima), i suoi testi relativi all’etica (Etica Nicomachea), quelli più scientifci e la sua riflessione relativa all’arte e alla tragedia classica (Poetica, altro campo di frattura col pensiero paltonico).