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Arbitrio libero o servo? (Parte I)

Una delle questioni cardine della storia della filosofia, fin dall’antichità, è sempre stata quella relativa al concetto di “libertà”. Possiamo definire l’uomo libero, e se si,[...]



Una delle questioni cardine della storia della filosofia, fin dall’antichità, è sempre stata quella relativa al concetto di “libertà”. Possiamo definire l’uomo libero, e se si, come conciliare questa libertà con la presenza di Dio e di un ordine misterioso dell’universo?

Certo, se stessimo qui solo ad elencare gli autori che si sono occupati della questione, non basterebbe una settimana per leggerli; per questo tra i vari casi esemplari a cui potremmo fare riferimeno, abbiamo selezionato quello forse più celebre e significativo. Mi sto riferendo allo scambio epistolare che ha coinvolto Erasmo da Rotterdam e Martin Lutero nel corso del XV secolo.

Erasmo da Rotterdam scrisse il De libero arbitrio già rivolgendosi al fondatore della chiesa rinnovata, e alla sua già celebre convinzione dell’inesistenza di un libero arbitrio. Il trattato venne pubblicato nel 1524 col titolo originale “De libero arbitrio διατριβή [diatribé] sive collatio per Desiderium Erasmum Roterodamum“. Erasmo, in linea coi precetti dell’umanesimo rinascimentale, difende con forza la posizione della libertà dell’animo umano, senza la quale sabbero totalmente inutili i moniti di Dio, i biasimi e gli insegnamenti che si possono trarre dalle Sacre scritture. Perchè Dio dovrebbe punire o lodare gli uomini, se loro non si sono comportati secondo volontà? Nel finale del saggio, Erasmo presenta una tesi ancor più suggestiva: se consideriamo l’azione tripartita in “principio”, “svolgimento” e “fine”, possiamo ammettere che la prima appartenga alla volontà di Dio, ma le altre due sono imprescindibilmente legate alla libertà umana. Infatti l’inclinazione al bene proviene all’uomo come “atto di grazia” indipendente da una sua libera volontà, ma sull’azione esso ha totale autonomia.

D’altronde, aggiunge Erasmo, la convinzione luterana per cui la fede non necessiti di luoghi sacri e imposizioni esterne, ma venga vissuta come esperienza interiore, farebbe emergere non poche perplessità se non ammettessimo la libertà in ambito morale, che sola permette all’uomo di decidere per il bene o per il male.