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La fenomenologia: ritorno alle cose stesse

Quando parliamo di “fenomenologia” non dobbiamo confonderci col celeberrimo testo di Hegel, La Fenomenologia dello Spirito. La fenomenologia qui in questione è quella disciplina o scuola[...]

Quando parliamo di “fenomenologia” non dobbiamo confonderci col celeberrimo testo di Hegel, La Fenomenologia dello Spirito. La fenomenologia qui in questione è quella disciplina o scuola filosofica sviluppatasi nei primi anni del secolo scorso, è che ha avuto un’incidenza determinante per tutta la filosofia del Novecento.

Il padre fondatore è ritenuto essere Edmund Husserl, profondamente influenzato dalla psicologia sperimentale di Frenz Brentano; tutta la dottrina fenomenologica potrebbe riassumersi nel motto “tornare ai fenomeni”, ovvero nella volontà di occuparsi dei processi intuitivi legati alle modalità con le quali ci rapportiamo al mondo. Ogni intuizione, e perciò ogni conoscenza, si relaziona ad un determinato punto di vista. La conoscenza fenomenologica procede tramite l’epochè, ovvero la messa “fuori gioco” di ogni carattere secondario e derivante dalla conoscenza, di ogni giudizio e valorizzazione, per risalire ad una dimensione trascendentale dell’intuizione pura.

Oltre che per grandi filosofi come Merleau-Ponty, Sartre, Heidegger, Lévinas, l’esperienza fenomenologica ha riscontrato grande interesse e sviluppo anche nell’ambito delle scienze cognitive e psicologiche, dato che, in Ricerche Logiche di Husserl (caposaldo della letteratura fenomenologica) il tentativo era proprio quello di ricondurre le leggi della logica alla psicologia.