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Marc Augè: Nonluoghi. Introduzione a una antropologia della surmodernità

Marc Augè è noto, nell’ambito della cultura contemporanea, più come etnologo e antropologo che come filosofo. E’ indubbio però che i suoi testi e i suoi saggi abbiano stimolato il[...]

Marc Augè è noto, nell’ambito della cultura contemporanea, più come etnologo e antropologo che come filosofo. E’ indubbio però che i suoi testi e i suoi saggi abbiano stimolato il dibattito filosofico relativo alle condizioni dell’uomo nel mondo contemporaneo.

Questo è di certo vero pensando a Nonluoghi, libro scritto nel 1992 e pubblicato in Italia da Elèuthera. Il saggio in questione ha una valenza quasi profetica, pensando che sia stato scritto all’inizio degli anni ‘90, quando la rivoluzione mediatica e telematica a cui stiamo assistendo in questi anni era solo accennata. Il trionfo di internet e delle logiche della globalizzazione sono una dimostrazione concreta di quanto il pensiero di Augè fosse antesignano.

Augè ritiene che la caratteristica della contemporaneità (definita da lui “surmodernità“, come “sovramodernità”) sia il carattere dell’ “eccesso”, che si manifesta attraverso differenti forme; l’eccesso di comunicazione, di trasportabilità, di accessibilità ai posti e alle notizie. Tale eccesso cela in realtà una macabra dimensione di solitudine esistenziale. Al “luogo”, concetto appartenuto alla cultura occidentale fino alla modernità novecentesca, subentra il “nonluogo”, posto che non riesce a radicare una istanza spirituale e antrpologica. Gli uomini ormai non coesistono più col loro ambiente, e tale ambiente ha perso la sua capacità di fondare dei gruppi sociali definiti e dei valori condivisi da più persone.

I nonluoghi sono i centri commerciali, gli stabilimenti balneari, le metropolitane…posti che sottendono una intrinseca finalità commerciale, dove l’individuo che ne fa esperienza resta isolato, separato dal contesto. Il nonluogo è l’esatto opposto della residenza, della dimora e del focolare domestico; a differenza delle generazioni precedenti, l’uomo odierno è sempre più a rischio di non lasciare memoria di sè, memoria della propria storia o della propria collettività, in quanto i nonluoghi si rifiutano di farsi testimonianza di quanto è stato e di quanto è.